da grande voglio fare la modella

Ne ho un ricordo vago, lontano, perso nella memoria e nei miei cassetti, ma sono sicura che ci fu un periodo in cui ero veramente magra. Prova sono i vestiti rimasti appesi e non più utilizzati, e qualche foto della mia laurea. Ok, ai tempi ero sul depresso andante, e questo ha contribuito a rendermi piú esile e gracile sia dentro che fuori. Ma a parte questo piccolo neo, la sensazione più piacevole non era quella che provavo guardandomi allo specchio, non notando le occhiate degli uomini, bensì quando entravo nei negozi, chiedevo una 42 e sapevo già a priori che mi sarebbe stata a pennello. I Jeans percorrevano i fianchi senza incepparsi, i vestiti scivolano sul sedere senza fare un piega. AHHHHHHHHH, che goduria.

Poi sono arrivata in tedeschia e la vita sedentaria, accompagnata da Wurst, maiale e le buonissime caramelle Haribo, hanno rovinato tutto. I miei fianchi sono diventati improvvisamente curiosi e cercano di osservare il mondo sporgendo dai pantaloni e dalle magliettine; le mie braccie ricordano quelle di mia nonna, pendono verso il basso e sono un ottimo antistress da maneggiare. La prova del nove poi avviene ogni volta che devo comprare un nuovo paio di jeans. Nel  camerino le mie cosce iniziano a sudare già appena intravedono il modello, sapendo che non ce la faranno mai ad entrare lì dentro. E hanno ragione!

Cosí mi sono decisa di iscrivermi in palestra. Il primo giorno è stata la prova più dura da superare. Mi hanno misurato la massa di lardo che ho nel corpo, che è chiaramente superiore al dovuto, e mi hanno pesata, cosa che non facevo da circa 5 anni. Ora, o in questi 5 anni è cambiato il sistema di unità di misura, o io sono ingrassata in maniera spropositata. Io opto per la prima.

Cosí 4 volte a settimana vado a buttare lardo e sudore in palestra, con grande soddisfazione dei miei muscoletti che si risvegliano dal loro stato di torpore, e dei miei lardominali che pian piano si trasformano in addominali.

Spero che lo sforzo ne valga la pena, e che in qualche mese io possa stare bene col mio corpo e poter riutilizzare i vecchi vestiti. Non posso certo pretendere di fare la modella, aihmè già a quasi 30 anni sono troppo avanti nell’età e troppo indietro nell’altezza!

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Crucchi e pasta

I tedeschi sono ossesionati dal cibo. Non avete idea di quante trasmissioni ci sono in tv attorno al tema “cibo”.

“Perfekt Dinner” è in onda ogni sera, prima della prima serata. 5 persone di una stessa città si invitano ogni sera a turno e devono preparare la cena perfetta. Viene valutata non solo la qualità e la presentazione dei cibi, ma anche l’ospitalità e l’atmosfera. Chi riceve più punti dagli altri partecipanti riceve un premio in danaro. Subito dopo, sullo stesso canale, segue “Unter Volldampf”. Altrettanti 5 partecipanti, devono lavorare nella cucina di un ristorante per 5 giorni. Ognuno sarà impegnato a turno con una portata, un antipasto, un piatto di mezzo, un piatto principale e un dessert e il quinto partecipante dovrà servire ai tavoli.

Sullo stesso canale, due volte a settimana, in prima serata, c’è “Mein Restaurant” nel quale 5 coppie di 5 differenti città dovranno aprire e gestire un ristorante. Ogni settimana un ristorante viene chiuso e chi vince potrà tenersi il proprio locale.

La domenica sera, circa una volta al mese un cuoco sfida ai fornelli i partecipanti di “Koch Arena” e potrei citarne tanti altri, ma la sostanza non cambierebbe molto.

Ora, il problema è che nonostante questo interesse per la cucina, e in particolare per la cucina mediterranea, i tedeschi non sanno cucinare! Per carità se chiedi loro di cucinare Schweinbraten mit Kloß, sono bravissimi, ma oltre i confini della loro cucina, credo, non dovrebbero andare.

Ho già scritto in passato su come cucinano la pasta http://giulia80.blog.kataweb.it/giulietta/2006/08/07/il-lancio-dello-spaghetto/, ma vi assicuro che vanno ben oltre.

