Stagione di conigli

Pasqua si avvicina, e i piccolo crucchi aspettano che i conigli (in realtá Hase significa lepre) portino le uova. Io ho provato a spiegare che sono le galline a portare la uova, ma qui a quanto pare gli Hase fanno le uova e il giorno di Pasqua si divertono a nasconderle in giardino o nei parchi per essere poi rinvenute dai bambini il giorno di pasquetta. Da noi invece per pasquetta i bambini si divertono a cercare nei vari improvvisati barbecue e mangiare carne di crasto a scottadito. Paese che vai, usanze che trovi.

Questo animali sono tanto amati tutto l’anno dai crucchi, che li scelgono come animali da compagnia. Sabato scorso a lezione una mia alunna é arrivata in classe con una gabbietta:

Che hai li dentro?

i miei conigli, dopo lezione vado a Francoforte dai miei genitori e rimango lí per pasqua.

AHHHHH e gli porti il pranzo pasquale? Come li fate?

L’alunna peró non ha gradito e capito la battuta. Eppure il coniglio lo mangiano pure loro, al bancone della carne si trova con facilitá. Quello da mangiare peró non si chiama Hase, ma Kaninchen, ma sempre coniglio é. Proprio vicino al bancone della carne, comunque in ogni centro commerciale, in questo periodo ci sono i conigli, ancora vivi. Vengono messi dentro un grande recinto e lasciati liberi di saltare all’interno di esso. Regolarmente viene data loro un pó di verdura, oggi era la volta dell’indivia, che a me piace molto cotta con la pasta con i pezzi di cacio, e non gli fanno mai mancare le carote. Ogni passante, che sia grande o piccino, si ferma sempre a osservare questi teneri esserini pelosi dalle lunghe orecchie, che in effetti fanno cosí tanta tenerezza da commuovere persino un cuore crucco. Hase al di qua, Kaninchen aldilá del recinto, chissá se dopo la pasqua tutti questi teneri Hase, non diventino Kaninchen.

Ma quando inizia la stagione dei conigli?

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Sabato mattina

Sabato mattina, piove. E che ca… Ma tanto io devo lavorare, oggi mordo statemi lontani. Penso che il mio umore sia simile a quello di molte persone su questo vagone dell’s-bahn. Che la mia energia sia cosí negativa e cosí potente da influenzare i crucchi? Solo due donne, sedute di fronte a me sembrano contente, sicuramente loro non devono lavorare. Scendono a Neukölln e mi lasciano di nuovo senza sorrisi, sola con la mia rabbia. Sale peró un uomo che a prima vista mi sembra ubriaco perché ride, come se bisognasse necessariamente essere ubriachi per ridere oggi, in questo mondo. Ma non giunge al suo ingresso il tipico tanfo di alcol, quindi credo sia solo analcolicamente felice.

Si siede nei sedili in fondo, di quelli chiudibili. Davanti a lui c’è una mamma, in piedi, che tiene le mani ferma sul passeggino della figlia. L’uomo ha la bimba di fronte, seduta alla stessa altezza. Le parla, come se si conoscessero, la mamma peró non mi sembra ricambiare tale confidenza con l’uomo che parla alla figlia. Le offre pure una caramella, che la bambina ingurgita senza farlo notare alla mamma che si gira dall’altra parte per non essere costretta a parlare all’uomo. Sará pazzo. Ora legge il giornale della persona seduta di fianco. Si sistema le pagine in modo da poter leggere meglio il quotidiano. Stavolta la signora non é infastidita e anzi gli dona la pagina che lo interessava. Lui ride. Le persone sedute nel vagone osservano la scena, e ridono nascondendo il sorriso. Lo smorzano.

Scendiamo tutti a Südkreuz e lui continua a ridere. Tutti abbiamo pensato fosse solo un pazzo. Anche io l’ho pensato, sará un pó matto. Simpatico ma matto.

Anzi no. Siamo noi i pazzi. Che stiamo ore a viaggiare su questo treno, seduti fianco fianco, ginocchia contro ginocchia senza chiederci dove vanno queste persone, cosa fanno, cosa stanno leggendo. Perché le due signore sabato mattina sorridevano? dove stavano andando? Perché non scambiarsi una parola, scambiarsi almeno un saluto. Siamo noi i pazzi col muso lungo, e lui é l’unico sano. L’unico che sabato mattina ci ha donato un sorriso, che si é interessato alla persona di fianco che ha voluto condividerne le notizie. E noi non abbiamo capito la sua gentilezza, non ne abbiamo condiviso l’allegria. Uno dei tanti momenti mancati, ormai persi.

basta

Basta mi arrendo. Avevano ragione tutte le serpi che mi dicevano di gettare la spugna molto tempo fa. E la colpa é dei miei genitori, che mi hanno sempre dato fiducia e detto che ce l’avrei fatta. Si sono sbagliati e mi hanno fatto crescere in una favola.

