Geograficamente parlando 

Oggi una foto su Instagram ritraeva le pecorelle di pasqua e sotto veniva riportato #marzapane.

La foto e l’hashtag erano un ossimoro. Non andavano d’accordo fra di loro, facevano a cazzotti, la pecorella si incazzava in siciliano e l’hashtag rispondeva in tedesco.

Il marzapane è per me il materiale col quale è fatta la casa della strega di Hänsel und Gretel, che se si fossero invece chiamati Salvatore e Carmela avrebbero mangiato una casa di pasta reale, ma chi ha messo per iscritto questa favola furono i fratelli Grimm e scelsero il Marzapane. 

Il dolci di Marzapane sono tipici di Lubecca. A Natale si può mangiare una versione dello Stollen col Marzapane che è anche ingrediente base dei Dominosteine.

Per i morti la frutta in Sicilia è invece fatta di pasta reale che a pasqua invece prende forma di pecorelle e agnellini. La frutta martorana non può essere fatta di Marzapane. I siciliani non la conoscono nemmeno questa parola, che quando ho letto per la prima volta di Hänsel und Gretel io mica l’ho capito che cosa stessero mangiando.

Che poi è come quando i settentrionali parlano del nostro gelato con la “brioche” e invece si chiama brioscia e la differenza sta nel tuppo. E nel gelato, che non viene venduto a palline. 

La domanda del gelataio non è “quante palline” ma “con o senza panna?”. 

Con panna. Molta panna.

Come mattoncini di Lego

“La terribile lingua tedesca”, la definiva Mark Twain, “life is too short to learn german” diceva ancora il filologo Richard Porson, ma se non fosse per questa lingua, io oggi non sarei qui. Trovo tra l’altro da ignoranti e saccenti definire una lingua brutta o inutile, secondo me vale sempre la pena apprendere una lingua perché attraverso questa puoi capire un intero popolo e la sua cultura. Certo gli inglesi dimostrano difficilmente interesse per una lingua che non sia la propria perché hanno la fortuna essere una lingua franca.

Se non avessi studiato tedesco io oggi non vivrei in Germania e la mia vita sarebbe stata completamente diversa. Comprendo che per molti il tedesco possa apparire come una lingua difficile, o forse poco gradevole, ma non è così, è invece un gioco kinderleicht, come i mattoncini lego. Continua a leggere

Papà patria e mamma lingua. Vaterland e Muttersprache

Che io a volte proprio non mi spiego perchè il latino non mi abbia mai appassionato,  mentre il tedesco si. Probabilmente una gran colpa ce l’hanno i professori,  già il solo chiamarla “lingua morta”  non fa venire molta voglia di apprenderla. Il tedesco è invece una lingua viva col grande difetto di avere il neutro e i casi come in latino,  ma che a differenza del latino mi appare come una lingua estremamente logica e trasparente.
Se mi fermo un attimo a visualizzare la forma delle parole,  mi rendo conto quante queste siano veramente logiche,  come invece non mi sono mai sembrate nella mia madrelingua. Ecco,  ed è proprio di madrelingua che oggi voglio parlare.
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Trabbi, l’auto di cartone

