siciliano, lingua nazionale

Per carità, lo sapevo, già quando ero dietro i banchi di scuola e quella capra cercava di insegnarci la letteratura, mentre noi giocavamo a carte, già allora lo sapevo. Ma ogni volta che ci penso, che mi soffermo un attimo a rifletterci mi viene una rabbia!

La mia lettura attuale è un manuale di linguistica italiana, e non per studio, ma per diletto. Arrivata alla nascita e diffusione del volgare, ho provato inizialmente una sensazione di orgoglio e di..incazzatura subito dopo.

“Palermo: in Sicilia all’inizio del XIII secolo nasce la prima vera scuola poetica in volgare, la raffinata Scuola poetica siciliana (…)

Firenze: La produzione della scuola poetica siciliana è ripresa e imitata in Toscana (…) i componimenti dei poeti siciliani sono copiati da copisti fiorentini, che danno una patina di fiorentinità al testo (…)”

Il resto è noto. Dante diffuse in tutto il territorio, il fiorentino, grazie alla Commedia.

Pensare che oggi tutti gli italiani potrebbero “biviri ‘azzusa” anzicchè bere la “hoha hola con la hannuccia” .

Che rabbia…

Vatertag e festa del papà

Oggi, giorno in cui mio padre si starà strafogando con “i sfinci” di S.Giuseppe si festeggia la sua festa e di tutti  papà. Festa che in Italia coincide con s. Giuseppe, ma che con la religione ha ben poco a che fare.

In Sicilia per festeggiare la fine dell’inverno e la rinascita di nuova vita, si fanno le “vampe”. Al centro delle strade, nelle piazze, si accatastano vecchi mobili e la notte tra il 18 e il 19, si brucia il passato.

Le origini di tale festa risalgono al 1900, quando Sonora Smart, di Washington, decise di festeggiare il padre, che l’aveva cresciuta da solo perchè orfana di madre, e per dimostrargli tutto l’affetto, volle dedicargli un giorno, appunto il giorno della festa del papà, che poi era il giorno del compleanno del padre, a giugno. E così la festa si ripetè di anno in anno allargandosi in tutti i paesi. Nel 1974 il presidente Nixon nominò la festa,festa ufficiale che cadeva la terza domenica di giugno.Nei paesi anglofoni si continua a festeggiare in questa data, in Italia, se non ci mette o zampino la chiesa, non è mai contenta.

E in Tedeschia? Probabilmente nei Länder cattolici si festeggia anche oggi, ma non qui. Qui, terra di Lutero, è festa dal 1936 e si festeggia 10 giorni prima della pentecoste, il giorno dell’ascensione di Cristo, ma vi assicuro che non è un giorno dedicato alla preghiera.

Dato che ci troviamo in Tedeschia, in questa occasione non possono mancare Wurst e Birra.

I tedeschi sostengono che negli altri 364 giorni, i papà si dedicano interamene alla famiglia e non possono pertanto un po’ “lasciarsi andare”, pertanto in questo giorno si rifanno di tutti i litri non bevuti durante l’anno. Tutti insieme si riuniscono e fanno un escursione a piedi fino in un luogo tra Grimma, Wurzen e Eilenburg, dove si ingozzeranno di Bratwurst e Bier.

Cos’altro succede in questo giorno non  certo. Nessuna donna ne può essere testimone e gli uomini sono troppo ubriachi per ricordarlo. Il giorno dopo difficilmente andranno al lavoro, e se lo fanno, con una buona dose di aspirina in corpo.

Buona festa a tutti i papà italiani, e al mio papà… Auguri Totò.

Mein Freund

Questa mia riflessione è nata grazie ad un commento lasciatomi in un altro post e grazie a Sandro che ha posto lo stesso problema in un commento ad un suo post (scusate il gioco di parole).

Come chiamarlo? Quale appellativo conferirgli? Perché a volte il nome non basta, c’è chi non lo conosce e non sa di cosa e di chi parlo. E quando invece devo presentarlo a qualcuno? Posso dire: “questo è x, la persona della quale mi sono perdutamente innamorata, con la quale voglio condividere ogni mia emozione, ogni lacrima, ogni sorriso, etc”….? Sarebbe troppo lunga come presentazione, no? Allora bisogna trovargli un nome.