Basta avete vinto voi, serpi. Ci rinuncio. Solo raramente leggo i pochi e falsi annunci, giusto per rendermi conto che avete ragione, io non sono “abbastanza”. Ho sprecato carte e notti a studiare, inutilmente, per non parlare dei soldi che ci ha messo mio padre.  I francobolli per mandare le candidature, quelli invece ce li ho messi io. Sempre ritornate indietro, senza alcun invito, senza una spiegazione. Almeno spiegare il perché, dirmi come posso essere almeno “abbastanza”. Le universitá si saranno cosí abituate a rifiutarmi, tanto da rifiutarmi quando non mi sono nemmeno candidata. Ennesima lettera di rifiuto, ma quando e perché mi sarei mai candidata per insegnare tedesco?

Avete vinto voi, cosa ci avete guadagnato non lo so, sicuramente una candidata in meno alla quale dire no. Spero ne siate contenti. Mai una parola di aiuto e di conforto in questi anni, solo “lascia perdere”.

avete vinto, la forza di contrastarvi non ce l’ho piú

schon wieder Sonntag

Che é fine settimana si capisce dal fatto che piove. Tutta la settimana tempo splendido, perfino a BeLLino, giovedí estate: ben 21 gradi contro i soli 17 di PaleMMo. Si prospettava un fine settimana splendido, dopo una settimana  terrificante, invece ieri mattina ha iniziato a piovere per smettere domenica pomeriggio, quando ormai tutti i piani erano saltati, e anche i miei nervi. Che poi se Sonntag si chiama cosí ci sará un motivo, no? Allora dove diavolo é sto Sonne che dovrebbe splendere?

Le settimane sono lunghissime, stancanti, non ho un orario di lavoro non un Feierabend. Il mio Feierabend é quando arrivo a casa, uguale a che ora, anche dopo le 21 dopo un’intera giornata in giro,  e posso finalmente mettermi il pigiama, lavarmi i denti e strisciare fino al letto. Sono stanca. A volte lo sono cosí tanto che mi viene da piangere, ma anche questo sarebbe un ennesimo sforzo e perdita di tempo, che non ho e non posso permettermi di sprecare. Non so se tutti questi sforzi valgano la pena, a fine mese peró il mio conto dice proprio di no, che tanto vale prendersi il sussidio e grattarsi la pancia tutto il giorno. Ma ci devo almeno provare, per quanto a lungo possa resistere. Il sabato mattina non mi da nemmeno tregua, borsa sulla spalla, e via in giro con tram, sbahn e bus, fino al prossimo luogo di lavoro. Aspetto il fine settimana con ansia e poi mi rendo conto quanto sia breve e stancante anche questo. La domenica é l’unico giorno in cui posso pulire, lavare, stirare, spolverare e mettere in ordine. La sera mi seggo a tavola e penso che non ci sono riuscita affatto a riposarmi come avrei voluto, che non so se riusciró a sopravvivere ad un’altra settimana. E oggi mi hanno pure fregato un’ora in piú che avrei potuto avere di pace e serenitá.

Domani é lunedí, e io non lo so proprio se riusciró ad alzarmi

Babbaluci

Da bambini si inizano a sperimentare i sapori. Si abbandonano le pappine per iniziare a condividere il cibo con gli adulti, e loro ti fanno sperimentare di tutto, se poi si é nati in Sicilia tra le prime prelibatezze che si fanno assaggiare ci sono le stigghiole, la milza e altra frattaglie. Perché in effetti queste cose o si mangiano da piccoli, senza fare domande sul cosa possa essere mai o non si assaggiano piú perché poi iniziano a venire scrupoli di coscenza e di stomaco. A casa mia si é sempre mangiata la meusa, e quando iniziai a collezionare e leggere i vari fascicoli di “Esplorando il corpo umano” non notai alcuna affinitá tra milza e meusa. Una volta peró qualcuno della mia famiglia menzionó il contenuto di quel misterioso panino in italiano “milza” e li i miei neuroni iniziarono a funzionare e riuscirono a trovare il collegamento con quel pezzo che avevo giá montato nel mio modellino del corpo umano. Bleah, per anni mi ero nutrita di quell’organo inutile che veniva spesso asportato, ed ecco che finiva dritto dritto nei panini: dal malato all’ospedale, dalla sala operatoria alla mia mafalda. Almeno nessuno era morto per questo, e dopo averlo mangiato per molti anni, ormai sarebbe stato inutile smettere, e quindi continuai a mangiare, anche dopo aver scoperto la sua vera origine. La stessa cosa vale per le stigghiole. Dopo averle mangiate inconsapevolemtne e aver scoperto cosa fossero, perché smettere? ormai tanto vale continuare a strafogarsi senza lasciarsi impressionare.

