il sucafoglie

Oggi avrei potuto parlarvi del fatto che leggo tanto, tantissimo e quindi non ho figli. Ma l’argomento ho visto essere stato abbondantemente affrontato in rete.

Vi parlo pertanto dei sucafoglie, letteralmente dal crucco: Blättersauger o meglio Laubbläser che contiene il verbo soffiare (in effetti soffiano e non aspirano) ma che ha il doppio significato di “sucare” come lo intendiamo noi siciliani.

Ogni stagione ha i suoi colori, odori, sapori e suoni, in taluni casi “rumori”.

L’estate ha il suono delle onde, delle cicale. L’inverno ha il suono delle pale sul fondo ghiacciato, del ghiaccio grattato via dalle auto e il silenzio ovattato della neve. La primavera ha il suono degli uccellini e dei fiori che sbocciano, che esplodono. L’autunno ha il suono delle foglie che si poggiano al suolo e il RUMORE dei sucafoglie.

Io non ci avevo mai fatto caso prima, sará che a Palermo non c’è poi tanto da “sucare”/aspirare, soffiare, dato che di alberi non se ne vedono tanti in giro, ma qui la loro presenza si fa proprio sentire.

Sparsi per la cittá ci sono infatti tanti omini arancioni con il sucatore sulle spalle a mo’ di zaino che spostano molto rumorosamente (sembra il rumore di una motosega) le foglie al margine della strada, dove poi passerá un furgone a caricare le montagne di foglie accatastate.

Un tempo si usava l’ecologico rastrello, oggi si preferisce invece il rumoroso soffiatore a benzina.  Magari a qualcuno verrá l’idea di utilizzarlo anche in spiaggia, nei lidi, per spostare la sabbia piuttosto che rastrellarla e non si vedranno piú lievi solchi, ma alte dune.

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Sauer

Che in tedesco significa acido/aspro ma anche incazzato. Che in effetti se sei acido sei anche incazzato.

Ecco, oggi io sono acida come lo Jogurth che giace nel mio frigo scaduto da tre giorni, se lo lascio ancora li inizierá a prendere vita, si scoccierá e abbandonerá il frigo di sua sponte. Ecco io oggi sono acida come quello Jogzrth, e quindi, come mi insegnano i crucchi, anche incazzata/ acida.

Acida perché ho creduto che se fossi andata in palestra e avessi fatto la brava bimba non avrei piú avuto il mal di schiena, invece eccolo qui.

Acida perché delusa.

Acida perché non trovo casa nonostante abbia tutti i documenti in regola

Acida perché non trovo piú annunci per altre case

Acida perché provo ad esser diplomatica e cerco di mandare in fare in culo con molta educazione, scaturendo effetto boomerang. Cioé se ti dico  “forse ho capito male”, ti prego di leggere tra le righe e di interpretare la mia frase con un “ti sei appena spiegato/a col culo e non ci si capisce un cazzo”, e non rispondermi con un “come tu stessa asserisci, no hai capito”, perché la prossima volta saró meno educata, e opteró per la scrittura esplicita.

Acida perché mi sento sola (Zito a parte, ma tanto siamo una persona sola),  e non so che farci.

Acida perché é lunedí e ancora ce ne vuole tanto al finesettimana che si rivelerá noioso e monotono come sempre

Mi ci vuole del bicarbonato

Zuckerschwanz

“E’ Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese”

A me Charles Bukowski non piace, non riesco ad andare oltre questa frase, bellissima, forse l’unica cosa decente che abbia mai scritto. Per il resto non ne riesco a capire la grandezza (certo devo a lui se John Fante é stato pubblicato). Eppure devo dire che io mi accendo con l’avvicinarsi del Natale.

In genere vado a PaleMMo solo due volte l’anno: per le festivitá natalizie e in estate. Immaginate quando sia difficile tornare da un’estate soleggiata, calda, e odorosa di salsedine. Immaginate come sia brusco il cambiamento climatico e cromatico. Solamente entrando in un supermercato mi torna il buon umore. I Lebkuchen, lo Stollen, il Baumkuchen e i vari addobbi natalizi mi mettono giá di buon umore. E non perché penso che tra poco torneró da mamma e papá, e non perché penso che a breve ci sará ancora una vacanza, e non perché si avvicina il momento in cui torneró a Palermo, bensí perché finalmente una volta l’anno posso tornare ad essere bambina, e posso tornare a godermi  il natale attraverso gli occhi, il gusto e l’olfatto di una piccolissima e remota me.

