Gli ultimi sassolini

Caro Babbo Natale, questi sono gli ultimi sassolini che mi tolgo dalla scarpa e la tua ultima chance di esaudire le mie preghierine.

Purtroppo quest’anno che ormai volge al termine, non é stato proprio buono con me, e io forse non mi sono comportata meglio. Ho forse chiesto troppo a questa nuova cittá, ed ero partita in maniera troppo ottimista, per questo sono stata punita. I miei errori sono inoltre stati l’essere sincera, e il non aver saputo reagire. Sono stata inerme e muta quando invece avrei dovuto alzare la voce ed incazzarmi. Non riesco piú nemmeno ad arrabbiarmi come facevo una volta, sto zitta e basta. Ridammi, ti prego, la voce e rendimi il coraggio, che adesso mi manca.

Nel 2010 compio i miei 30 anni di vita. Nei miei pensieri di bambina credevo che 30 anni fossero giá tanti, mi vedevo come mia madre: una casa, un marito, dei figli e il lavoro, le vacanze in estate in giro in roulotte e le feste dai nonni. Fino a pochi anni fa ci credevo ancora, oggi mi sembra un’idea molto lontana e quasi irrealizzabile. Ció che mi prefiggo quest’anno che sta per arrivare è di sopravvivere, di piú a me stessa non posso chiedere. Se io sono stata una bambina cattiva, portami pure carbone, ma Zito poverino, lui è buono e non se lo merita, portagli un lavoro, anche piccolo piccolo, lui si accontenterá e saprá apprezzarlo.

Caro Babbo Natale io ti perdono per essere stato duro nei miei confronti nel 2009, e ti do la possibilitá di rifarti in questo 2010. Hai ancora 8 giorni per pensarci, allo scadere dei quali faró fuori le tue renne, una ad una…

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Primadonna

Nell’era del globale ormai tutto si è omologato, non fa differenza (bhè forse un pochino si)  se si abita a PaleMMo o a BeLLino, in tv si guardano le stesse identiche cose. Qui non avremo la De Filippi (un ottimo motivo per scappare e rifugiarsi in Tedeschia) ma abbiamo, come in tutto il resto del mondo, Supertalent. Stesso studio, stessi provini, stesso scopo, stesse performance, e i soliti 3 giurati in lacrime e con le labbra a cucchiaino. In Germania siamo gia alla terza edizione, che si è conclusa lo scorso sabato. I giurati cambiano da edizione a edizione tranne un punto fermo, il guru della musica qui, un tempo cantante di grande successo oggi produttore: Dieter Bohlen. E non ditemi che non lo conoscete, perchè negli anni ’80 tutti cantavate Cheri Lady e you’re my heart, you’re my soul insieme ai Modern Talking. No, non è quello scuro che canta, ma l’altro, quello inutile. Proprio quello inutile oggi è ritenuto un personaggio molto importante tra i crucchi, la sua biografia è stata in vetta alle classifiche tra i libri piú venduti, anche se a me sembra un persona odiosa. Lui non mette mai le labbra a cucchiaio, è sempre molto severo, a molti piace, a pochi no.

A disputarsi il titolo di Supertalent quest’anno c’erano i soliti cantanti, molti bambini tra questi, gli pseudo-cantanti lirici, acrobati, suonatori del piffero (e non scherzo) e un cane. Dieter, e stavolta devo ammetterlo mi sono trovata d’accordo con lui ( ma solo per motivi patriottici), faceva il tifo sfegatato per una ragazza italo-crucca che si presentò con il brano di Dalla “Caruso”. Per pochissimi voti crucchi, la ragazza peró non ha vinto ed è arrivata solo seconda. A “rubarle” il titolo, non è stato il piffero, non il mangiafuoco, non un bambino, bensì Primadonna.

Primadonna, dallo scorso sabato, possiede sul suo conto bancario 100.000 euro. La mia domanda è: un quadrupede puó avere un conto in banca???

quando c’erano Stalingrado e Leningrado

Con la maestra alla quale passó la proprietá di Camilla (http://giulia80.blog.kataweb.it/giulietta/2009/12/16/aaa-camilla-cercasi/), studiammo la geografia dell’Italia. Ricordo che con la carta carbone ricalcavamo le sagome di ogni regione e poi ci scrivevamo su i nomi dei capoluoghi. O forse andavo già alle medie? non so..tutto ció che concerne lo studio l’ho resettatato, annullato subito dopo la maturitá, non ricordo piú nulla delle materie, dei libri, dei contenuti, nulla. Ad ogni modo credo che alle elementari abbia imparato la geografia dell’Italia e alle medie dell’europa, mi manca il resto del mondo. O forse ero i momentaneamente assente in classe. Di sicuro la geografia era materia curricolare, ma io l’ho sempre studiata poco e male. Al Liceo non ho studiato geografia. Solo il primo anno, ma abbiamo studiato qualcosa riguardo peró la geografia economica. Niente piú cartine e cittá da ricordare.

