Maggio

Quando arriva lo stipendio sul conto,  so che il mese è ormai quasi terminato e tiro un sospiro di sollievo,  non per i soldi,  oddio pure,  ma perché sono sopravvissuta pure a questo mese.  Maggio è un mese ricco di appuntamenti e ricorrenze.
È il mese degli asparagi fallici bianchi, amati dai crucchi che li inondano di salsa olandese.  I menù dei ristoranti hanno una carta a parte solo per le pietanze a base di asparagi. A chi la carta dei vini,  a chi quella degli asparagi.
Nelle strade compaiono i fragoloni di Karls,  che indicano la prossima stagione delle fragole. I ristoratori ottimisti mettono fuori i tavoli,  io pessimista tiro su la cerniera del giubbotto.
Nei vasi dei fiorai trovano posto le rose di pentecoste,  così si chiamano le Peonie,  che io preferisco quando sono ancora chiuse a palla.
Nei banchi della carne al supermercato spuntano bistecche arancioni che indicano l’inizio del periodo dei barbecue. A Berlino è permesso arrostire in molti parchi cittadini,  passando quindi dalla Siegessäule con la bici attraverso il Tiergarten,  potrete sentire l’odore del maiale alla brace. Mi ricorda il cavalcavia di Viale delle Scienze da dove proveniva l’odore delle stigghiola.
I panifici sfornano torte al Rabarbaro che io conoscevo solo da bere e invece ho scoperto qui che è come un sedano, ma con le coste rosse.
Il carnevale delle culture ha avuto luogo anche questa pentecoste,  nonostante lo, scorso anno sarebbe dovuto essere l’ultimo.
Falcone è morto ancora,  come continua a fare dal 1992.
Io sono sopravvissuta ancora una volta al 23 maggio e ai ricordi che porta con sé e sono sopravvissuta al mese intero.
Sono sopravvissuta alla cucina e al bagno allagati,  a tre sabati lavorativi,  all’ennesimo sciopero Sbahn e ad un colloquio andato male.
Del colloquio non sono in realtà rimasta male,  non si può rimanere male di un colloquio che inizia con “non ho molto tempo”.  Sono rimasta male di non aver subito detto “vabbe allora ciao”  e di aver dato la possibilità a questa persona di fanculizzarmi,  quando avrei invece dovuto farlo io.
Sono rimasta male ancora di più di una reazione,  una risposta data quando avrei voluto un po’ di conforto e invece mi sono sentita solo sminuita.
Stupidamente tiro un sospiro di sollievo pensando che la fine di un mese porta con sé la fine di pensieri e problemi.
Ma giugno porterà con sé altri pensieri,  per fortuna solo per 30 giorni.

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Nomi, cose, città… mestieri

Ci giocavate anche voi a nomi,  cose e città? Nelle caselle successive noi inserivamo anche animali,  cantanti e mestieri.
Vediamo se siete allenati: un mestiere con la P?? Parrucchiere?? Uhhh che siete arretrati! si dice Hair Stylist e non inizia con la P. Zero punti.
Mi avevano detto che LinkedIn serve,  io non so se è vero,  ma nel dubbio mi sono creata un profilo e ovviamente ho sbirciato un po’ in giro per vedere come sono fatti i profili degli altri.
Mi sono resa conto che,  uguale se i profili fossero di italiani o di tedeschi, i nomi delle professioni sono quasi esclusivamente in inglese.
L’inglese rende un mestiere più appetibile e da maggiore rilievo a professioni magari poco ambite. Diciamo che i vecchi mestieri vengono un po’ infiocchettati. E io,  che ormai con l’inglese non ho più legami,  mi sono inizialmente lasciata ingannare pensando che si celasse chissà che dietro quello parola,  per poi invece capire che è sempre la stessa minestra, scaldata.
Io non credo che dall’ Hair Stylist si trovino solo riviste di un certo livello,  non me le immagino le donne coi bigodini in testa che leggono Financial Times. Credo che anche dall’Hair Stylist si trovi Gente,  Novella 2000 e Chi.
Altro discorso per il cake designer che per me non ha nulla a che vedere col pasticcere che ti riempe il cannolo di ricotta fresca.
Leggendo i profili di LinkedIn mi sono fatta una cultura e ho scoperto che:
Office Manager è la segreteria o receptionist;
Accomodation Manager è il portiere d’albergo,  non se se vale pure per la portinaia con la vestaglia e la scialli sulle spalle che spazza l’anidride di casa;
Hospitality Account è lo sfigato stagista di turno che fa il caffè;
Logistic Executive Account è il magazziniere;
Personal Assistent è lo schiavo personale del boss;
Facilità Management è la persona che si occupa della manutenzione,  impianti elettrici e idraulici,  pulizia… a scuola si chiamava ai miei tempi bidello.
Customer Service è l’operatore di call Center e Account Sales è l’agente commerciale che lavora,  a volte in parte,  a provvigione.  Insomma quello che ti bussa a casa per venderti l’enciclopedia in comodi 20 volumi o l’aspirapolvere fighissimo che fa tutto,  pure il caffè la mattina.
Adoro CEO Chief Executive Officer, amministratore delegato,  specie se seguito dalla parola Founder e magari l’azienda della quale si è amministratore delegato porta pure il nome della persona stessa.  EGGRAZIE ti volevi mettere a fare l’hospitality account dell’azienda di tua proprietà?
Devo riconoscere che questi nomi mi hanno fatto una certa impressione all’inizio,  ma adesso mi fanno solo ridere perché mi sembra celino un certo imbarazzo da parte delle persone di dire effettivamente ciò che sono.
Io lo sfincionaro che si fa il profilo su LinkedIn e scrive Bakery Designer non c’è lo vedo proprio.
Mestieri con la M ?? Meusaru*