Vi sono varie opzioni:

la più temuta credo sia “fidanzato”. Tono troppo ufficiale, troppo serioso, che in genere prevede un matrimonio. Perchè non si può essere fidanzati senza sposarsi? Ma cerco di evitargli un infarto e evitiamo il termine.

“Compagno”, scusa ma che frequentiamo la scuola insieme? Quella l’ho finita già da un pezzo e se ci fossimo conosciuti tra i banchi di scuola forse potrei capirlo….ma mica sono stata con tutti i miei compagni?

“Ragazzo”, ma che significa? Cioè una coppia di 40 anni l’uno si dicono “il mio ragazzo, la mia ragazza?”, sembra quasi infantile. Ho avuto il ragazzo a 16 anni, ma  è già passato un po’ di tempo.

Neanche il tedesco mi viene in soccorso. “Mein Freund”, il mio amico. Non è un amico, è molto di più.

Personalmente ho un appellativo preferito. Mi piace forse il suono, mi fa semplicemente simpatia, forse perché della mia terra: zito!

“Questo è il mio zito!” Ok, non lo capirebbe nessuno all’infuori della Sicilia, ma a me piace tanto.

E voi? Come lo/la presentate? Che appellativo usate?

E’ primavera (quasi)

Come ogni anno, in questo periodo dell’anno, spuntano ovunque. Li vedi ad ogni angolo, sono indice della bella stagione e di quella calda che si avvicina. No, non parlo dei fiori, ma delle creme abbronzanti, e non di quelle che si spalmano per prendere una tintarella al mare, ma di quelle che si spalmano e basta, sperando di diventare più colorita per magia.

Ogni casa di cosmetici e non li produce, anche la Dove, la Nivea, la Johnsonoe Johnson (quelli dello shampoo che a me fa piangere lo stesso). Non so se anche in Italia ve ne sono, ma è alquanto probabile. Lo scopo è quello di abbronzarsi prima della stagione balneare, per non arrivare al mare (qui lago) e sentirsi dire che sembri una mozzarella.

Io vado al mare e stoicamente sto ore sotto il sole proprio per abbronzarmi, e se l’avessi saputo prima avrei potuto risparmiarmi la sofferenza del sole cocente, l’attesa della rosolatura da un lato, per girarsi dall’altro.

In realtà credo che continuerò ad abbronzarmi ancora prendendo il sole. Vuoi mettere la differenza? Essere un po’ colorite perché ti sei spalmata chili di crema autoabbronzante, ed essere “nera come il carbone” perché sei stata al mare? E’ così bello quando le persone ti dicono che hai un bel colorito e tuo puoi dire con mooooooooooolta cattiveria “e si, sono stata in Sicilia…” mentre loro si accontentano di quel laghetto o del mar baltico…

Ma poi, queste creme funzionano?

tipica famigliola tedesca

Oggi si parla di quelli che in grammatica vengono chiamati aggettivi possessivi. Ora, per chi non è nel campo, non sa forse che in ogni libro questi vengono affiancati ai sostantivi che interessano il campo familiare. Perché? Perché se dico “il mio libro”, non posso dire “il mio padre”, cioè gli aggettivi possessivi sono sempre accompagnati dell’articolo determinativo, eccezione fatta per questi sostantivi, ma solo al singolare! (ma posso dire la mia mamma! Che stress l’italiano…)

Ok fatta questa spiegazione terra terra,, che ovviamente ho risparmiato alla mia classe, parliamo in genere delle nostre famiglie. Che lavoro fa tua madre? Tuo padre? Etc…al primo alunno chiedo: “hai sorelle o fratelli?”, ma ottengo risposta negativa, i genitori sono separati e hanno altri figli con altri partner. Ok passo al secondo. Ma anche lui è figlio unico. Vado al terzo, idem, quarto idem, ma non demordo. Alla quinta e ultima , nonché la più giovane, chiedo del padre (almeno qui otterrò risposta). La ragazza quasi imbarazzata mi dice: “non ho mai conosciuto mio padre”.

Vabbè ragazzi, saltiamo questo capitolo e passiamo al successivo!

Del resto si può vivere senza conoscere alla perfezione gli aggettivi possessivi, no?