oggetti smarriti

Si dice che, quando non trovi qualcosa, essa é sempre nell´ultimo posto dove l´avevi vista.

io ho cercato anche lí, ma non l´ho trovata…

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Starbucks´coffee

“La ragione per cui esistono posti come Starbucks é che, gente che non possiede la minima capacitá di prenderne decisioni, deve prenderne almeno sei per prendere una sola tazza di caffé: lungo, ristretto, con latte scremato, decaffeinato, con dolcificante, senza zucchero, con zucchero di canna etc…

Cosí, gente che non sa che cavolo deve fare, o perché è al mondo, riesce con soli 2 dollari e 95, non solo ad avere una tazza di caffè, ma una decisa consapevolezza di sé. Lungo, decaffeinato, cappuccino!”   (c´é posta per te)

Che tutti gli italiani abbiano allora consapevolezza di sé e non necessitano di uno Starbucks? Perché in Italia non esiste uno Sturbucks quando impera in tutto il resto del mondo?

Semplicemente perché il creatore di questa catena, Howard Schultz, trasse proprio l´idea dai bar italiani. In Italia il caffè non è solo un rito da consumare esclusivamente in piedi al bancone chiacchierando con un amico o col barista, che talvolta è piú di un amico, l´equivalente per gli uomini di quello che è il parrucchiere per le donne, ma è anche un modo di socializzare. Io per esempio non bevo caffè, ma stancandomi di rifiutare sempre inviti e sentendomi pertanto un pó emarginata, ho imparato a berlo, la mia gastrite ora ringrazia!

Schultz osservò l´importanza che ha per noi tale bevanda e decise di esportare l´idea in America. Ovviamente gli americani non hanno il tempo di fermarsi e ideó il caffè da “asporto”, take-away.

L´idea fu un successo tanto che oggi esistono 12.000 filiali in tutto il mondo, tranne ovviamente in Italia. Come potrebbe importare una idea che a sua volta prese da noi? Inoltre noi italiani non beviamo il caffè in bicchieri di carta e poi si sá, la tazzina deve essere rigorosamente calda.

Il rischio di aprire un negozio anche nel nostro paese sarebbe troppo grande e il marchio potrebbe uscirne danneggiato.

Noi andiamo avanti a forza di espresso, tazze di caffè dai quali escono tentacoli di polpo, non ci interessano, grazie!

bellezza in bicicletta

All´inizio credevo che fosse una nuova moda, stravagante, ma originale. Sono arrivata qui che era ancora estate e potevo anche capirlo, fa caldo, ti tiri su la gamba del pantalone, ma perché una sola? Poi arrivó l´inverno che qui significa 20 gradi sotto lo zero, e sempre con la gamba alzata. Mi inizia ad insospettire e capii che non si trattava di moda, bensí di "comoditá". Ora, io non so voi, ma in inverno sotto i pantaloni, metto sempre i collant, possibilmente calzamaglia di lana, ma loro (del resto popolo nordico..) con la calzetta corta, e la gamba nuda fino al ginocchio, con i pantaloni rivolti in su per non sporcarsi con la catena della bici.

Si, perché qui non c´é temporale o freddo che tenga, tutti girano in bicicletta. Quando scendono dalla bici non si scomodano di sistemarsi i pantaloni, e camminano con le gambe scoperte, e possibilmente un sellino sotto braccio (sperando che poi non facciano come fantozzi..).

Io non sono mai stata contagiata da questa passione, ma lui si. Batteva i piedi a terra perché ne voleva una e cosí l´ho accompagnato al negozio per sceglierne una. La piú economia costa all´incirca 300€, ma puó raggiungere i 2000€ senza difficoltá. Io avrei optato per una per i bambini, 99€, ma non era alla "sua altezza", inoltre, dato che sono tedeschi e chiaramente per natura cinici, nella bici dei bambini non mettono le rotelline dietro, e nemmeno i pedali. Devono imparare ad andare spingendo semplicemente le due route, prima imparano a mantenere l´equilibrio, poi si comprerá la bici con i pedali.

Io non ne capisco molto: c´é un telaio, le due ruote, la catena..perché queste cifre cosí esose?

Soluzione?

Papá va in via Divisi a prenderne una e poi ce la portiamo ad agosto con l´aereo. Il trasporto costa solo 25 euro, la bici non costerá piú di 200.

Chissá quanto costa potrarsi la Vespa che poverina giace in garage triste e abbandonata…

I Huxtable

Quando sei in terra straniera, per sentirti a casa, accendi la tv. Del resto le trasmissioni sono le stesse, i film, i telefilm identici.

Eppure se comprendi la lingua del paese ospitante, ti rendi conto che anche lí vi sono sottili, o enormi, differenze.

Mi é capitato guardando due telefilm molto popolari in Italia; I robinson e la tata, uno un cult delle serie televisive, l´altro piú recente ma che ha raggiutno presto fama.