Ieri sera, guardando uno dei programmi di cui sopra, una concorrente ha preparato le lasagne (ovviamente quelle precotte) con il ketchup. E la cosa sconvolgente è che sono piaciute!

Il problema  credo sia comunque originato dai ristoranti italiani che si trovano qui. Anzicchè proporre menù che si troverebbeo in qualsiasi trattoria italiana, cercano di avvicinarsi quanto più possibile alle abitudini tedesche. Non meravigliatevi quindi se venendo in Tedeschia ed essendo assaliti da una voglia irrefrenabile di cucina mediterranea ordinate per esempio pescespada, e che questo sia accompagnato nel piatto da un contorno di pasta asciutta, “scuarata”, come si dice a Palermo, cìoè senza condimenti, bianca e scotta per giunta. E questa è una costante che appare sempre nelle portate dei rstoranti italiani in Tedeschia. Ogni pezzo di carne o pesce ha come contorno pasta, ad imitazione del piatto principale (non esiste la distinzione tra primo e secondo) accompagnato da Spätzle.

Il consiglio a tutti gli italiani che si recano in Tedeschia è di mangiare esclusivamente prodotti e cucina tipiaca autoctona, e di resistere fino al loro ritorno in Italia, prima di arrotolare nella forchetta alcuni fili di spaghetti.

in soli 10 Kg

Già da quando ho fatto il biglietto aereo con Raynair per tornare in Terronia per Pasqua, mi arrovello su problemi logistici. Cosa mettere in valigia sapendo che non può superare i 10 kg? All’andata potrebbe anche essere facile, ma il ritorno è già più difficoltoso. non pretenderete mica che non mi porti dall’isola nemmeno una caciottina per tipo, una affumicata e l’altra no, non un cacio cavallo, un salame e una mortadellina? E allora il problema sorge. Come fare?

Spero, dopo vari ragionamenti e modifiche al piano, di aver trovato la giusta soluzione. Nella valigia metterò solo vestitini, niente gonne, maglioni o pantaloni che occupano spazio e sono piú pesanti, solo vestiti primaverili. Un paio di scarpe, calze e biancheria intima.  Basta. Così la valigia sarà in pratica mezza vuota. Ma come già detto è il ritorno a destare maggiori preoccupazioni. Dovrò purtroppo sacrificare la cultura e quindi per questa volta non potrò svaligiare come mio solito la Feltrinelli. Il consueto posto dedicato ai libri, sarà preso da vari alimenti. Credo che caciotte e caciocavallo dovrebbero entrare in valigia, in caso contrario me le lego al collo, a mò di pendenti, tanto i passeggeri non vengono pesanti all’andata e al ritorno, quindi posso portarmi addosso altri 50 chili. Come orecchinoi potrei indossare due preziosissimo salami freschi, di quella del “carnezziere”, e come bracciale più fili di salsiccia. In valigia dovrebbe ancora esserci il posto per la pastina, che non ci crederete ma in Tedeschia non arriva. Purtroppo, dato che deve essere bagaglio a mano, non potrò portarmi nemmeno una bottiglia dell’olio buono, a meno che non me lo cosparga come unguento in tutto il corpo. È pero da riflettere come potrei poi utilizzarlo…

La raynair attenta alla mia sicilianità, ma io avrò la meglio, ne sono sicura. E anche questa volta riuscirò a portarmi dietro un pezzo di Sicilia, magari con un pò di ricotta sopra.

36 Grad und es wird noch heisser…

Li ricordo tutti i miei caldi. Oggi che è già primavera, ma che fuori piove e fa freddo, li ricordo tutti.

Ricordo le estati afose di Palermo. Quando ero bambina e l’unico modo per assicurarmi di sopravvivere era buttarmi a mare e rimanerci fin quando le labbra non assumevano un colore violaceo e i polpastrelli si raggrinzissero, e rimanerci ancora fin quando le urla di mamma non si facevano insopportabili e l’unico modo per falre cessare era venir fuori dall’acqua a lasciarsi asciugare dal sole.

Ricordo il caldo delle mie estati da ragazzina, quando fece la sua comparsa il primo condizionatore i casa, ma solo nella stanza di mio fratello. Si cercava di sfruttarlo il più possibile, chiudendo tutte le porte delle altre stanze e lasciando aperta quella della sua e la cucina. La pasta con “i tenerumi” e le pietanze più calde si consumavano direttamente nella sua stanza. Oggi credo che a casa dei miei ci siano altri due condizionatori, ma non ne sono sicura perhcè oggi le estati le passo qui.