*venditore di panico con la milza. E non fate gli schizzinosi,  che buono è

Evoluzioni

Che io lo so che la notte vi rigirate nel letto,  che anche di giorno una sola domanda vi tormenta: ma Ciccio avrà imparato qualche parola in più?
Ebbene si,  siamo persino riusciti a superare l’esame delle 10 parole della U7.
Ormai dice con disinvoltura Mamma e papà solo che usa uno o l’altro termine indifferentemente per uno o per l’altro genitore.  Papà spesso sono io e Zito è spesso mamma.  Trovo bello che per lui non ci siano differenze tra me e Zito.  Se mamma è quella che ti fa il bagnetto,  ti veste e ti accompagna al kita ,  ti cambia il pannolino e ti mette a letto,  allora anche Zito è mamma. Anzi,  la maggior parte delle volte è solo lui mamma.
Ha imparato pure a dire il suo nome, che non è Ciccio,  ne Roberto (troppe erre),  ma è Tato.  Si è dato da solo questo nome,  si punta il ditino contro il petto e dice “Tato”.  Quando si nasconde e vuole che lo andiamo a cercare,  inizia ad urlare “Taaaaatoooooo”,  come se si fosse perso e si stesse cercando e chiamando da solo.
Tutto ciò che si beve è Talle,  che sia succo di frutta,  latte o acqua,  è Talle. Noi poi dobbiamo tirare ad indovinare cosa vuole bere. Talle non esiste in tedesco,  se lo è inventato.
Quando è disperato,  perché è successo qualcosa di brutto o che non sarebbe dovuto succedere,  tipo l’inquilino di sopra ci allaga la cucina,  lui si dispera urlando Auweia ! (leggi ovaia) che è la versione bambinesca dell’adulto Scheiß (merda).  Più raramente dice oh manno! ripetuto tre volte
Negazione e affermazione sono per lo più in tedesco,  raramente in italiano. Nella scelta tra Zug e Treno ha optato per Eisenbahn,  che io dico,  perché complicarsi la vita a due anni??
Sa dire nonna,  il maschile però no,  e ogni volta che squilla un telefono si porta una mano all’orecchio e dice Nonna! Con una enne sola,  Nona.
La Nona gli ha insegnato a dire due,  e sorprendentemente questa parola gli ha spalancato il mondo del plurale,  cioè ha capito con due,  la differenza tra il singolo e la pluralità.  Da allora vuole tutto doppio: due grissini in mano,  due cucchiai (e manco ne sa usare uno in modo decente),  due biscotti,  due auto.. tutto deve essere doppio.
I versi degli animali li ha imparati in tedesco,  come vau vau (leggi fau fau) e sa dire Katze (gatto).
Gli aerei li chiama Fokker,  non so perché. Bici è in italiano e la mattina si sveglia col pensiero che papà lo accompagnerà al kita in bici e non sta nella pelle al pensiero. Si fa mettere le Schue velocemente e inizia a dare pugni alla porta dicendo bici, bici,  bici.
Quando si monta da solo l’Eisenbahn si fa l’applauso e si dice Super!  Che però in tedesco suona un po’ come Suppa!
Per strada saluta tutti dal passeggino dicendo Hallo e se la pasta è calda ci soffia su dicendo heiß e in entrambi i casi sa pronunciare l’acca.
Per lui non c’è differenza tra italiano e crucco,  è un’unica lingua;  noi a volte facciamo lo sforzo di capire  le sue parole crucche e le maestre di capire quelle italiane.
Ma la sua parola preferita rimane sempre Auto,  che è uguale in entrambe le lingue.  Nel dubbio su quale sarebbe stata la sua prima parola,  se tedesca o italiana,  lui non si è schierato,  e ha scelto entrambe.

La patata della duchessa

Questo post non è consigliato a chi è in procinto di partorire.

