Trümmerberg. Una montagna di macerie.

Alla fine della seconda guerra mondiale,  nel maggio 1945, a Berlino si contavano circa 600.000 appartamenti distrutti,  la popolazione rispetto al 1939 era quasi dimezzata e c’erano all’incirca 75 milioni di metri cubi di macerie.

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I palazzi si ricostruiscono,  la popolazione pian piano cresce,  ma delle macerie,  che se ne fa un popolo?
I più intellettuali come Grass,  Il mio amato Johnson,  Böll e altri ne fanno letteratura,  il resto della popolazione ne fa montagne. Continua a leggere

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Volevo studiare ingegneria. Ma forse no.

Dovessi avere una seconda possibilità su questa terra,  dovessi rinascere,  o dovessero inventare una macchina del tempo,  io mi iscriverei ad ingegneria.
Se io oggi avessi un laurea in ingegneria o in economia aziendale,  non mi cagherei sotto al pensiero del 5 ottobre.
Il 5 ottobre sarà il mio ultimo giorno di lavoro presso Luftwaffe.  Non ho ancora la certezza al 100%, non mi è ancora stato comunicato ufficialmente,  ma di fatto il mio contratto di lavoro scade e il futuro del reparto dove lavoro è molto incerto. Sono già circondata da sedie vuote al lavoro e da persone che già sanno dovranno andare via. Continua a leggere

Il negozio di lampadari di Erich

Al pari dell’Università di Lipsia e del suo Paternoster,  c’è un monumento a Berlino,  che appartiene alla città ma che non vedrete mai. Io ho avuto la fortuna di vedere la vecchia Uni di Lipsia,  vedendola demolire pezzo per pezzo,  e ho avuto la fortuna di vedere il Palast der Republik,  anche se non più funzionante,  e vederlo demolire pezzo per pezzo.
Il Palast der Republik sorgeva in quella che si chiamava Schlossplatz fino al 1951, per poi chiamarsi Marx-Engels-Platz,  per tornare poi ad essere nel 1994 Schlossplatz.
Fino alla fine della seconda guerra mondiale si trovava qui il castello (Schloss in crucco) cittadino che ospitò gli Hohenzollern. Distrutto però dagli attacchi aerei,  fu definitivamente raso al suolo per fare spazio ad un edificio di utilizzo pubblico.

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Sei e quaranta

Ho fatto i conti,  e sono giunta al risultato che nel, trasferimento dell’ufficio da Adlershof a Tempelhofer Hafen,  io risparmio ogni settimana 6 ore e 40.
Se prima impiegavo circa due ore tra andare e tornare,  adesso impiego 40 minuti scarsissimi.  A volte gioco a sfidare la sorte ed esco sempre più tardi da casa,  per vedere fino a che punto posso spingermi. A volte ho pensato seriamente di arrivare tardi in ufficio e di essere cazziata per questo,  e invece arrivo sempre in anticipo.
Ci perdo ovviamente in tempi dedicati alla lettura,  ci guadagno però in vita. Niente più Sbahn,  possono scioperare un anno intero.
Se dal vecchio ufficio vedevo dalla finestra la grossa A di Arbeitsamt,  che è l’ufficio del lavoro,  quando il lavoro non ce l’hai,  adesso dalla finestra vedo questo:

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13.08.1961, 54 anni fa

54 anni fa era domenica.  La sera prima alcuni berlinesi del settore est saranno andati a trovare gli amici dell’ovest.  Avranno passato la serata ad ascoltare musica,  bere Coca-Cola e si saranno lasciati prendendo appuntamento per il sabato successivo.
54 anni fa un lavoratore di Berlino avrà pensato al fine settimana che stava per terminare e all’imminente inizio di una nuova settimana lavorativa all’ovest,  dove la paga era migliore rispetto all’est e dove poteva fare la spesa comprando prodotti migliori o più attraenti.
54 anni fa nessuno avrebbe mai immaginato che non avrebbe più passato le serate con gli amici e che non avrebbe più potuto recarsi al lavoro.  Ulbricht li aveva rassicurati tutti: “nessuno ha intenzione di costruire un muro”.
E invece quella domenica il muro lo costruirono.  Sotto gli occhi e le armi dei soldati,  i muratori mettevano su,  mattone su mattone.

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La gente poteva ancora vedersi e salutarsi da parte a parte,  ancora in punta di piedi,  poi non più.

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Fino al giorno prima si poteva andare a Berlino ovest semplicemente usando i mezzi di trasporto,  il giorno dopo molte stazioni Ubahn e S-Bahn divennero stazioni fantasma,  non più in uso e controllate dai soldati.
Il muro avrebbe dovuto fermare le fughe dei cittadini DDR verso l’ovest,  dividendo così un paese,  una città e famiglie.
Non viene ricordato spesso il momento in cui fu costruito il muro.  Nei racconti delle persone che conosco ci sono episodi o abitudini e modi di vivere ai tempi della DDR e il 9 novembre 1989, che sembra tutti ricordino alla perfezione,  indifferentemente se si tratti di cittadini dei vecchi  Bundesländer o di cittadini della DDR, i tedeschi tutti lo ricordano.
Penso alle persone che ho incontrato in questi 10 anni e attraverso loro ricordo i loro ricordi.  Penso a Iris e rivivo il suo stupore davanti al suo primo kiwi; penso a Matthias e alla Trabant prenotata quando era ancora un bambino,  che prima di averne una potevano passare anche 10 anni; penso alla mia vicina che per potere studiare medicina,  facoltà che le era stata proibita per qualche motivo dal governo,  pianificò un matrimonio con un ragazzo dell’ovest mai visto prima; penso a Cri che abitando a pochi chilometri dal confine della DDR in Sachsen-Anhalt,  non poteva ricevere visite ed era sottoposto a controlli; penso che se quel sabato del 12 agosto 1961 quei ragazzi fossero rimasti a dormire dagli amici a Berlino ovest,  le cose per loro sarebbero andate diversamente. Non dovettero attendere una settimana per riabbracciarsi,  ma quasi 30 anni,  per riscoprirsi diversi.