Delle 4 già scorse, solo una fu calda. Forse per far sentire gli spagnoli, gli italiani e i sudamericani  a loro agio durante i mondiali, i tedeschi organizzarono per noi una calda estate 2006. Nessun condizionatore, niente mare, solo il algo a consolare noi e le zanzare. Ci fecero addirittura una canzone 36 Grad, per celebrare questo raro fenomeno in terra crucca.

Stamattina mi è venuta in mente ed l’unico modo per sentire caldo in questa giornata grigia e piovosa…

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riflettendo con una conTerronea

Parlando con un’amica anche lei immigrata in Tedeschia, pensavamo a cosa ci manca della Sicilia. Ecco cosa mi manca di più:

le palme, che in piazza Cavour, a Natale, si rivestono di luci;

Le cicale durante l’ora della pennichella dopo l’abbondante pranzo;

L’ora del silenzio, e le conseguenti urla dei condomini per far zittire i bimbi che giocano in cortile;

l’odore delle stigghiole sulla circonvallazione, appena superato lo svincolo per l’università e la velocissima operazione di abbassare i finestrini per farlo entrare nell’abitacolo e la seguente altrettanto operazione di richiuderli per farlo rimanere il più a lungo possibile;

la carne di crasto da mangiare rigorosamente con le dita scottandosele;

cannoli e affini (sfinci, iris, cartocci etc..);

la pasta coi tenerumi in estate, da mangiare grodando sudore;

la pasta al forno a mare a ferragosto.

E mi mancano anche (aihmè):

Le lunghe e vane attese alla fermata dell’autobus;

La 101 e piú avanti c’è posto, specie in estate;

le lunghe code alla posta;

la perpetua ricerca di un posteggio per poi trovarne miracolosamente uno libero in terza fila, che fortuna!;

i rifiuti accatastati lungo le strade, sempre fuori e mai dentro i cassonetti;

i soliti discorsi, sempre gli stessi, sempre uguali.

È proprio vero che quando si é a lungo lontano dalla propria città manca, tutto, ma proprio tutto.

fuso d’abbigliamento

Purtroppo dopo un lungo periodo di esposizione in Tedeschia, anche l’italiano DOC si adatta e adegua all’ambiente crucco circostante. Se all’inizio del suo soggiorno tedesco, l’italiano presta ancora molta attenzione al proprio modo d’apparire, all’abbigliamento, col tempo questo aspetto tende a perdere importanza.

L’italiano appena giunto in questa terra prima di uscire di casa cura l’estetica del viso, i capelli, i trucchi, e l’abbigliamento:la combinazione dei colori, l’eleganza, la cura dei particolari, gli accessori etc. Esattamente come farebbe se fosse ancora in Italia, dove anche per andare in palestra, dobbiamo essere sempre in tiro, pronti per partecipare ad una sfilata di abbigliamento sportivo.

Il tedesco invece presta più attenzione all’aspetto pratico. Che cosa poi abbia di pratico il calzino indossato col sandalo, questo ancora è un mistero. Ma: se una maglietta è comoda, pratica e piace il colore, si indossa a prescindere dalla stagione. Se una tedesca è particolarmente legata ad una gonna di lino, la indosserà anche in inverno, con calzettoni o con sotto i jeans. Non importa se il lino non si presta bene con l’ambiente innevato. Piace e si indossa!

L’italiano in tiro pian piano si accorge che nessuno ammira il suo defilè e dopo vani tentativi di insegnare ai crucchi come ci si veste, inizia a riporre i vestiti “in” nell’aramdio, tra le cose da indossare esclusivamente quando si è in Italia. E così inizia a mimetizzarsi e fondersi con l’ambiente. Perde il gusto di combinare i colori e si veste al buio, pescando dall’armadio la prima cosa che capita. Per comprare i panino caldi per la prima colazione, scende in pigiama e pantofole, va a teatro con jeans e scarpe da tennis…insomma si adegua.

Se l’italiano immigrato in America soffre di jetlag al suo ritorno in patria e deve ambientarsi al fuso orario,  l’italiano immigrato in Germania ha bisogno di un paio di giorni per ambientarsi al “fuso di abbigliamento” non appena rientra in patria, comprare un paio di riviste con le ultime novità in fatto di moda e passare dal parrucchiere prima di fare la propria apparizione in pubblico.