il negozio di marzapane

Nel mio condominio, sul lato della strada, ci sono due negozi. Per molto tempo i locali ne sono rimasti inutilizzati, ma da circa un mese uno dei due è stato affittato. Abbiamo assistito curiosi al trasloco, domandandoci se fosse per caso il settimo Kepap della strada, o forse il quarto caffè o la terza gelateria, ma le nostra aspettative sono state deluse. Il locale è oggi pieni di vecchi giocattoli in legno, di libri per bambini e pupazzi di pezza. Gli oggetti, a primo sguardo, sembrano essere già stati utilizzati e pertanto pensiamo che il negozio venda giocattoli di seconda mano, anche se non abbiamo mai visto un aquirente, adulto o bambino. La cosa molto curiosa è che abbiamo scoperto che la proprietaria vive nel negozio. La sera lascia la luce sempre accesa dal lato della vetrina e si addormenta nel retrobottega. La mattina, quando mi affaccio sul balcone per capire quanto freddo fa, la vedo dalla finestra del bagno in accappatoio. È una signora “voluminosa” con i capelli lunghi e lisci e porta un paio di occhiali rotondi. Oltre all’alcolizzata del piano di sopra è l’unica inquilina che ci saluta ogni volta che ci vede. È sempre circondata da bambini e qualche volta l’ho vista in uno delle due gelaterie della strada, offrire loro un gelato. Forse alcuni di essi sono i suoi figli, o forse no.

Ora, la mia ipotesi é che lei, analogamente alla strega di Hänsel und Gretel gestisca un negozio di Marzapane e adoperi la sua bottega per attirarvi innocenti bambini. Non è possibile appurare se vi sia un ricambio di bimbi o se siano sempre gli stessi a gironzolarle intorno, dato che qui i bambini sono tutti chiari, biondi e con gli occhi azzurri e parlano tutti lo stesso oscuro idioma. Da quando lei è qui il cortile si è riempito di fanciulli che schiamazzano, giocano e si fanno il bagno nella piscina gonfiabile fornita dalla strega. Il fatto che lei sia la seconda persona a salutarci nel quartiere, oltre all’alcolizzata di cui sopra, mi fa dedurre che abbia in effetti qualcosa da nascondere e per tale motivo ostenti cordialità, l’alcolizzata, poverina, si prodiga in sforzi vani poichè circondata da un odore rivelatore.

Il fatto che oggi i bambini siano improvvisamente scomparsi mi porta a considerare due ipotesi:

1. Dopo averli ingozzati di gelati e altre leccornie, la strega ha ritenuto esser giunto il momento di cibarsene e ha consumato nella notte il frugale pasto.

2. I bambini sono rientrati, dopo un mese di assenza, nelle classi per il primo giorno di scuola.

Le indagini continuano..

il mio occhio introspettivo

Sono nata con un occhio introspettivo. Da bambina mamma ha cercato più volte di spiegarmi cosa avessi, ma io sono giunta ad una conclusione: nessuna malformazione, nessuna sindrome, bensì avevo un occhio introspettivo.

Il mio occhio sinistro è sempre stato libero di guardare il mondo esterno, mentre quello destro si era legato al mio mondo interiore, voleva solo osservare e giudicare ciò che è dentro di me. Il fatto che potessi poi diventare una donna troppo saggia per questo mondo, ha spinto i medici a spezzare questo legame tra il mio occhio e il mio “me”, obbligandolo a seguire l’esempio del sinistro.

Nonstante tutti gli sforzi di medici oculisti e dei miei genitori, il mio occhio non si è mai messo in riga e ha sempre seguito i proprio pensieri osservandro percorsi e realtà altre rispetto al suo fratello. Se il sinisto è un banalissimo occhio che osserva il mio interlocutore mostrando attenzione, il destro se ne frega e osserva la realtà circostante. A volte, per educazione, segue il sinistro, ma poi si stanca di rigare dritto e vaga un pò in giro, a dispetto del primo che deve invece faticare per mettere bene a fuoco, e vedere. Questo ha comportato un piccolo difetto di postura, che mi fa apparire altera e altezzosa, con il naso sempre all’insù e la testa leggermente piegata da un lato, un pò sognatrice e un pò snob.

