L’uomo della sabbia

“Signora, sua figlia ha la sabbia in bocca”, mi dice una vecchia signora grassa, adagiata sul suo trespolo che osserva e tiene sotto controllo l’intera spiaggia di Cefalù. Al bagnino tocca osservare il mare, lei si occupa invece della spiaggia. Guarda tutto e tutti, pronta ad intervenire quando non richiesto.

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La vecchia zia

Ho sempre detestato le visite ai parenti. La nonna Antonia cieca da anni che mi toccava le minne per riconoscermi, la Longa che lasciava la bava sulle guance come se ci fosse passata una lumaca sopra e per essere sicura non mi divincolassi, mi afferrava la faccia con entrambe le mani. La casa della zia Carmela puzzava di naftalina e sigarette, la voce diventata roca a forza di fumare, aveva però sempre caramelle agli agrumi e cioccolata Kinder per noi, lo zio Nicola sempre allegro e sorridente. Chissà se si ricordavano ancora qualche parola di tedesco.

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Il palazzo delle lacrime

Si calcola che dal 1949 al 1961 (anno in cui fu costruito il muro) circa 2,8 milioni di cittadini lasciarono la DDR. Di questi circa 1.700.000 attraverso Berlino.

Per evitare questo crescente numero di fughe, tra la notte del 12 e del 13 agosto 1961 iniziarono i lavori per la costruzione del muro che divise la capitale fino al ’90.

All’inizio del 1961 l’architetto Horst Lüderitz fu incaricato di progettare la costruzione di una sala di accoglienza per i cittadini dell’ovest che si recavano in visita nella repubblica democratica tedesca. Questo padiglione doveva trovarsi presso la stazione di Friedrichstraße, nel quartiere centrale di Mitte, allora nella Berlino Est. Da qui partivano S-Bahn, U-Bahn e treni a lunga percorrenza che collegavano le due Germanie. In seguito però alla costruzione del muro, il progetto cambiò funzionalità e da luogo di accoglienza divenne luogo di separazione.

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