scacco al pedone

I crucchi sono proprio noiosi. Usano poco l’auto, o almeno meno rispetto a noi “lagnusazzi” italiani, hanno parchi dove giocare o passeggiare, e non contenti di questo spazio, chiudono pure il centro della città alle auto (permanentemente e non solo un paio d’ore a settimana) e lo usano come punto di incontro, passeggiano, fanno giocare i bambini, si fermano per un caffè, si soffermano alle vetrine…che noia! Il centro viene usato anche per i famosi mercati natalizi, per fiere locali, concerti open air. Proprio una noia mortale.

Noi paleMMitani invece si che sappiamo come passare allegramente i pomeriggi liberi. All’aria dei parchi preferiamo il sano smog delle auto, che conferisce anche alla pelle quel salubre colorito, se possiamo avviciniamo il viso ai tubi di scappamento per per farci una bella maschera. Noi siamo piú socievoli dei freddi crucchi, e per questo cerchiamo di stare piú pigiati possibile nei marciapiedi, che non a caso sono più stretti da noi che in Tedeschia. L’apice si raggiunge ovviamente sotto il periodo natalizio, perchè è chiaro, siamo più buoni, amiamo di più il prossimo e quindi ci stringiamo ancora di più. Le vetrine dei negozi nemmeno le guardiamo, non ve n’è spazio per farlo. Ma possiamo chiedere al nostro vicino dove ha comprato quel bel cappotto e ci dirigiamo, seguendo la marea di gente, verso quel negozio. Nei negozi poi ci finiamo quasi per caso, spinti dalla folla che straripa sul marciapiede, i commercianti, furbi, lasciano per questo motivo le porte aperte. Qualcuno, prima o poi, ci finirà dentro.

A noi i pedoni, le isole pedonali non piacciono proprio. Si sa che i pedoni sono i pezzi meno importanto, i primi che vanno persi in una partita di scacchi, e per questo motivo non vogliamo fare la loro fine. Avere l’isola pedonale a PaleMMo significherebbe declassare e spingere a morte certa i PaleMMitani. Noi pedoni non ci vogliamo essere. I Crucchi hanno forse qualche colpa da espiare e per loro va bene così.

Io non riesco ad immaginarmi un centro chiuso alle auto a PaleMMo, ciò significherebbe snaturare l’animo del PaleMMitano, che attratto da spazi piú ampi, smetterebbe di essere socievole e di appiccicarsi al passante che gli sta accanto. I commercianti sarebbero costretti ad assumere vetrinisti perchè qualcuno si soffermerebbe per la prima volta alle vetrine. Il comune dovrebbe installare degli altoparlanti che ogni tanto emettano il suono dei clacson, così per non far sentire “smarrito” il PaleMMitano, che potrebbe pensare di essere in un’altra città. Dovrebbe inoltre provvedere a degli spargi-smog, che restituiscano l’aria tipica al centro. No, sarebbe troppo dispendioso. Non mi sembra proprio  il caso di sprecare denaro ora che ci serve per  ospitare le olimpiadi. Spero che i commercianti si oppongano a questa assurda idea del comune di chiudere il centro alle auto, li appoggio in pieno. Se qualche paleMMitano la pensa invece diversamente che se ne vada in città piú civili. PaleMMo rimarrà così com’è!

Vorwärts oder zurück?

Sapevo che doveva arrivare prima o poi. So che in questo periodo, verso ottobre, ogni anno si ripete la stessa cosa. Ma speravo che se ne dimenticassero e che almeno quest’anno saltasse. Insomma io l’ora solare non la tollero. La mattina ti alzi che è ancora buio pesto, esci da casa che è buio pesto, il sole lo intravedi dalle finestre dell’ufficio, illuminato comunque a Neon, e torni a casa che è buio pesto. Risparmio energetico non ce n’è, perchè si sta tutto il giorno con la la luce accesa. Ma perchè non mantenere l’ora legale? Già si ci mette l’inverno ad accorciare le giornate, se poi ce le accorgiamo ulteriormente pure noi, siamo proprio masochisti!

Che poi ti indorano la pillola col “ma dormi un’ora in più”!. Ma che significa, che se devo alzarmi alle 7, invece mi alzo alle 8? Che al lavoro ci si può andare alle 10 piuttosto che alle 9? E vabbè ma tanto poi col passaggio all’ora legale si ricomincia a svegliarsi alle 7 e iniziare a lavorare un’ora prima.