Crescendo gli adulti hanno smesso di notare l’asimmetria dei miei occhi, o sono semplicemente diventati più diplomatici e hanno smesso di chiedere “ma a chi guardi?”, eppure io lo noto. Oggi, più che da piccola, noto che il mio occhio troppe volte vaga nello spazio circostante, curioso di scoprire realtà più remote rispetto ad un normale campo visivo. Lo noto nelle foto, quando, forse per dispetto, fa di tutto per non guardare l’obiettivo e mi costringe a buttar via la metà delle foto che mi vengono fatte. Ma in fondo capisco i suoi dispetti e il fatto che sia così indisciplinato. Lui non era nato per essere uguale agli altri occhi,  la realtà esteriore non gli interessava, per questo motivo oggi vaga per cercare qualcosa che gli altri occhi non posso vedere.

Anelletti al forno zum Mitnehmen

Da assidua sportiva quale sono (non distinguo un giavellotto da un disco) ieri sono andata alla quarta giornata dei mondiali di atletica leggera e mi è piaciuto!

Nonostante l’entisuasmo e la gioisità ai quali spingono un evento di tale portata, ho avvertito l’assenza del ghiacciolaro, venditore di gelati, ghiaccioli e ascaretti che abbania per vendere la propria merce. Di abilità non inferiore ai lanciatori del disco, lancia i ghiaccioli agli acquirenti in quasliasi fila e posto essi si trovino e a qualsiasi distanza, con esemplare precisione. Non ho però mai capito come fanno per prendere i soldi…

Al suo posto faceva una timidissima comparsa un venditore autorizzato Lagnese (la nostra Algida), che anzicchè abbaniare, esibiva solo una bandierina nella speranza di farsi notare. Più autoctono e folkloristiko era invece il venditore di Brezel. Con una cesta in vinimi e un campanellino di quelli che si mettono sulle biciclette, richiamava l’attenzione del pubblico.

Non poteva mancare poi in uno stadio crucco il venditore di birra che passava con dei boccali in plastica tra il pubblico. Chi avesse voluto una coca o altra bibita si sarebbe dovuto scomodare e andare fuori a comprarla. Ma dato che si sarebbe dovuto comunque alzare, tanto valeva fare un rifornimento completo, e cosí in parecchi tornavano con currywurst, bockwurst o bratwurst enormi in panini microscopici.

Alle otto di sera, sarà stato l’odore di salame di un panino proveniente dalla vicina, sarà stato lo scampanellio del Brezellaro, o il continuo vai e vieni di wurst, a me è venuta fame e ho pensato che la prossima volta mi porto gli aneletti al forno, cosí, zum Mitnehmen, cosí la prossima volta faccio schiattare tutti i crucchi di invidia.

I mondiali??? bellissimi, spirito molto sportivo, tutti in piedi per sentire l’inno del paese vincitore, a prescindere di quale fosse il paese, a incorragiare con applausi i partecipanti in gara, ad incoraggiare perfino la ceca che ha lanciato il giavellotto prima della rivale tedesca, e ad esultare quando si è capito che il suo lancio non sarebbe stato abbastanza per soffiare la medaglia d’ora alla crucca.

Quasi quasi ci torno, ma non senza anelletti!

l’odore dell’estate

Ci pensavo ieri. Mentre la città si svuota di crucchi e si riempe di turisti, mentre il mio quartiere si svuota e basta, ci ho pensato. Ci ho pensato mentre andavamo in macchina verso casa e io avevo il finestrino abbassato per far entrare il vento ad accarezzarmi i capelli. Ho pensato che ormai nessuno abbassa più il finestrino, ora siamo tutti tappati e chiusissimi in auto con l’aria condizionata a palla. Io invece l’aria condizionata non la tollero e ho abbassato il finestrino.

