La vecchia zia

Ho sempre detestato le visite ai parenti. La nonna Antonia cieca da anni che mi toccava le minne per riconoscermi, la Longa che lasciava la bava sulle guance come se ci fosse passata una lumaca sopra e per essere sicura non mi divincolassi, mi afferrava la faccia con entrambe le mani. La casa della zia Carmela puzzava di naftalina e sigarette, la voce diventata roca a forza di fumare, aveva però sempre caramelle agli agrumi e cioccolata Kinder per noi, lo zio Nicola sempre allegro e sorridente. Chissà se si ricordavano ancora qualche parola di tedesco.

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L’estate a Palermo 

L’estate a Palermo non era segnata dal calendario, già il 25 aprile si andava a mare, eppure non era ancora estate. L’estate erano i vestiti sempre più leggeri, le gonne sempre più corte e i sandali. L’estate erano l’odore delle creme abbronzanti, lo zaino sempre più vuoto per fare spazio al telo per andare a mare e il costume sotto i vestiti. L’estate era la fine della scuola. 3 mesi di mare, risate, spensieratezza e “ci si vede a metà settembre, non mi mancherete nemmeno un poco”. Quando ho frequentato io il liceo non c’erano più gli esami a settembre, quindi era veramente vacanza pura. Forse qualche libro da leggere, ma io ho sempre amato leggere e non mi è mai pesato.  Continua a leggere

Sole mani siciliane

Lombardi, calabresi, piemontesi, campani o persone provenienti da altre regioni o paesi non possono lavorare presso l’azienda “sole”. Nel loro sito è indicato che “le risorse umane, dagli operai alla forza vendita, dai trasportatori agli impiegati, sono Siciliane”.

Ma come funziona esattamente la selezione del personale? Basta la residenza in Sicilia o bisogna essere nati nella regione? I genitori del candidato devono essere entrambi siciliani o almeno uno dei due può provenire da un’altra regione o da un altro paese? In base a cosa si stabilisce la sicilianità delle mani? Cuore e milza possono essere trentini?

Chissà se la stessa cosa vale per le mucche.

Geograficamente parlando 

Oggi una foto su Instagram ritraeva le pecorelle di pasqua e sotto veniva riportato #marzapane.

La foto e l’hashtag erano un ossimoro. Non andavano d’accordo fra di loro, facevano a cazzotti, la pecorella si incazzava in siciliano e l’hashtag rispondeva in tedesco.

Il marzapane è per me il materiale col quale è fatta la casa della strega di Hänsel und Gretel, che se si fossero invece chiamati Salvatore e Carmela avrebbero mangiato una casa di pasta reale, ma chi ha messo per iscritto questa favola furono i fratelli Grimm e scelsero il Marzapane. 

Il dolci di Marzapane sono tipici di Lubecca. A Natale si può mangiare una versione dello Stollen col Marzapane che è anche ingrediente base dei Dominosteine.

Per i morti la frutta in Sicilia è invece fatta di pasta reale che a pasqua invece prende forma di pecorelle e agnellini. La frutta martorana non può essere fatta di Marzapane. I siciliani non la conoscono nemmeno questa parola, che quando ho letto per la prima volta di Hänsel und Gretel io mica l’ho capito che cosa stessero mangiando.

Che poi è come quando i settentrionali parlano del nostro gelato con la “brioche” e invece si chiama brioscia e la differenza sta nel tuppo. E nel gelato, che non viene venduto a palline. 

La domanda del gelataio non è “quante palline” ma “con o senza panna?”. 

Con panna. Molta panna.