Tempo da prendere

Non abbiamo tempo da perdere. In auto, imbottigliati nel traffico smadonniamo perché abbiamo fretta. Il caffè è “to go”. Sulla ubahn spingiamo i passeggeri fino a dare scoppiare il vagone, che non possiamo permetterci di aspettare 5 minuti il prossimo treno.

Continua a leggere

Annunci

Cosa vi siete persi  (se non avete visto mai Gazebo su rai3)

Non sono una grande appassionata di tv. Vedo ancora le repliche di Friends, guai a chi mi tocca HIMYM (ultima stagione esclusa, che veramente, va…) e poche altre cose, ma potrei stare giorni interi senza vedere la tv.

Da quando abitiamo a Steglitz vediamo pure i primi 3 canali Rai, paghiamo nell’abbonamento alla TV via cavo un paio di euro in più e abbiamo accesso a questo servizio. Abitando in un Altbau  (un edificio costruito prima delle guerre) non ci è consentito mettere parabola, quindi ci accontentiamo così. Ogni tanto vediamo qualche tg italiano, quest’anno qualche fiction su Rai1 che non sono state affatto male e nulla di più. Ma Gazebo da 4 anni è un appuntamento fisso. Non si perdono mai puntate di Gazebo, tranne quando lavoravo la sera alla luftmerda che porcalamiseria nemmeno dal PC potevo seguire la trasmissione che la RAI non trasmette in streaming all’estero (che poi non capisco l’utilità dello streaming in Italia quando basta accendere la tv, mentre invece a noi emigrati, niente). Continua a leggere

Regole comportamentali per interagire con un operatore di call center

San Silvestro è stato ultimo giorno di lavoro alla Luftwaffe. In questi 15 mesi ho imparato a mie spese cosa significa rispondere al telefono per otto ore al giorno, parlando con clienti più o meno gentili.
Quando ho iniziato a lavorare alla LW (Luftwaffe), mi hanno fatto un corso insegnandomi come usare CRM e come bisogna comportarsi con i clienti al telefono.
Una parte del corso era dedicata al “linguaggio positivo” dove viene insegnato che termini e linguaggio bisogna  usare con i clienti.

Continua a leggere

Come un’imbecille

Dovendo credere a ciò che affermano i giornali riguardo Eco,  sono un’imbecille (non che ci volesse lui per un’affermazione tale).
“Prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino,  senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere,  mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel”. Ora,  io non voglio dare un’enorme delusione ai miei genitori,  ma probabilmente un premio Nobel non lo vincerò mai,  non per questo credo di aver meno diritto di parola rispetto a chi ne ha vinto uno,  che forse solo loro hanno il diritto di esprimersi? Io Dario Fo lo seguo a stento e,  sarà forse la vecchiaia,  mi sembra negli ultimi tempi dica un paio di cazzate.  Però lui ha il Nobel e io no.
Vorrei ricordare che tra i premi Nobel ci furono Kissinger,  Arafat e Obama,  io almeno sono imbecille in piccolo e non a livello mondiale.
Che le chiacchiere al bar non abbiano mai fatto male a nessuno,  ho dei dubbi. Se non sbaglio Hitler pagava da bere all’Hofbräuhaus per venire ascoltato in quelli che furono i suoi primi comizi.
Devo cantarvi Bocca di Rosa per intero? a causa delle chiacchiere delle donne del paese fu messa su un treno e già alla stazione successiva veniva attesa (molta più gente di quando partiva) ,  e non c’era ai tempi alcun gruppo su Facebook “fan di Boccadirosa”,  le voci si spargevano allora come adesso,  solo ora con maggiore facilità.
Prima c’era il bar o la parrucchieria per spargere notizie più o meno vere,  oggi c’è il web. Cambia il mezzo ma il risultato è lo stesso. Sta nell’intelligenza di ognuno di noi distinguere una notizia vera da una bufala e se si usa bene il web si riesce,  senza troppe difficoltà,  a smascherare la bufala. Il web rende il mondo della comunicazione democratico,  perché da il diritto di parola a tutti,  che siano premi Nobel o imbecilli,  anche se uno non esclude l’altro,  un premio Nobel può anche essere un imbecille.
I social network hanno una miriade di difetti,  ma hanno il vantaggio enorme di avvicinare e ridurre le distanze nonché di conoscere altre realtà che altrimenti non avremmo modo di farlo.
Eco sostiene inoltre che per evitare il diffondersi di bufale,  “i giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all’analisi critica dei siti, così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi”.  Se i giornalisti dediti a queste analisi sono gli stessi che hanno devastato la vita di Maurizio Foglietti,  se sono gli stessi che cercano di intervistare a Catania il padre di Nicole nel giorno della nascita e morte della piccola,  se sono gli stessi che mostrano il corpo della bambina annegata nel mediterraneo assieme a tanti,  troppi altri corpi,  preferisco di no.
Che forse i giornalisti siano in assoluto i detentori della verità?
Riguardo poi i temi imposti ai ragazzi avrei un libro intero da scriverci su.  Vorrei che un giorno,  prima o poi,  qualcuno mi spiegasse perché è così importante sapere scrivere un tema. Io facevo collezione di insufficienze a scuola,  la mia insegnante di lettere stava più tempo fuori dall’aula che dentro,  e uguale se fosse presente o meno,  noi giocavamo a carte. I vari temi su I (pallosissimi) promessi sposi non sono forse di massimo interesse per un quattordicenne,  il quale forse preferirebbe parlare dello scudetto dato a chi non lo so,  o della finale di Amici,  se lo fanno ancora, non lo so.  Il fatto è,  che per me non è tanto importante l’oggetto del tema ma il modo in cui di tale oggetto si parla. E invece no,  a scuola solo temi su Leopardi,  Foscolo e sulla guerra di indipendenza.  Ma voi sareste in grado di scrivere su un qualcosa del quale non ve ne frega nulla?
Quindi Eco,  prima di insegnare agli studenti quali siti di premi Nobel da utilizzare per scrivere un tema,  sarebbe forse il caso di capire,  attraverso i siti,  quali sono gli argomenti di interesse per i ragazzi.
Poi però magari Eco non ha affermato nulla di ciò è io sto qui a parlarne come un’imbecille.