Rimarrete sbalorditi nel sapere che la tata, non si chiama Francesca Cacace, e non é né di Frosinone, né tantomeno italiana. La Nanny tedesca é polacca. Inoltro la corpulente zia, non é la zia, ma la mamma della tata in questione. Mi chiedo come sia nell´originale, e perché eventualmente gli italiani abbiano compiuto tali scelte nella traduzione; come puó una mamma diventare zia?

Se  per la tata il trauma non é stato cosí forte, lo é stato per il "Bill Cosby Show", il vero nome della serie de "I Robinson". Ebbene Theo, Cliff, Sandra e tutti gli altri componenti della famiglia, non portano come cognome "Robinson" ma Huxtable. Perché cambiare addiruttura il nome di personaggi cosí popolari, con i quali siamo praticamente cresciuti? Cosa ha determinato tale scelta?

Preferisco risparmiarmi la vista di telefilm come Happy days, magari vengo a scoprire che Fonzie era Gay…

italianenglish

Scusate per ora sono fissata, ma la mancanza del mio rene causata dal notebook appena acquistato si fa sentire. Ogni volta che guardo il monitor sento una fitta al lato destro, ogni click del mouse è un´agonia.

Mi sono resa conto che se per comprare un reggiseno ho problemi (misure e terminologie varie sono diverse), comprare un pc è cosa estremamente facile. Persino “lui” è riuscito a parlare col commesso di Karstadt pur non parlando né tedesco né inglese. Io di mio ho messo solo il rene. Eppure pensandoci bene hanno parlato piú inglese che altro: monitor, Hardware, Software, Driver, internet, etc…sono tutti termini inglesi. Allora mi rendo conto come questi termini siano entrati a far parte della nostra lingua, e faccio questa osservazione con un pó di dispiacere. Mi rendo conto di non poter usare un “topo” per muovere il cursore, e di non poter parlare di merce dura e morbida, ma perché non dire schermo in luogo di monitor? E perché non rete per Internet (parola per metá latina e metá inglese)?

Comprendo che in italiano non esistono parole per indicare termini delle nuove tecnologie e che piuttosto che inventarsi parole (cosí come fanno i francesi) si ricorre all´uso di parole giá esistenti nella lingua franca, quale è l´inglese.

Non comprendo invece il sostituire parole della nostra lingua con stranierismi, anche perché, per inteso, noi italiani non siamo poi cosí bravi con le lingue straniere. E cosí nascono enormi “gaffe”, o meglio equivoci, come con “Stage”.  Un tempo corso di formazione o tirocinio, soppiantato da un “palcoscenico”. Si, perché chi ai tempi inizió ad usare questa parola, la pronunciava all´inglese, ignorando che in tale lingua ha tutt´altro significato. Solo dopo anni di persone che frequentavano palcoscenici, si scoprì che andrebbe pronunciata alla francese, e nacquero cosí due fazioni opposte, chi continua a dire palcoscenico e chi è diventato francofono. Io continuo a dire tirocinio.

Non credo che si debba imitare il comportamento di francesi o spagnoli, ma almeno le parole che abbiamo teniamocele strette. Fa quasi ridere un provvedimento di oltre 50 anni fa (legge 23.12.1940 n.2042) che proibì l´uso di stranierismi in manifesti, cartelloni e pubblicitá, eppure molte di quelle parole resistono fino ad oggi:

Copyright. Diritti riservati
Sprint. Scatto
Mousse. Spumone
Brioche. Brioscia
Buffet freddo. Tavola fredda
Croissant. Cornetto
Steeple-chase. Corsa a ostacoli
Express. Rapido (treno)
Potage. Zuppa
Agreement. Accordo
Match (pugilato). Incontro
Leitmotiv. Motivo conduttore
Sprinter. Velocista
Round. Ripresa
Cottage. Villetta
Carnet. Taccuino
Coupon. Tagliando
Made in. Prodotto in
Grill. Rosticceria

Record. Primato.
Speaker. Annunziatore.

il giorno dopo (le elezioni)

In Sicilia non importa fare male o far bene: il peccato che noi siciliani non perdoniamo è semplicemente quello di fare. Siamo vecchi, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori giá complete e perfezionate, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna  a cui abbiamo dato il “la” (…)Il sonno, il sonno è ció che i siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrá svegliare, sia pure per portar loro i piú bei regali (…) Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le piú violente: la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppetate, e le coltellate nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera o di cannella (…)

Non nego che alcuni siciliani trasportati fuori dall´Isola possano riuscire a smagarsi: bisogna peró farli partire quando sono molto, molto giovani: a vent´anni è giá tardi; la crosta è giá fatta, dopo: rimarranno convinti che il loro è un paese come tutti gli altri, scelleramente calunniato; che la normalità civilizzata è qui, la stramberia fuori. (…)

I siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti: la loro vanità è piú forte della loro miseria.