Qualche giorno fa la duchessa di Cambridge ha partorito il suo secondo figlio, dopo poche ore era già truccata, pettinata, ben vestita e con tanto di tacchi, davanti i fotografi. E io, come tante altre donne, mi sono chiesta: “ma la patata, la duchessa, come ce l’ha?”
Che io capisco che ogni parto è un’esperienza a se, può essere più o meno doloroso, ma sempre dalla patata deve passare sto picciriddu.
Io per i primi mesi dopo il parto non facevo che piangere a pensarci, non facevo che dire “è stato terribile”, c’è chi mi diceva che avrei dimenticato i dolori, e invece no, dopo due anni non lo scordo, però posso riderci su.
Ciccio sarebbe dovuto nascere il 3 aprile, il 10 era ancora lì ad usare la mia vescica come pungiball. All’ennesimo controllo in ospedale, la ginecologa mi propone l’induzione del parto. Le chiedo da quando possiamo iniziare, mi dice quando voglio, con comodo. Attraverso la strada che separa casa mia dall’ospedale, prendo le mie cose, torno in ospedale e dico “sono pronta, tiratelo fuori”.
Inizia così una giornata di pillole, tracciati e controlli. Verso le nove di sera penso che mi sono fatta la pipì addosso, mi cambio e dopo, qualche minuto sono di nuovo bagnata, non era pipì. Mi portano in sala travaglio e mi legano di nuovo alla macchina del tracciato che ho odiato per tutta la gravidanza. Devo stare sdraiata sul fianco e se mi muovo troppo si stacca la macchina. Mi avevano detto che le contrazioni arrivano come dolori mestruali. Quando ero adolescente e avevo dolori mestruali, mamma mia dava una pillola, la borsa dell’acqua calda e io stavo meglio. Qui no. Tra una contrazione e l’altra ho solo brevissime pause, arrivano subito, molto forti e io penso sinceramente di non superare la notte. Penso a tutti i racconti di altre mamme, che il travaglio dura ore, chi otto, chi dodici, chi ancora di più e penso che non c’è la farò mai, anche un’ulteriore ora così mi ucciderebbe. Penso a chi dice “no assolutamente l’epidurale no, perché voglio sentire tutto” e io invece vorrei che un macellaio mi aprisse il ventre e mi tirasse fuori questo essere che mi sta torturando, non ce la faccio più. Chiamo l’ostetrica per implorare un aiuto, un esorcista, che altrimenti io qui, su questo letto ci muoio. Mi chiede se voglio fare un bagno caldo, per rilassarmi. Mi chiedo cosa sia andato storto nella traduzione da esorcista a bagno. Mi controlla la patata e mi dice, ok, andiamo in sala parto.
L’ostetrica mi chiede come voglio mettermi, se carponi, di fianco o sulla schiena, io preferirei di pancia, ma ok vada per la schiena.
La cosa bella del parto è che tutto finisce lì, o inizia li… insomma, passato il parto so che i dolori andranno via, devo sbrigarmi. Inizio subito a spingere, anche se in realtà non lo percepisco come un atto volontario, ma una cosa quasi meccanica, è il mio corpo a fare da solo. Nella stanza ci siamo solo io, zito e l’ostetrica, il ginecologo interviene di norma solo in casi più complicati, il fatto che non è presente quindi mi rincuora. Mi vengono in mente le parole della mia ostetrica al corso, la dilatazione è in media di 9-10 cm, il cranio del nascituro di circa 11. Non ci passerà mai. Mai!
Spingo e sento che sto per fare lo stronzo più grande della storia, da Guinness dei primati, lo fotograferanno e lo metteranno in un libro. Perché quello che nessuno ti dice, è che in effetti sembra tu stia cacando, e non è affatto raro ciò accada realmente. Nel mio caso non ho fatto la cacca, ma ha pensato bene di farlo qualcun altro.
Do solo 3 spinte, fortissime, l’ostetrica sorpresa prende Ciccio quasi al volo, io sento chiaramente un crac, mi si deve essere rotto qualche osso, perchè è rumore di ossa rotte, anche se non ho mai sentito ossa rompersi.
Mi passano Ciccio che decide di cacarmi addosso. Non è un momento romantico, ma tragicomico, con l’ostetrica che mi pulisce dalla merda di mio figlio, il chirurgo che mi ricuce la patata e zito al telefono con sua madre. Se l’inferno esiste, è così che me lo immagino.
Ciccio è nato alle 2 di mattina, o notte, perchè la mattina mi da la sensazione di luce, invece era buio. Non abbiamo riposato, perchè non riuscivamo a staccare gli occhi da quell’esserino perfetto.
Io intanto temevo il momento di dover fare pipì e la prima volta mi dissero di farmi aiutare da un infermiere. Brucia brucia brucia. Provo le posizioni più assurde per poter fare pipì senza provare bruciore. C’è un sacco di sangue, mi mettono una mutande elastica e assorbenti enormi, cammino come una papera, le gambe divaricate, gli assorbenti enormi nel mezzo.
Zito che mi dice che in sala parto ho detto le parolacce, che ho fatto scorregge e che ho i capillari in faccia tutti rotti, sono un mostro.
So di sangue mio e cacca di Ciccio. Non voglio visite in ospedale che mi vergogno. Solo il giorno dopo riesco a lavarmi.
E vabbene che io non sono duchessa e faccio le scorregge davanti l’ostetrica, ma Kate, sotto il vestito, li aveva i mutandoni coi maxi assorbenti??

Qui in basso un video dell’ospedale dove è nato Ciccio. Claudia è stata la mia ostetrica, che mi ha seguita a casa ♥♥♥♥

http://m.youtube.com/watch?v=9GIgHQHMlJA