Per me é stato cosí in generale, eccezione fatta per i babbaluci.

Per me erano solo un cibo col quale poter giocare, cosa in genere vietata. Si poteva prenderlo con le mani e succhiarlo via. Erano pezzi di carne da cercare come a nascondino e tirarli fuori dalle tane. Poi peró ho scoperto che non erano altro che allegre e tenere lumachine. Lí fu la fine della Giulia divoratrice di lumache.

Mio padre le comprava, gli faceva pure il bagnetto, le strofinava con cura e poi le uccideva. Perfido fino in fondo, non gli permetteva alcuna via di fuga, anzi peggio, le illudeva con un sogno di libertá: non hai mai posto sulla pentola il coperchio, no, gli faceva vedere la luce, la loro speranza di fuga, ma perfidamente spergeva l’orlo della pentola, dove loro erano arrivate a fatica ormai moribonde, di sale; non appena giungevano quasi alla libertá si piegavano su se stesse vinte dal sale. L’ho sempre trovata una crudeltá immane, mi commosse troppo la loro inutile fuga, la loro battaglia per essere libere, ma schiacciate dalla forza bruta che mi imposi di non mangiarne piú e di liberarle, se non tutte, almeno alcune. Sceglievo le piú combattive, le tiravo su e le liberavo, non so se me ne siano mai state grate, se abbiano riconosciuto il rischio che stavano correndo, non volevo gratitudine, io le salvavo perché cosí mi sembrava giusto.

Ci vuole fortuna a nascere, l’ambiente in cui vivi e cresci condiziona molto la tua vita. Se nasci lumaca nel territorio paleMMitano in prossimitá del festino, sei molto sfortunato.

Briefträger

Non vorrei mai fare il postino in Germania. Credo che in realtá sia un pó ovunque un lavoro un pó disgraziato, a prescindere dalle condizioni climatiche, con lo scirocco come con il gelo, devono sempre stare  a consegnare lettere e pacchi. Di questa professione avevo giá letto, o almeno provato a leggere, Post Office di Bukowski, mai portato a termine perché troppo volgare persino per me. Già lí venivan descritta la dura vita del postino, un lavoro da me forse sempre sottovalutato, ma la sua durezza mi é venuta in mente osservando il postino crucco.

Il postino crucco, diversamente dal comodista italiano in giro in moto, a PaleMMo si usava il Free, pedala tutto il giorno.È dotato infatti di gialla bici con due sacche enormi sul davanti dove viene messa la posta giá smistata. Ho notato che lungo la strada si trovano ad intervalli delle cassette, che io pensavo fossero dell’energia elettrica, dell’illluminazione pubblica, e invece ho scoperto contenere la posta giá smistata secondo gli inquilini che il postino trova lungo il percorso. Il postino qui non citofona, ma ha le chiavi di ogni portone. Quindi oltre a pedalare, carico delle pesanti buste, sperando non incontri mai una salita (e per fortuna Berlino é quasi tutta in pianura), gli pesa sul fianco un enorme mazzo di chiavi. Questo san Pietro in versione crucca, fa lo stesso percorso ogni giorno, scolpendo i polpacci sudando in estate e tremando dal freddo in inverno. Proprio questa categoria é stata la piú colpita dal mal tempo di questo inverno, causa scivoloni, cadute e malattia, una grande percentuale si é dovuta assentare dal lavoro.

La categoria “porta pacchi” compagna dei Briefträger (letterlamente porta lettera) é favoreggiata dal furgone. Loro infatti non vanno in giro in bici, ma comodamente in furgone, anch’esso giallo. A loro non servono le chiavi dei condomini, perché devono necessariamente bussare. Ora, i palazzi crucchi, quelli belli Altbau, edifici d’epoca, non sono forniti di ascensore, compito del postino, é portare il pacco fino alla porta del destinatario. In genere un Altbau non supera i 4 piani, se il pacco é piccolo e leggero il postino arriverá comunque ansimando alla porta dell’inquilino dell’ultimo piano e a scendere, come si dice a PaleMMo, tutti i santi aiutano. Per fortuna dei portapacchi, io abito solo al primo piano, per loro sfortuna mia suocera manda mensilmente un pacco di almeno 30 chili. Santa donna ci manda sempre tutto, dall’olio buono a un metro di salame, dalle sarde salate al pirmintio, dal sale  quello marino, ai biscotti da panificio. L’ultima volta il pacco superava abbondantemente i 30 chili e il portapacchi non mi é parso poi molto contento. Arrivato alla porta, ansimando ha posto a terra il pacco, ha vinto la riservatezza tipica crucca e ha chiesto con l’ultimo respiro che gli rimaneva, come nella pubblicitá della Edeka: was ist hier drin????[kml_flashembed movie="http://www.youtube.com/v/zl6WgCKfDuU" width="425" height="350" wmode="transparent" /]