Berlino, 50 e il mondo

Quando Ciccio si riferisce ad una quantità molto grande usa come riferimento il mondo.

“Ho una fame grande come il mondo”

“Sono stanco come il mondo” etc..

Solo che lui non sa nemmeno quanto grande è il mondo, non sa nemmeno quanto è grande Berlino. Ora sa di abitare a Berlino, ma Berlino è per lui la strada o la zona attorno a casa nostra.

“Mamma, weißt du? Noah non abita a Berlino”

“Doch Ciccio, certo che abita a Berlino”

“Però il Kita non è Berlino, oder?”

“Doch. Berlino è grande, grandissima”

“Più di Cefalù?”

“Eh!”

“Più di Palermo?”

“Eh!”

“È grande 50????” Che è il numero più grande per lui.

“È più di 50”

“È grande quanto il mondo???”

“Un po’ meno, Ciccio, un po’ meno”
Adesso abbiamo tre sistemi di misura: 50, Berlino e mondo

Lo spirito di Scooby doo

“Bella chiesa”

“Si, Ciccio.  È bella.”

“Ma ci abita dentro un König o una Königin?”

“Ehm…Weder..noch. Non è uno Schloß, non ci abita nessuno.”

“E a che serve?”

“Ehm…sai che significa pregare?”

“No”

Merda

“Ehmhmhm…ci sono alcune persone che credono che il mondo, le cose, gli alberi, le stelle, e le persone, le abbia create un…un coso….uno che chiamano Dio.”

“E com’è questo coso che ha fatto tutto?”

“E non lo so, non si vede, alcuni se lo immaginano in un modo, altri in un altro”

“È una Mädchen?”

“Mah, forse”

“Forse è un albero”

“Perché no, forse”

“Ed è lui che abita nella chiesa?”

“In un certo senso”

“E chi abita nella chiesa vicino al Kita?”

Ach du Scheiße.

“Ehm, non è che proprio ci abita, ma le persone vanno in chiesa per pregare, cioè gli dicono grazie per ciò che ha fatto per loro oppure gli chiedono di stare bene o di trovare un lavoro e loro saranno in cambio bravi e buoni” 

“Ma è come un Geist, come in scooby doo?”

“Ecco si, è un Geist, però un Geist buono. Però io e papà non ci crediamo, eh? Come in scooby doo alla fine i Geist non esistono, cioè per me no”
Avrei preferito la domanda su come nascono i bambini

Ius soli 

Non si integrano. Cercano contatti e amicizie del loro paese. Si aiutano fra di loro. Disprezzano la lingua e la mentalità del luogo che li ha accolti. Però gli aiuti sociali, quelli si che gli interessano. E allora si fanno accompagnare negli uffici da loro compatrioti che sanno un poco di lingua. Si fanno compilare i moduli da altri più esperti o che ci sono già passati. Magari dichiarano il falso dicendo di non possedere nulla e invece hanno una casa di proprietà nel loro paese, ma tanto mica fanno controlli così approfonditi, chi lo deve venire a sapere? Continua a leggere

La vecchia zia

Ho sempre detestato le visite ai parenti. La nonna Antonia cieca da anni che mi toccava le minne per riconoscermi, la Longa che lasciava la bava sulle guance come se ci fosse passata una lumaca sopra e per essere sicura non mi divincolassi, mi afferrava la faccia con entrambe le mani. La casa della zia Carmela puzzava di naftalina e sigarette, la voce diventata roca a forza di fumare, aveva però sempre caramelle agli agrumi e cioccolata Kinder per noi, lo zio Nicola sempre allegro e sorridente. Chissà se si ricordavano ancora qualche parola di tedesco.

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L’estate a Palermo 

L’estate a Palermo non era segnata dal calendario, già il 25 aprile si andava a mare, eppure non era ancora estate. L’estate erano i vestiti sempre più leggeri, le gonne sempre più corte e i sandali. L’estate erano l’odore delle creme abbronzanti, lo zaino sempre più vuoto per fare spazio al telo per andare a mare e il costume sotto i vestiti. L’estate era la fine della scuola. 3 mesi di mare, risate, spensieratezza e “ci si vede a metà settembre, non mi mancherete nemmeno un poco”. Quando ho frequentato io il liceo non c’erano più gli esami a settembre, quindi era veramente vacanza pura. Forse qualche libro da leggere, ma io ho sempre amato leggere e non mi è mai pesato.  Continua a leggere