Sommerzeit e Winterzeit

Dicono il tedesco essere una lingua difficile. Eppure a breve mi sembra molto semplice.
In italiano mi sono sempre confusa tra ora legale e ora solare. Dovrebbe essere solare perché c’è più sole, no?
In tedesco si dice semplicemente Sommerzeit e Winterzeit (tempo d’estate e tempo d’inverno).

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Per fare un figlio #fertilityday 

Per fare un figlio ci vogliono un uomo e una donna. Anzi detta meglio ci vogliono ovuli, utero e spermatozoi.

Per fare un figlio, oltre la natura e la scienza, che interviene li dove la natura pecca, ci vuole la volontà. Non è una cosa così scontata. Un figlio è per sempre. È una responsabilità enorme, ti sconvolge la vita, te la modifica, cambi tu e le tue prospettive. C’è chi vuole essere stravolto e chi no, o magari vuole esserlo in altro modo. Sono scelte personali, di una coppia, che riguardano solo loro e basta. Il mondo è pieno di genitori che sarebbe stato meglio di no. Continua a leggere

(Pane) e acqua 

Da qualche anno soffro di reflusso gastrico. All’inizio pensavo fosse banalmente tosse, ma quando la notte non riuscivo a dormire e avevo attacchi di tosse così forti da arrivare a vomitare, ho capito che non era una cosa così banale. Una gastroscopia, che per fortuna qui si fa in anestesia totale, ha stabilito che si tratta di reflusso gastroesofageo e da allora una confezione da 100 pillole di 40mg di omeprazolo non manca mai sul mio comodino. Continua a leggere

Ansia da prestazione

Manca poco più di un mese e già ho l’ansia.  Ieri ho letto qualche informazione per sapere cosa ci aspetta e l’ansia è aumentata.  È che io,  quando devo andare dal medico sto male,  cioè non è che sto male e vado quindi dal medico,  vado dal medico e quindi mi ammalo: cacarella è il sintomo maggiore.  Per fortuna dal medico vado raramente,  ma tra le poche cose che non ti dicono quando sei incinta (non dormirai mai più,  non andrai mai più al cinema a meno che non sia per un cartone,  non potrai mai più fare la cacca da sola etc..) c’è “ti farai un tour tra i pronto soccorso,  ospedali medici della città” . Specialmente il primo anno sei praticamente un mese si l’altro pure,  dal, pediatra.
Le visite mediche da fare sono stabilite dallo stato ed è impossibile dimenticarle,  un libretto apposito ti viene consegnato in ospedale insieme al poppante. Qualora da madre snaturata ti dimenticassi degli appuntamenti le quali scadenze sono già inserite nel libretto in base al giorno di nascita del picciriddu,  ci pensa il Charité a scriverti per ricordarlo. Il Charité sarebbe quasi un policlinico a Berlino.  E se ti dimenticassi lo stesso che ti hanno già ricordato di non dimenticare,  ci pensa lo Jugendamt (l’ufficio dei minori) a ricordartelo ancora una volta.  Dimenticato anche questo penso siano problemi seri.
Le Untersuchungen (controlli) da fare sono 13, dal primo giorno di vita fino ai 17 anni.  Le prime due visite si fanno in ospedale.  Dopo un mese si va invece dal pediatra.  Il primo anno ci sono vari controlli poi una volta all’anno e via via sempre meno.
Le visite del primo anno sono a carattere medico. Si controlla l’udito,  le anche,  il peso e lo sviluppo complessivo del bimbo,  come viene nutrito etc. Io entro già in crisi quando mi dicono di mettere Ciccio sulla bilancia perché è sempre stato sotto sta maledetta curva e ogni volta la pediatra me lo fa notare e mi chiede che gli do a mangiare.
La visita al primo anno serve per vedere che capacità motorie ha acquisito il bambino.  E qui lui è sempre stato bravo.  Sapeva stare in piedi,  riusciva a prendere gli oggetti “a pinzetta”  ed era in grado di sfogliare un libro.
Tra poco più di un mese Ciccio compie due anni e questo significa che si avvicina la Untersuchung 7. Già saremo bocciati alla bilancia,  lo so,  ma il peggio deve venire.  Se la visita precedente mirava a testare le capacità motorie,  questa mira a testare il linguaggio.
Il bambino deve: comprendere almeno 250 (in quale lingua?); sapere dire almeno 10 parole; dire il suo nome (il prossimo lo chiamo Uwe,  giuro).  Deve inoltre saper costruire una torre o tirare un calcio alla palla e io spero non sia come Charlie Brown.

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Cacca,  mamma,  papà,  auto,  nein,  tao tao (ciao ciao),  ciüüü (Tschüss),  Hallo,  non sono 10 parole.
Non ce la faremo.  Verrà bocciato.
Oppure mentirò e dirò che si,  Feuerwehrmann in italiano si dice proprio tatütataaa e Zug si dice tutüüü,  così arriviamo a 10.