La cosa è risaputa tra amici e parenti e quando vogliono farmi arrabbiare mi chiedono qualche capitale di un qualsiasi paese e io perdo le staffe. Non lo so. Sono ignorante. A volte mi assalgono pure dubbi sulle cittá italiane, vado forse meglio su quelle tedesche, ma non mettetemi alla prova.

Io ho cercato di rimediare a questa mia grave lacuna, che deriva comunque da una scarsa preparazione scolastica, e ogni tanto cerco di informarmi per evitare di fare brutta figura. La scorsa settimana mio fratello è rimasto sconvolto perchè ha scoperto che io ero a conoscenza di una città, Pretoria, e sapevo persino che si trovasse in Sudafrica.

C’è da dire che il resto dell’umanitá mi rende il compito arduo e io non riesco a stare al passo con i cambiamenti.

Questa settimana ho visto Slumdog Millionaire. Bello, girato a Mumbai, citta dell’India. Mumbai?? in India??? ma non era Bombay??? NO le hanno cambiato nome. E io mi ritrovo col compito di dimenticare una cittá e impararne una nuova.

Lo scorso anno le olimpiadi si sono disputate a Beijing, capitale della Cina. Ma non era Pechino???? Quando le hanno cambiato nome?

E la Birmania non è piú lei, oggi si chiama Myanmar, e nemmeno lo Zaire non è piú lui ed è repubblica democratica del Congo. E ho avuto amici nati a Karl Marx Stadt, ne ho le prove, l’ho visto scritto sui loro documenti, e per non rivelare la mia ignoranza, mi sono precipitata a cercare questa cittá in Germania. Ovviamente non l’ho trovata. Forse oggi è in Polonia, no, nemmeno. È sempre lí in Sachsen, ma oggi ha ripreso il suo vecchio nome: Chemnitz. E mi sono ritrovata in situazioni imbarazzantissime, tipo un dialogo con una ragazza del Kirgisistan e io non sapevo nemmeno esistesse un paese con questo nome, figuriamoci se sapessi dove fosse posizionato. Ovviamente origine di molti miei problemi è dovuta ai sovietici che per farmi chiaramente un dispetto hanno creato un sacco di stati nuovi e tutti con nomi simili.

In genere riesco a collocare e ricordare i nomi dei paesi o delle cittá in cui sono stata. La  Cecoslovacchia, in cui sono stata nell’88, mi rende peró le cose piú complesse.

Ma non si potrebbe smettere di dividere stati, cambiare nomi ad essi e alle cittá in modo che io possa finalmente impararne, non dico tutti, ma almeno alcuni???

(H)eiße Schokolade

Quando i crucchi decisero di inventarsi una lingua che li unificasse in un unico popolo, fecero di tutto per essere perfidi. E cosí misero dentro la loro grammatica le tanto odiate declinazioni latine, togliendone peró due perché anche per loro sarebbe stato veramente troppo. Al maschile e al femminile aggiunsero il neutro e resero “la ragazza” un essere asessuato. Per rendere la vita difficile agli smemorati decisero di buttare i verbi alla fine delle frasi, cosí in attesa del verbo ci si dimentica il contentuo che lo precede di tutta la frase. La posizione del verbo ha peró anche la valenza di non farsi interrompere dall’altro interlocutore, il quale, per capire il senos della frase, deve aspettare la conclusione dell’enunciato, fino all’ultima parola: il verbo appunto.
Io sono stata brava, ho cercato di fregarli in tutti i modi e di imparare bene ogni loro piccolo tranello, ma in una cosa mi hanno fregato. Perché ogni volta che fa freddo e voglio ordinare una cioccolata calda, ne ricevo sempre una fredda, coi cubetti di ghiaccio.
Nella loro perfidia hanno deciso di dare a due aggettivi opposti lo stesso suono: eis (freddo)- heiß (caldo). Per quanto io mi impegni a dire Hotel e non Otel, non mi entrerá mai né in testa né nelle mie orecchie la pronuncia dell’acca. E mi dovró ostinare a bere cioccolate ghiacciate quando la temperatura esterna è al di sotto dello zero.
Ma dico io, un pó di fantasia e buona volonta peró loro ce la potrebbero mettere; ma quale pazzo ordinerebbe mai una cioccolata col ghiaccio in inverno?

se telefonando…

La leggenda crucca vuole che gli italiani, oltre a gesticolare tanto e parlare ad alta voce, facciano entrambe le cose parlando al telefonino. Secondo loro noi nasciamo giá col cellulare attaccato giá all’orecchio. In effetti forse noi facciamo un uso maggiore di questo apparecchio rispetto a loro. Forse ció dipende dalla nostra natura, dal nostro desiderio di dover comunicare tutto a tutti (e per questo ci teniamo ad aumentare il tono della voce cosí possiamo condividere il nostro dialogo con tutti i passanti), ma forse dipende dal nostro clima, perché in effetti, da quando abito qui, anche io ho mutato le mie abitudini “telefoniche”.

