Come un’imbecille

Dovendo credere a ciò che affermano i giornali riguardo Eco,  sono un’imbecille (non che ci volesse lui per un’affermazione tale).
“Prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino,  senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere,  mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel”. Ora,  io non voglio dare un’enorme delusione ai miei genitori,  ma probabilmente un premio Nobel non lo vincerò mai,  non per questo credo di aver meno diritto di parola rispetto a chi ne ha vinto uno,  che forse solo loro hanno il diritto di esprimersi? Io Dario Fo lo seguo a stento e,  sarà forse la vecchiaia,  mi sembra negli ultimi tempi dica un paio di cazzate.  Però lui ha il Nobel e io no.
Vorrei ricordare che tra i premi Nobel ci furono Kissinger,  Arafat e Obama,  io almeno sono imbecille in piccolo e non a livello mondiale.
Che le chiacchiere al bar non abbiano mai fatto male a nessuno,  ho dei dubbi. Se non sbaglio Hitler pagava da bere all’Hofbräuhaus per venire ascoltato in quelli che furono i suoi primi comizi.
Devo cantarvi Bocca di Rosa per intero? a causa delle chiacchiere delle donne del paese fu messa su un treno e già alla stazione successiva veniva attesa (molta più gente di quando partiva) ,  e non c’era ai tempi alcun gruppo su Facebook “fan di Boccadirosa”,  le voci si spargevano allora come adesso,  solo ora con maggiore facilità.
Prima c’era il bar o la parrucchieria per spargere notizie più o meno vere,  oggi c’è il web. Cambia il mezzo ma il risultato è lo stesso. Sta nell’intelligenza di ognuno di noi distinguere una notizia vera da una bufala e se si usa bene il web si riesce,  senza troppe difficoltà,  a smascherare la bufala. Il web rende il mondo della comunicazione democratico,  perché da il diritto di parola a tutti,  che siano premi Nobel o imbecilli,  anche se uno non esclude l’altro,  un premio Nobel può anche essere un imbecille.
I social network hanno una miriade di difetti,  ma hanno il vantaggio enorme di avvicinare e ridurre le distanze nonché di conoscere altre realtà che altrimenti non avremmo modo di farlo.
Eco sostiene inoltre che per evitare il diffondersi di bufale,  “i giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all’analisi critica dei siti, così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi”.  Se i giornalisti dediti a queste analisi sono gli stessi che hanno devastato la vita di Maurizio Foglietti,  se sono gli stessi che cercano di intervistare a Catania il padre di Nicole nel giorno della nascita e morte della piccola,  se sono gli stessi che mostrano il corpo della bambina annegata nel mediterraneo assieme a tanti,  troppi altri corpi,  preferisco di no.
Che forse i giornalisti siano in assoluto i detentori della verità?
Riguardo poi i temi imposti ai ragazzi avrei un libro intero da scriverci su.  Vorrei che un giorno,  prima o poi,  qualcuno mi spiegasse perché è così importante sapere scrivere un tema. Io facevo collezione di insufficienze a scuola,  la mia insegnante di lettere stava più tempo fuori dall’aula che dentro,  e uguale se fosse presente o meno,  noi giocavamo a carte. I vari temi su I (pallosissimi) promessi sposi non sono forse di massimo interesse per un quattordicenne,  il quale forse preferirebbe parlare dello scudetto dato a chi non lo so,  o della finale di Amici,  se lo fanno ancora, non lo so.  Il fatto è,  che per me non è tanto importante l’oggetto del tema ma il modo in cui di tale oggetto si parla. E invece no,  a scuola solo temi su Leopardi,  Foscolo e sulla guerra di indipendenza.  Ma voi sareste in grado di scrivere su un qualcosa del quale non ve ne frega nulla?
Quindi Eco,  prima di insegnare agli studenti quali siti di premi Nobel da utilizzare per scrivere un tema,  sarebbe forse il caso di capire,  attraverso i siti,  quali sono gli argomenti di interesse per i ragazzi.
Poi però magari Eco non ha affermato nulla di ciò è io sto qui a parlarne come un’imbecille.

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