Cose e persone insospettabilmente tedesche

La cultura di un paese passa attraverso gli scaffali di un supermercato.  Dai prodotti in offerta non si capiscono solo i gusti,  a volte molto discutibili,  di una popolazione,  ma anche la storia  del paese stesso,  celata dietro un marchio. È chiaro però che uno straniero cerca anche delle certezze che si è portato da casa su quegli scaffali.  E se i prodotti Galbani sono quasi una certezza,  altri si nascondono dietro nomi crucchizzati come Perlana che diventa Perwolle.  O è forse il contrario? Se la nostra versione italocentrica fosse sbagliata? Se non si chiamasse Cameo,  bensí Dr.Oetker???
E se avessero ragione loro?
Le prime volte ridevo pensando fossero scemi a cambiare il nome Cameo in uno crucco,  per renderlo forse più appetibile ad un pubblico tedesco,  poi ho capito che gli scemi siamo noi.
Il Dr. Oetker fu un farmacista che a fine ‘800 fece degli esperimenti per produrre del lievito chimico che fosse a lunga conservazione.  In realtà sembrerebbe non aver inventato nulla di suo,  di certo fu il primo a vendere il prodotto in bustine. Nei primi del’ 900 aprì la sua fabbrica a Bielefeld dove ha ancora sede oggi,  e sviluppò anche la produzione di amidi e di pudding.  Inizialmente i prodotti vennero commercializzati in Italia con lo stesso nome,  dal 1953 cambiò in Cammeo e il nome attuale è stato cambiato nel 1985.
Altro marchio che per me non era tedesco,  forse più americano è l’Adidas. Nel 1920 i due fratelli Dassler iniziarono a casa loro,  la produzione di scarpe per lo sport.  Già nel 1928 le loro  scarpe  vennero indossate nell’atletica leggera alle olimpiadi di Amsterdam.  Otto anni più  tardi Jesse Owens vince la medaglia d’oro a Berlino,  indossando un paio di Dassler.

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I due fratelli Dassler furono membri del NSDAP dal 1933 e verso la fine della guerra nella loro fabbrica venivano prodotti pezzi di carro armato dai prigionieri francesi costretti ai lavori forzati.
Dopo la guerra i due fratelli litigano e fondano ognuno la propria azienda.  Rudolf fonda nel 1948 la Puma,  e Adolf nel ’49 la Adidas,  acronimo creato dal suo soprannome Adi e il cognome Dassler.
Nemmeno Hugo Boss è americano.  L’ azienda fondata nel 1924 produceva esclusivamente abiti da lavoro.  Durante la guerra vestiva invece le SA, SS, Wehrmacht e HJ.
Non chiamatele Miele per favore,  le lavatrici si chiamano Miile (ie in tedesco si pronuncia come se fosse una i più lunga). Il signor Carl Miele (santo subito)  progettò nel 1929 la prima lavatrice e la prima lavastoviglie elettrica in Europa.
La bianca come la neve Nivea,  dal latino Niveus, e con l’accento sulla e,  è di Altona,  Amburgo. Il farmacista Oscar Troplowitz acquistò nel 1890 l’azienda Beiersdorf e nel 1911 crea la prima crema per la pelle a lunga conservazione.  La ricetta è da allora praticamente invariata. Solo dal 1924 il barattolo della crema è blu,  prima era verde e giallo.

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Se tutte queste cose non vi hanno ancora sconvolto,  lo farà di certo l’ultima.
L’ape più  famosa al mondo, Maja,  è tedesca.  Le sue avventure vengono narrate nel 1912 da Waldemar Bonsels. Io devo ancora riprendermi da questa notizia.

Sul lettino dell’ortopedico

Martedí é Agopuntura day.

Giá anni fa ho fatto ricorso all’agopuntura per il mio mal di schiena. Credere o no a questo metodo non ha importanza, fatto sta che dopo le qualche seduta non avevo piú dolore. E non ne ho avuto per tanto tempo, anche per tutta la gravidanza. Ma da quando Cicico é qui ecco di nuovo il mal di schiena.

agopuntura

Da oltre due anni posso dormire solo di fianco, prima per la panza, ora per la schiena. Stare a letto é una sofferenza Mi giro e rigiro come quei maiali allo spiedo del mercato di Natale, ma io sono meno appetitosa e di grasso non ne cola affatto.

E cosí sono tornata alle mie sedute di Agopuntura. Solo che stavolta é un altro il medico e io non capisco una parola, non una di quello che dice. Cioé non é che mi sfugge qualche parola, mi sfuggono tutte. E prima che io possa dire Eh???? lui mi ha giá infilzato di aghi in testa, braccio, gamba e schiena, ed é andato via.

E mentre sono li in mutandoni da nonna e reggiseno per allattare, anche se non ho mai allattato ma non mi entra altro, penso:

Ma se lo ricordano che tra venti minuti devono venirmi a togliere sti aghi? E se mi lasciano qui che faccio? A vabbé lí c’è uno specchio, mi metto li davanti e me li tolgo da sola. Solo che l’ultima volta ero in una stanza che manco avevo lo specchio e mi sono preoccupata non poco.

Ma mi posso muovere o devo stare immobile? No perché credo mi si sia scoperta una chiappa, e sto filo interdentale in mezzo al culone é proprio scomodo, non posso stare cosí venti minuti.

Ma almeno me lo poteva spiegare perché ha messo gli aghi in questi punti, l’altro medico me li metteva solo sulla schiena.

Peró che noia quasi quasi chiudo gli occhi.

NO!!!! che se mi addormento e si scordano di togliermi gli aghi rimango qui tutta la notte.

Ma che mangiamo stasera?

Ma che cazzo avrá detto il medico?  Possibile mai che non capisco una singola parola di quello che biascica??

Non so se arriveró a fare tutte le sedute, perché tra una vacanza del medico (di un mese) e un altra (di due settimane) sta cosa si sta allungando troppo e io da ottobre non so come saranno i miei orari. Se entro sto mese non avró miglioramenti, continueró a rigirarmi nel letto per ancora un bel po’.