Certo non é piú il natale con i nonni, con i cugini ad aspettare il ritorno delle mamme dalla messa per poter spacchettare i regali, quei momenti non tornano piú, ma é il natale per me piú bello che possa esister, il natale crucco. Lo devo ammettere, il periodo dell’avvento in tedeschia é secondo me il piú bello sulla faccia della terra. Ricordo che a Lipsia, abitavo proprio in centro, era una gioia per gli occhi e il cuore andare ogni giorno a lavorare dovendo passare dal mercato di natale, sentire le persone ridere a voce alta, sentire nell’aria l’odore dolciastro della cannella (che per me é l’odore del natale) e l’odore agro del Feuerzangenbowle (se riuscite a dirlo tutto d’un fiato potete ritenervi dei germanisti)

Tra gli scaffali del supermercato, giá ad ottobre ma sempre prima di anno in anno, fa la sua comparsa tra i pacchi di zucchero un coso fatto cosí:

zuckerhut21

Che all’inizio ho pensato che fossero proprio bizzarri i crucchi, che preparano giá lo zucchero in base alla forma della zuccheriera. Poi peró mi sono posta il problema di come diavolo si infili sto coso fallico all’interno della zuccheriera altrettanto fallica. Poi ho letto il nome: Zuckerhut, cappello di zucchero, che é anche il nome crucco per il Pan di Zucchero di Rio. Secondo i Crucchi questa forma di zucchero rievoca un cappello senza tesa, per me rievoca un fallo e quindi lo chiamo zuckerschwanz, mi sembra piú adeguato.

Lo Zuckerschwanz non si usa per le zuccheriere a forma conica, come avevo inizialmente ipotizzato, ma é ingrediente fondamentale per il mio tanto amato Feuerzangenbowle.

La bevanda é divenuta molto popolare in Germania a causa dell’omonimo film degli anni 40, e viene preparato in casa (ma si trova per fortuna in ogni mercatino natalizio) nella stagione fredda e in particolare per le festivitá natalizie.

è di base un Punch caldo, fatto con vino rosso, chiodi di garofano, anice stellato, cannella, scorza di arancia e limone. Sul calderone dove viene fatto cuocere il vino si mette una lamina di metallo (Feuerzange) sulla quale si poggia lo zucchero fallico, che viene fatto bruciare e che pian piano va sciogliendosi cadendo dentro alla bowle (ciotola) sulla quale appunto sta cuocendosi il vino.

Vi assicuro che bevuto in questo periodo dell’anno scalda il cuore e non solo.

La stagione dei mercatini é appena iniziata, proprio oggi. E ancora non ho bevuto nemmeno una tazza di Feuerzangenbowle! Ho 4 settimane per rifarmi

al chiar di luna

Da molto tempo ormai la luce non va piú via. Mi ricordo che fin quando ero piccola si rimaneva spesso al buio, oggi non succede piú.

Ricordo che a volte capitava pure all’asilo o alle elementari e che quando andava via la corrente elettrica si stava tutti zitti, come se le nostre voci, i rumori, i pensieri andassero via insieme alla luce e poi quando la luce tornava si battevano le mani e si urlava di gioia. Ecci, nei ricordi di bambina la luce era legata ai rumori, alla voce, ai giochi, il buoi invece al silenzio. Non a caso si dormiva al buoi e nella mi stanzetta non ho mai avuto una luce, nemmeno piccina per la notte, per non avere paura. Non ho mai avuto paura del buoi, ne ho sempre rispettato il suo silenzio.

La corrente elettrica veniva per lo piú interrotta a casa la sera, del resto anche se fosse andata via di giorno ci sarebbe stata la luce del sole a “parlare”, o forse non é vero che andava via per lo piú di sera, ma é di sera che si nota di piú il buio e io ricordo solo quello. La mamma teneva sempre in uno stipetto della cucina, in alto, un candelabro in legno con una candela bianca sempre pronta per l’uso. Non ricordo come poi venisse accesa, dato che in casa nessuno fumava e quindi non c’erano né cerini né accendini, o forse ve ne erano alcuni accanto alla candela. Mi ricordo il silenzio della tv, di una cena a lume di candela, una cena suppongo fredda, dato che non si poteva cucinare. O forse noi cucinavamo comunque perché allora avevamo la cucina a gas.

Poi con la casa nuova, negli anni ’90, la candela venne sostituita da una torcia da campeggio e ci si affacciava al balcone per vedere se negli altri palazzi ci fosse “la luce” oppure no. La luce, con l’articolo determinativo, come se fosse lei, la sola, quella nostra, a noi rubata e finita nel palazzo del vicino, stronzo, che invece puó vedere la tv, mangiare e cucinare serenamente. Affacciati a contemplare i palazzi con le finestre accese, fin quando un boato di ooooooooooooooooooooooohhhhhhhhhhh preannunciava il ritorno della luce anche nel nostro palazzo.

Oggi la luce non va piú via. Non capita mai, ma proprio mai di cenare al lume di candela, senza il sottofondo rumoroso della tv, parlare sottovoce per non disturbare il buio. Stasera mi augurerei una cena al lume di candela, come una volta, con quella candela bianca sul candelabro di legno.

fuori stagione

Questo post é un pó fuori stagione, perché dovrebbe essere pienamente estivo, e invece siamo quasi in inverno.