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“Quanti operai ci vogliono per costruire una Trabant? “
-” Due,  uno piega,  l’altro incolla”.
Chiamata dagli abitanti della DDR TrabbiGehhilfe (deambulatore),  Rennpappe (cartone da corsa) o semplicemente Pappe (cartone),  la Trabant era ed è ancora oggi l’auto simbolo della DDR.
Nel 1949 nel territorio della Germania Est vi erano solamente due stabilimenti rimasti poco danneggiati dalla guerra,  dove venivano prodotte autovetture: Eisenach in Turingia e Zwickau in Sassonia; la carrozzeria proveniva invece da Dresda. A causa della mancanza di acciaio,  la carrozzeria veniva fatta con un materiale sintetico,  il Duroplast,  che era isolante,  non ossidabile o degradabile. Ero molto leggero e resistente agli urti,  non si piegava,  ma poteva spezzarsi.
In tutto il territorio non vi erano altri centri di produzione.
La mancanza di fabbriche causava una limitata disponibilità di vetture da mettere in vendita e relativi lunghi tempi di attesa.
Per poter entrare in possesso di una Trabant era necessario fare richiesta all’IFA (Industrieverband Fahrzeugbau) che dipendeva direttamente dal ministero dei mezzi agricoli,  macchine e costruzione di veicoli. Era possibile un solo ordine per persona,  si cercava quindi di accorciare i tempi di attesa iscrivendoti più membri della famiglia.  All’inizio degli anni ’70 i tempi di attesa erano di circa 17 anni, non era possibile scegliere il colore o modello,  ma ci si doveva accontentare di ciò che era disponibile. Questo ovviamente non era valido per i membri del partito.
Un modo per evitare questa lunga attesa,  era ordinare la vettura attraverso Genex,  dove era tra l’altro disponibili anche modelli dell’ovest come Fiat Uno,  Renault 9GTL e VW Passat, questo era però possibile solamente se si aveva un parente o un conoscente all’Ovest.
Genex (Geschenkdienst GmbH) era gestito dal ministero degli affari esteri della Germania Est e aveva sede a Berlino est. L’azienda aveva a disposizione un catalogo dal nome “Geschenke in die DDR” (Regali per la DDR),  attraverso il quale cittadini della BRD potevano ordinare dei prodotti pagandoli in D-Mark,  da spedire a parenti che abitavano nella Germania Est. Il 90% dei prodotti in catalogo era di provenienza DDR. Vi si trovavano prodotti alimentari e beni di consumo di ogni genere: mobili,  cosmetici,  abiti e appunto auto. Chi acquistava attraverso Genex non andava incontro ai lunghi tempi di attesa.
La Trabant era anche un ottimo investimento,  perché un’auto usata,  ma in buono stato (i pezzi di ricambio costavano poco),  poteva essere venduta allo stesso prezzo di una nuova, si poteva quindi comprare subito senza registrazione all’IFA.
Dal 1957 si iniziò ad importare auto provenienti dal blocco sovietico: dall’URSS la Moskwitch 402; negli anni ’70 la Skoda dalla Cecoslovacchia; la Dacia dalla Romania e la Fiat Uno dalla Polonia.
I tempi di attesa per comprare un’auto nel’ 87 erano però ancora molto lunghi: per una Trabant Limousine (vi erano diversi modelli) bisognava ancora attendere fino a 14 anni.
Caduto il muro e finita la DDR terminò anche la produzione di Trabant,  ormai anche gli ex cittadini dei nuovi Bundesländer avevano la possibilità di comprare l’auto del popolo più famosa (Volkswagen),  anche se magari non avevano i soldi per farlo.
La Trabant non viene più prodotta,  ma non è difficile vederne per strada,  specialmente a Berlino, dove si organizzano gite turistiche a bordo di una Trabbi.

Sei e quaranta

Ho fatto i conti,  e sono giunta al risultato che nel, trasferimento dell’ufficio da Adlershof a Tempelhofer Hafen,  io risparmio ogni settimana 6 ore e 40.
Se prima impiegavo circa due ore tra andare e tornare,  adesso impiego 40 minuti scarsissimi.  A volte gioco a sfidare la sorte ed esco sempre più tardi da casa,  per vedere fino a che punto posso spingermi. A volte ho pensato seriamente di arrivare tardi in ufficio e di essere cazziata per questo,  e invece arrivo sempre in anticipo.
Ci perdo ovviamente in tempi dedicati alla lettura,  ci guadagno però in vita. Niente più Sbahn,  possono scioperare un anno intero.
Se dal vecchio ufficio vedevo dalla finestra la grossa A di Arbeitsamt,  che è l’ufficio del lavoro,  quando il lavoro non ce l’hai,  adesso dalla finestra vedo questo:

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