Oggi questa notizia mi ha rovinato il weekend. Zito ha provato a spiegarmi le ragioni di questo cambiamento, ma a me non piace, non piace proprio. Io le lancette le  lascio così come sono,faccio ostruzionismo. E continuo a vivere un’ora avanti agli altri,ma tanto io “avanti” ci sono a prescindere 😛

da grande voglio fare la precaria

C’è chi da grande vuole fare l’attrice , chi la ballerina, le più ardite la giornalista o la scrittrice. Io mi accontento di poco:voglio fare la precaria! Va bene, capisco che non ho più 6 anni e che già grandicella ci sono, ma proprio perchè più grande di una bambina, posso essere più realista e oggi essere precaria è un sogno!

Negli ultimi tempi si leggono sui quotidiani spesso storie sul precariato. Cè stata quella ricercatrice che scisse una lettera al presidente della Repubblica, furbissima, e in un batter di tastiera, ha trovato un impiego negli USA. Ha fatto bene. Se non avesse sollevato la questione e non si fosse “pubblicizzata” probabilmente sarebbe ancora in Italia a rodersi il fegato.

Ieri è spuntata sul Corriere.it la storia di un’altra precaria (http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_21/precaria_single_antonella_baccaro_cf3a55e4-be13-11de-9bc2-00144f02aabc.shtml) di 41 anni, laureata nel ’94, che ha avuto dei contratti da ricercatirce al CNR. Io leggevo e pensavo: che fortunata! L’avessi io la fortuna di essere precaria.

Noi spesso non ci soffermiamo a riflettere oltre le parole, a contestualizzarle. Perchè se contestualizzassimo la storia di questa e di altri precari, e la inserissimo nel  quadro lavorativo attuale, quello della disoccupazione, ci accorgeremmo che è fortunata rispetto a molti altri laureati che non possono nemmeno permettersi la pizza il sabato sera. Che poi…insomma sta lavorando al CNR, non in un supermercato! Se volesse andar fuori l’Italia,  un lavoro, con questa esperienza, lo troverebbe.

Lo so, non è bello essere precari, essere sempre appesi ad un filo, camminare in bilico tra gli abissi dell’incertezza. Ma forse è sempre meglio che sguazzare nel nulla, senza avere un lavoro, senza aver la possibilità di fare esperienza e senza avere nemmeno un filo al quale aggrapparsi.

Oggi il precariato è la cosa migliore che potrebbe succedere a molte persone qualificate. Io me lo auguro, e lo auguro anche a molti miei amici. Di meglio non posso sperare.

Ci vuole ottimismo (e occhiali rosa)

 

L’universitá non è solo un luogo dove formarsi e raggiungere un titolo, una qualifica, prima di accedere al mondo della disoccupazione, ma è bensì anche luogo ove trovare l’anima gemella o creare forti e indissolubili legami di profonda amicizia. Gli accademici e i laureati senza impiego, non hanno bisogno di rivolgersi alle agenzie matrimoniali per trovare l’anima gemella, basta appostarsi davanti a qualsiasi ateneo ed è fatta! Del resto è in questo modo più semplice trovare una persona che condivida i propri interessi in materia di studio, cultura generale e cattedra. Chi trova l’amore in questo contesto, trova anche una cattedra o almeno un impiego. I suoi occhi e il suo cuore saranno tutti per l’innamorato/a e per la cattreda. I due percorsi, quello del corteggiamento e quello dell’inserimento nel corpo deocenti, segue fasi che procedono parallelamente. Al primo appuntamento segue domanda per dottorato. Alla richiesta di matrimonio, il posto da ricercatore. Al primo pargolo il posto come professore associato e così via. Per tale motivo si spiegano i numerosi legami amorosi che si formano all’interno dell’ateneo. Mariti e moglie dividono non solo il letto, ma anche la cattedra. La futura moglie del prof. è sua assistente. Per non parlare poi dei figli, i quali hanno giustamente per diritto ereditario un posto conservato.

Io purtroppo ai tempi dell’univesità ero già impegnata sentimentalmente e quindi non mi sono mai “appostata” adeguatamente. I risultati della mia superficialità sono già noti.