Le farmacie in Germania seguono il susseguirsi delle stagioni: in autunno le vetrine sono piene di prodotti per guarire dal raffreddore, in estate sono piene di creme solari e di pomate contro le micosi. Una cosa che mi fa incazzare, é che in inverno, anche se non sono raffreddata, anche se non sto comprando un farmaco contro il raffreddore, il/la farmacista mi regala sempre un pacco di fazzolettini, che secondo me porta sfiga, e infatti poi mi raffreddo.

In estate le creme solari protezione 3000 impazzano ovunque, e non a torto, dato che il crucco si ustiona anche se all’ombra e al chiuso. Il secondo oggetto che impazza in tv e nelle farmacie in questa stagione é appunto il prodotto contro le micosi, ma non una micosi qualsiasi, bensí al piede. Perché il crucco o cammina con sandali e calze o direttamente a piedi scalzi. Non conosce le mezze misure. Non é quindi poi cosa rara vedere adulti e bambini, camminare per le strade cittadine completamente a piedi scalzi. Che poi mi chiedo: se hanno l’abitudine di togliere le scarpe all’ingresso di casa, in questo caso che fanno? Immergono le piante dei piedi nell’acido? Ad ogni modo, il crucco ama camminare a piedi scalzi, ovunque, e si becca i funghi, e penso anche tante altre malattie rare all’uomo europeo medio sconosciute.

Mi sono peró accorta che l’abitudine di camminare a piedi scalzi non é legata solo all’estate, e che in effetti, anche se in minor numero, i prodotti per curare il fungo al piede sono sempre presenti nelle farmacie. Ovvio che non cammineranno a zero gradi scalzi sui marciapiedi della cittá, ma nelle docce della palestra si! Che poi la palestra ha le docce in comune, aperte non divise, quindi per terra é perennemente bagnato. Le crucche arrivano candide e scalze nel reparto doccia, immergono i loro piedini in quella sostanza melmosa misto di acqua stagnate, peli di ogni natura e non voglio sapere cosa altro (spero nessuno faccia pipí sotto la doccia) e si lavano. Appena finiscono tornano, sempre a piedi scalzi verso gli spogliatoi, si asciugano e si rivestono sotto la mia faccia sgomenta.

Io non ho mai avuto problemi di micosi, i funghi preferisco mangiarli piuttosto che conviverci. Ma ai crucchi non glielo hanno mai spiegato che prevenire é meglio che curare? che un paio di ciabatte sono meglio della crema antimicotica?

The crucchy horror picture show

E compriamo 2 biglietti per il rocky horror picture show.  L’ultima volta che ho visto il film sará stato all’incirca 20 anni fa, quando ancora non esistevano i vari bollini-semaforo per la tv e ad ogni modo ai miei genitori non é mai fregato niente: non mi hanno mai costretto a letto per non vedere l’esorcista i vari lo squalo e pirahna etc. Non per questo sono cresciuta traumatizzata o violenta, oddio, quando ho saputo dei pesciolini che fanno la pedicure non ho potuto fare a meno di ricordarmi del film pirahna, ma non di questi piccoli traumi infantili che volevo parlarvi

E cosí siamo andati all’Admiral per vedere il musical, piú per curiositá che per altro. All’ingresso vendevano i soliti gadget, le magliette, le spilline  e delle borse. Abbiamo ignorato il tutto e siamo saliti all’ultimo piano verso i nostri posti.  Se mi fossi documentata prima invece la borsa l’avrei comprata, e dovesse capitare anche a voi, compratela!  Al suo interno si trovano infatti i vari oggetti INDISPENSABILI allo spettacolo. Niente occhiali 3D, no, ma: rotoli di carta igienica, coriandoli, pistola ad acqua giornale, cappellini da party e torce. Perchè? e ora ve lo spiego.

Ho a volte letto, o visto in tv di come alcuni fans vivono il Rocky horror picture show, di come partecipano alle proiezioni del film, ma pensavo fossero “tutte americanate” che mai e poi mai i crucchi avrebbero potuto indossare calze a rete, tacchi vertiginosi, trucchi, parrucche, tanga e corpetti aderentissimi, e non sto parlando di donne! Sapeste che spettacolo! E tutti i trans-crucchi, hanno partecipato animatamente alla rappresentazione. Alla dichiarazione d’amore dei Janet e Brad, tutti a tirare coriandoli; quando inizia a piovere, tutti a sparare acqua  e coprirsi la testa col giornale; al party dei trans di transilvania, tutti col cappellino in testa e durante the time warp, tutti in piedi a ballare: un salto sulla sinistra, le mani sui fianchi etc…

Lo spettacolo é stato meraviglioso, tutto: bravi gli attori, ottimi anche come cantanti, é stato esilarante. Ma se potessi premiare qualcuno per questa performance, il mio oscar andrebbe al pubblico, uno strepitoso pubblico di crucchi in calze a rete e tacchi a spillo.

Cosa strana, tra il pubblico vi erano anche alcuni bambini, stranamente rimasti in piedi oltre le 19.

Die spinnen, die Crucchi…