Il negozio di lampadari di Erich

Al pari dell’Università di Lipsia e del suo Paternoster,  c’è un monumento a Berlino,  che appartiene alla città ma che non vedrete mai. Io ho avuto la fortuna di vedere la vecchia Uni di Lipsia,  vedendola demolire pezzo per pezzo,  e ho avuto la fortuna di vedere il Palast der Republik,  anche se non più funzionante,  e vederlo demolire pezzo per pezzo.
Il Palast der Republik sorgeva in quella che si chiamava Schlossplatz fino al 1951, per poi chiamarsi Marx-Engels-Platz,  per tornare poi ad essere nel 1994 Schlossplatz.
Fino alla fine della seconda guerra mondiale si trovava qui il castello (Schloss in crucco) cittadino che ospitò gli Hohenzollern. Distrutto però dagli attacchi aerei,  fu definitivamente raso al suolo per fare spazio ad un edificio di utilizzo pubblico.

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Inaugurato il 25 aprile 1976, di fianco al duomo,  del quale vedete la cupola sulla sinistra,  e il Lustgarten. Dietro l’edificio si vede la torre di Alexanderplatz (auf Wiedersehen,  c’era la neve etc…). Nella piazza che ospitava l’immenso parallelepipedo avevano luogo le parate militari in occasione di ricorrenze particolari,  come per il primo maggio,  altrimenti era un grande posteggio per le Trabant.
Era stato concepito come casa del popolo ed edificio della cultura. Ospitava quindi varie manifestazioni culturali come il Tag der Familie,  Tag der Solidarität e concerti,  e aveva al suo interno una discoteca,  bowling,  ristoranti e locali e un Milchbar,  che io ogni volta che sento “Milchbar”  penso a questo:

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Harry Belafonte e Santana,  per citare alcuni esempi a noi più noti,  si esibirono all’interno del Palast der Republik. Il 25 ottobre 1983 Udo Lindenberg si esibì per la prima e unica volta nella DDR. Lo stesso anno infatti,  dopo la pubblicazione di Sonderzug nach Pankow,  gli era stato proibito di fare concerti all’interno della DDR,  ma durante la manifestazione “Rock für den Frieden” (Rock per la pace)  gli fu concesso di cantare,  di certo non la canzone incriminata,  che prendeva in giro Erich Honecker.
Ciò che posso immaginare è che questo edificio fosse realmente un punto di incontro per i giovani,  ai quali offriva spazi e attività di loro interesse,  oggi invece si va nei capitalisti centri commerciali…
Come spesso accade,  quando finisce un’epoca,  un governo o finisce di esistere uno stato,  come in questo caso,  terminata la vita della DDR,  si iniziò eliminare ogni traccia degli appena trascorsi 45 anni. La statua di Lenin fu rimossa,  il muro abbattuto e il Palazzo della Repubblica fu chiuso.
Durante la lunga discussione sul cosa farne di questo edificio,  se abbatterlo per ricostruire la Berlino storica o meno,  si iniziò nel 1998 ad eliminare l’amianto presente nella struttura. Tra il gennaio e il maggio 2005 sul tetto comparve la scritta “Zweifel” (dubbio),  opera dell’artista norvegese Lars Ramberg. Fu sotto il segno di Zweifel che io vidi per la prima volta l’edificio.

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Come vedete il simbolo della DDR era scomparso dalla facciata e non ci sono più Trabant posteggiate. La foto non è mia,  l’ho presa dal web,  non sono sicura di avere fatto foto allora.
La città si divise tra chi voleva mantenere l’edificio e chi voleva invece ricostruire il vecchio castello. Gregor Gysi,  secondo me figlio segreto di Gorbatschow, 

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occupò il tetto dell’edificio in segno di protesta contro la decisione del parlamento, di abbattere definitivamente l’edificio.
Due anni impiegarono per smantellare tutto,  tranne le cantine,  che furono ricoperte momentaneamente di sabbia per venire poi utilizzate per la costruzione del nuovo castello. Per qualche anno,  in attesa dei lavori del nuovo progetto,  la vecchia Marx-Engels-Platz fu un grande prato.
Oggi la Schlossplatz è un immenso cantiere, la struttura del castello è enorme . E qualche metro più in là, Marx ed Engels,  la quale statua è stata spostata momentaneamente,  se la ridono pensando che li sotto ci sono le fondamenta di un edificio comunista.
Chi verrà a visitare la capitale tedesca non vedrà alcuna traccia del Palast der Republik,  non saprà mai nulla di quello che i Berlinesi chiamavano Erichs Lampenladen (il negozio di lampadari di Erich).

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6 pensieri su “Il negozio di lampadari di Erich

  1. Immagino che la cosa abbia suscitato dibattiti anche dal punto di vista architettonico. Un conto è conservare o risanare un castello esistente, un altro rifarlo da capo, 70 anni dopo la sua distruzione! Ha senso? Va rifatto così come era (cosa che non penso sia semplice)? O va segnalato anche a livello architettonico che si tratta di un rifacimento?

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    • Sono d’accordo. Credo il progetto nuovo riprenda solo in parte quello vecchio di stile barocco. Insomma non dovrebbe essere un vero e proprio rifacimento. Non lo vedo però legato al contesto, non ha a mio avviso, alcun senso di esserci

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