Eppure capita, forse per mancanza di figli all’interno della coppia di prof, forse perchè i single diventano sempre piú esigenti in campo amoroso, che ogni tanto viene pubblicato un bando per insegnare all’università. Io non ne avevo mai visto uno, indetto dalla mia facoltà e sono rimasta sopresa. Mi sono detta: hai visto? le cose cambiano, devo essere più ottimista. E io mi sono sforzata tantissimo ad esserlo, leggendo il bando. Mi sono imposta di essere positiva leggendo la frase “conferimento a titolo gratuito degli insegnamenti dei corsi di laurea…”. Ho rischiato un’ernia nello sforzo di sorridere ottimista scorrendo i requisiti per accedervi (Professori, Ricercatori ed Assistenti ordinari nonché i Tecnici Laureati, soggetti interni non strutturati che abbiano svolto un’adeguata attività di ricerca debitamente documentata; soggetti esterni alle Università, italiani e stranieri, in possesso di adeguati requisiti scientifici e professionali, Professori e Ricercatori in quiescenza).

Ora, io non credo che chi è già professore, o ricercatore, specie se all’estero, sia molto allettato all’idea di lavorare “aggratis” all’università di PaleMMO, ma forse mi sbaglio, e mi chiedo: ma i futuri insegnanti “aggratis” come potranno campare? Cercheranno un appartamento in affitto “a titolo gratuito” e faranno la spesa nei supermercati gratuiti?

Ma forse il bando ha un secondo fine. Prof gratuiti, quindi corsi gratuti per tutti. Dal prossimo anno non si pagheranno piú tasse di iscrizione. Io sono ottimista.

 

la lunga strada per “Morreale”

Sono passati anni. Un paio di anni,  qualche capello forse in più che si schiarisce, qualche ruga in più e anche qualche chilo in piú. L’unica cosa che invece tende a diminuire sono i soldi e la fiducia in te stesso, nelle proprie capacità e la speranza in un futuro migliore.
In questi anni da „neo-laureato“ (ma quando finirai mai di essere „neo“?), hai mandato CV in ogni parte dello stivale e non. Qualcuno ha avuto perfino la premura di chiamarti e di invitarti a colloqui, ma durante la telefonata, mentre scorrevano velocemente per la prima volta il cv e leggevano residenza: Palermo, si ritiravano come lumachine e troncavano la telefonata. Perchè non basta più esser pronti a partire, non basta piú dare il massimo della disponibilità, salutare amici e famiglia e fare le valigie. No, non basta. Devi essere già sul luogo, possibilmente dietro la porta dell’ufficio che ti sta parlando, perchè tanto, di disperati laureati e in gamba come te, ne trovano quanti ne vogliono.
Eppure forse, dopo quasi due anni, si apre uno spiraglio, un barlume di speranza. Una chiamata da Palermo. Cercano un collaboratore per il loro studio, inutile dirlo „aggratis“, in nero, senza contratto ma part-time.
Tra il nulla assoluto e il vuoto delle giornate, tra il contare quante rughe ti segnano il viso, a malincuore fai una cosa che non avresti mai voluto fare: lavorare gratis. In altri tempi si sarebbe chiamata schiavitù, oggi si dice „tirocinio“. Ciò che manca a noi „neo-laureati“, oltre i soldi, è l’esperienza. Oggi si cercano ovunque laureati, max 25 anni, con minimo 2 anni di esperienza. Io mi faccio di continuo i conti ma non tornano mai, ma forse sono proprio negata in matematica…
Decidi di essere schiavo, in piena alluvione prendi il motorino (la benzina ovviamente la paghi TU!) e attraversi tutta la città per andare a servire il tuo padrone, il quale ha perso un’ora della sua e tua vita a spiegarti come si fanno le fotocopie e a come mettere la spille che le tengono insieme.
Hai imparato a fare fotocopie, accendere il pc e svolgere commissioni per il padrone, ma del TUO lavoro, della tua professione, non hai imparato nulla.
Hai dovuto correggere i suoi „saro“ una volta dopo aver capito che non si trattava di un suo parente, di nome Rosario, ma semplicemente il futuro del verbo essere. Hai scoperto che la segnaletica a Palermo lascia veramente a desiderare, tanto da scrivere errati persino i nomi delle località, e sei stato tentato di scrivere al comune per dire che si scrive „Morreale“ con due erre. Perchè se lo dice il tuo padrone, è giusto cosí.
La laurea è solo un trofeo da esporre ad amici e parenti, il cassetto un luogo ove riporre biancheria e basta, posti per i sogni non ce n’è.
L’esperienza ce la facciamo a forza di pedate nel culo e di bocconi amari da digerire. Forse saremo piu forti da grandi..ma quando ci arriveremo ad esserci “grandi”, quando ci arriveremo in alto fino a “Morreale”?