Ho pensato che quando ero piccola, più di venti anni fa, il condizionatore in macchina non l’aveva nessuno. Mio papà di certo non l’aveva, non nella sua Mirafiori. Ogni estate andavamo in campeggio a Scopello. La spiaggia però era lontana e ci si andava sempre in macchina. A volte ci portavamo qualche amichetta mia e dietro dovevamo stringerti tutti e stare uno sull’altro, ma tanto il tragitto era breve. Ma il momento più bello non era l’attesa e il viaggio di tornare a casa, bensì il ritorno.

Per tornare all’auto dovevamo fare una scalinata che contava almeno 150 gradini, o forse meno, ma per noi bambini non terminava mai. Facevamo a gara  a chi resistiva di più a salire senza fare soste, ma quando ero con mamma e papaà mi lagnavo che volevo essere presa in braccia, che non ce la facevo piú, che tutti quei gradini per una bimba piccola come me erano veramente troppi. Una volta saliti in macchina e abbassati tutti i finestrini, papà avrebbe detto che non aveva mai sudato così tanto in vita sua, che in quella estate stava sudando e soffrendo il caldo più che mai, lo dice ancora oggi..Poi saremmo andati fino al paese di Scopello per comprare il pane.

Io pane così buono non l’ho mai più mangiato, nei miei ricordi è il pane più buono sulla faccia della terra. Mamma scendeva dall’auto per andarlo a cpmprare e poi lo dava a noi messi dietro ancora caldo, da bruciarsi le dita. Il suo “e non ne mangiate” suonava più come invito che come minaccia, e noi ovviamente lo divoravamo. Mi sedevo a tavola a pranzo che ero già sazia.

Ieri, mentre ero in auto ho pensato a questo. Ho pensato al viaggio di ritorno dal mare, all’odore della salsedine, ai miei capelli bagnati, al segno del costume che lasciavo sulla tappezzeria dell’auto di papà, al pane, caldo, buonissimo, alle estati da bambina. Ho abbassato il finestrino e ho chiuso gli occhi. Potevo vedere papà seduto davanti, mamma che mi porge il pane. Ma l’odore del pane e del mare, quelli non li ho sentiti.

Comunicazione ai signori viaggiatori

Scendo dal bus che da Tegel mi porta all’Hauptbahnhof con l’intenzione di prendere l’s9 che mi porta direttamente a casa. Ai piedi della scala mobile che conducono ai binari dell’sbahn, trovo una signora che mi blocca spiegandomi che i collegamenti con l’s sono interrotti. E quindi? E allora prendo il regionale fino a Südkreuz, poi l’s 41 fino Hermannstrasse e poi ancora l’s46 fino casa. Mi sembra di non essere mai partita da PaleMMo, il caos è tale e quale e persisterà forse a lungo.

Non è vero che i tedeschi sono efficenti come comunemente si pensa. La città versa nel panico: dall’Hauptbahnhof, Zoologischer garten, Friedrichstraße, Ostbahnhof, Schönefeld, insomma le arterie principalo della città fino all’aereoporto, non passa alcuna linea di sbahn. Per chi vive qui è comunque facile potersi muovere sfruttando gli altri mezzi, come bus, tram e ubahn e consultando le informazioni e i percorsi che variano di giorno in giorno. Il probelma è per i turisti. Ogni cartello, ogni avviso, ogni informazione è solo ed esclusivamente in lingua tedesca. Coloro che sono stati assunti in questo periodo per fornire informazioni e dare sostegno ai passeggeri, parlano solo ed esclusivamente tedesco, magari un pò di russo se sono cresciuti nella DDR. Chi non parla tedesco è fregato.

Suggerisco ai futuri turisti italiani diretti nella capitale crucca, di consultare il sito dei mezzi di trasporti www.bvg.de per prepararsi a sopravvivere a questa bolgia infernale che c’è attualmente.

Spero che in previsione dei prossimi mondiali di atletica leggera che si terrano qui dal 14 agosto, la situazione possa tornare alla normalità, altrimenti allo stadio si ci andrà tutti facendo la staffetta.