La prima volta che vidi la neve fu bellissimo. Era il mio primo inverno a Lipsia e mi parve la cosa piú bella che avessi mai visto. Non era affatto come me la immaginavo, cadeva lentamente seguendo una danza su note silenziose, volteggiando e facendo le piroette, e poi si andava ad adagiare lentamente coprendo ogni cosa. Il primo strato era cosí leggero che sembrava zucchero a velo. Ecco, quando era ancora in volo era zucchero filato e quando si posava diventava zucchero a velo, era proprio cosí. Veniva voglia di leccarla via con il dito.

La poesia dura però il tempo di una stagione e si scioglie con la metamorfosi della neve in fango. Ma finchè dura è bella.

L’inverno successivo si è ancora colpiti da questo spettacolo innevato, il terzo è ancora ok, il quarto iniziano a girarti un pò. E non è più divertente doversi travestire da omino Michelin ogni volta che si mette il naso fuori, camminare come le papere per non scivolare e vedere gli uccelli volteggiare e danzare con la neve e chiedergli “ma perchè diavolo non migrate e andate a cagare sulle teste di altri popoli?”

Io non so se i Lapponi usino il cellulare, ma tendenzialmente credo di no. Non lo credo affatto perché ogni volta che indosso il mio vestito alla “Michelin” e mi squilla il telefono mentre sono per strada, mi sento morire, morire congelata. Devo sfilarmi un guanto, estrarre il telefono dalla tasca e rispondere esponendo al freddo glaciale la mia mano. Le telefonate sono per questo motivo molto brevi, e non appena capisco si stanno dilugando un pó troppo interrompo la conversazione dicendo “scusa, mi si sta congelando la mano, magari ci sentiamo piú tardi…a luglio”.

Dove sará mai la mia gatta?

Berlino per molti (ma non per me) è il regno dei balocchi. Se qualcosa, il lavoro, la vita o la realizzazione di sé stessi, non segue proprio il percorso tanto agognato, ci si rifugia in Berlino. Ho giá promesso che non parleró piú male della cittá in cui vivo, anche se non capisco perchè tutti non fanno che tesserne le lodi ad alta voce, e sussurrano appena il loro malcontento. Forse se qualcuno alzasse un pó la voce descrivendo la pura realtá, meno italiani verrebbero ad arenarsi qui. Forse fa solo figo dire di vivere qui, in una delle cittá piú agognate e piú “alla moda” di questi tempi.

La cittá è, come dicevo sopra, il paese delle meraviglie per molti. Se non si è riusciti a fare qualcosa di buono in Italia, se non si è stati apprezzati per quello che si è, sicuramente a Berlino tutti i nostri sogni avranno piena realizzazione. E si parte in direzione Berlino con estrema facilitá, senza nemmeno porsi un problema basilare, fondamentale: la lingua. Non so dove sia mai nata la convinzione che basti il nostro scarso inglese scolastico per poter “sopravvivere” in Germania. Ma quante penne potranno mai avere i crucchi sui loro tavoli? Ve lo siete mai chiesti? Il nostro inglese non basta. E non basta nemmeno la presunzione di coloro che sostengono di parlare abbastanza bene l’inglese e che per tale motivo non avranno alcuna difficoltá. E vorrei proprio asserci per vedere la scena di un impossibile dialogo tra voi, che parlate un ottimo inglese e l’impiegato statale che è cresciuto nella DDR e che come lingua straniera conosce al massimo un paio di parole in russo.

C’è chi poi è piú umile e non fa troppo affidamento alle proprio conoscenze anglofone e si premura leggendo tutti i numeri di Sturmtruppen. Attenti, a volte funziona, potrebbe funzionare, ma non sempre. Aggiungere -en alla fine di ogni parola non basta.

Per chiunque voglia venire a Berlino e non si é ancora lasciato scoraggiare dalle mie chiacchere sulla cittá, imparate, prima di arrivare qui, abbastanza bene il tedesco. Per non dipendere da nessuno qui, per poter trovare un lavoro migliore, per potervi integrare è fondamentale parlare bene la lingua del posto, e questo vale per ogni paese in cui si decide di andare a vivere. Di architetti, ingegneri, grafici, artisti tedeschi e disoccupati berlino ne è piena, dovrete offrire qualcosa in piú rispetto a loro, non in meno. E non cercate di dimostrare le vostre scarse conoscenze linguistiche mettendovi tutti a cercare la vostra amata gattina 😉