un’auto targata I

Per arrivare fin qui, anzi fino a Lipsia, zito ha caricato l’auto di caciotte, caffè con macchina del caffè annessa, vestiti e ha percorso tutto lo stivale e parte della tedeschia. Quell’auto targata IT era “anonima” durante la tratta italiana, ma non apena superato il cofnine austriaco iniziava a detare saluti e colpi di clacson amichevoli dai “compaesani”. Posteggiata a Lipsia era l’unica auto italiana della strada, forse del quartiere. Quella targa IT ha scuscitato una volta foglietti razzisti lasciati sul parabrezza, “stupido italiano tornatene in Mafialand”, un vetro rotto e un “interessamento” da parte della polizia che ci ha seguiti fino al posteggio sotto casa per assicurarsi che l’uno maggio non avevamo bevuto troppo (come invece si usa qui). Pensando che fossimo italiani in vacanza avevano supposto avessimo alzato un pò il gomito, fatto poi il test dell’alcol si sono poi prodigati in scuse.

Quella stessa auto targata IT ha invitato un’altro tedesco, stavolta a Berlino, di lasciare un altro foglietto sul parabrezza. Una donna ci pregava, in un italiano quasi perfetto, di chiamarla per una cosa molto importante. Nel mio cuore da emigrata sicula sentimentale mi sono figurata questa povera donna che non ha più notizie della famiglia lasciata anni fa in Italia e che necessita un’aiuto per ritrovarli. O forse ha conosciuto un italiano che le ha rubato il cuore, hanno una corrispondenza per lettera e per questo motivo si è premurata di imparare l’italiano. O ancora ha il nonno italiano molto malato, ha ricevuto una lettera, ma non è sicura di aver capito tutto ed è in apprensione per il poveretto. Mi precipito a chiamarla. Mi ringrazia, dice che aveva visto da giorni la nostra auto targata IT..poi mi chiede “conosci i Pooh?”

Pausa. Penso sia uno scherzo, una domanda trabochetto…scusa?

“Ho pensato che abitate in Italia, e qui non si trovano molti CD, quindi ho pensato che quando tornate in Italia…sai io li amo i Pooh”

No, mi spiace abitiamo qui, non torniamo spesso in Italia…” e mentre parlavo guardavo zito che guidava e con lo sguardo gli dicevo minacciosamente “la vuoi cambiare sta cavolo di targa italiana?”

Annunci

ein Mädchen oder ein Jung?

É un grande problema per me: non capisco mai il sesso di un bambino. La cosa è imbarazzante, perchè non sono mai sicura quando esprimo un commeto “ohhh che bello/a”, come fare?  Talvolta i colori dei vestitini aiutano. Se indossano tutine rosa, e fiocchi ovunque, probabilmente è una femminuccia, oppure è un maschietto che ha disgraziatamente ereditato i vestiti della sorella o cugina di maggiore età. Il problema nasce quando i vestiti sono di colore neutro.

In Sicilia il problema non sorge comunque, perchè la prima cosa che si fa ad una femminuccia quando nasce, è metterle una patacca d’oro al microscopico lobo. Non c`’è via di scampo, fimmina è! Trovo pena per quelle microscopiche creature con infilzata quella cosa enorme, in proporzione, nell’orecchio, e trovo giustificato ogni urlo che emettono. Anche loro hanno diritto a ribellarsi.

Mia mamma, nonostanta sicula, si è rifiutata di far compiere su di me questa mostruosità, ma non ha nemmeno provveduto a farmi allungare i capelli. Così, stanca di essere presa per un maschietto, a 6 anni decisi di farmi allungare i capelli e di farmi fare il buco alle orecchie. Da allora porto sempre lampadari ai lobi.

In Germania l’escamotage di guardare i lobi per dedurne il sesso, funziona in parte. Ho notato che raramente le bimbe hanno i buchi, e comunque mai da piccolissime, mentre è facile incontrare un maschietto con un orecchino. Lí sorge il problema: è un maschietto o una femminuccia? Se il bimbo/a è messo di profilo, sarebbe meglio controllarne anche l’altro lobo.  Il problema sussiste sempre quando si è neonati. A volte si potrebbe prevenire ogni gaffe chiedendo il nome, ma in Tedeschia non è sempre facile: Andrea, Daniele, Simone e Nicola sono infatti femminucce, prestate quindi attenzione.

Io proporrei la classica regola che le femminucce debbano essere vestite solo di rosa mentre i maschietti solo di azzurro. Ciò mi aiuterebbe tantissimo.

Santa Lucia

Non è difficile incontrare per strada non vedenti che solitari si avviano a svolgere i normail compiti di una giornata. Andare a fare la spesa, prendere i mezzi di trasporto, fare un passeggiata etc. É facile riconoscerli dalla spilla o fascia che hanno sull’avambraccio colorati di giallo con tre puntini neri. Quasi nessuno ha un cane o un accompagantore, ma tutti hanno un bastone con una sfera alla base, grazie alla quale riescono ad orientarsi. È sempre stato un quesito oscuro per me, sapere come fanno a prendere il tram o l’autobus giusto e non perdersi in questa immensa città, quando invece io ancora devo camminare con la cartina in mano e consultarla spesso.

Ieri poi una non vedente ha superato sè stessa in palestra. Il Fitness zentrum che frequento è diviso su 3 piani. Il piano inferiore, collegato con gli altri da una scala a chiocciola, è dedicato alle macchine infernali dedite al cardio. Mentre io buttavo sudore e soprattutto (spero) tanto lardo sulla mia ciclette, vedo una signora con occhiali scuri e bastone che scende dalla scala a chiocciola. Ha già tutta la mia ammirazione perché io devo sempre stare attenta a non inciampare, lei invece è sicura su quei odiosi gradini. Si avvicina ad una delle ciclette poste davanti ad uno dei 4 grandi televisori (che poi non capisco, io vado in palestra per non stare a casa davanti la tv e le persone vengono invece per guardarla) e piega il suo bastone. Sta per sedersi quando qualcosa la disturba. Si rialza, riapre il bastone e perorre la scale in salita. Dopo qualche minuto ridiscende e contenta si siede sulla ciclette iniziando a pedalare. Passano un paio di secondi e scende una delle ragazze della reception con un telecomando in mano. Cambia canale al televisore posto davanti la “non vedente” e le chiede se va bene così. Si va bene cosí. Un signore, che invece stava probabilmente guardando il canale che era stato appena tolto, si è girato e mi ha guardato stupito. Io non ho fatto altro che spallucce.

Devo ricordarmi di magiare più arancine a Santa Lucia, forse anche l’occhio malato guarirà e potrò andare a vedere i film in 3D.