Non si accettano consigli

Ci risiamo. Ogni volta che torno in Sicilia mi devo sempre sorbire i soliti discorsi e i buoni consigli da parte di coloro che si sentono in diritto e in dovere di farlo, da persone che non hanno mai messo il naso fuori da questa isola, ma che si sentono ad ogni modo più esperti di me e conoscitori del mondo.

Iniziamo già dal viaggio in aereo Berlino-Palermo. Sono seduta accanto ad un mio amico e parliamo i tedesco. Un signore, italiano, seduto davanti a noi, mi f ai complimenti per la mia conoscenza del tedesco. Dice che con le mie competenze potrei lavorare in Sicilia per tour operator, che per me sarebbe estremamente facile poter tornare qui e trovare un buon lavoro…bla..bla…mi chiede cosa faccio in Germania, insomma…avrei l’occasione della mia vita tra le mani e non la sto sfruttando. Si certo, ma se io non vivessi in Germania non saprei parlare così bene in tedesco, a questo non ci ha pensato? Ma soprattutto, perché tutti non fanno altro che prospettarmi un futuro roseo (al quale io non credo) qui, quando io lì sto benissimo e non ho alcuna voglia di tornare???

Poi iniziano tutte le visite ad amici e parenti. Solite domande: ma come fai a sopportare i tedeschi? Sono così freddi, la lingua è così rigida, il clima è insopportabile, ma in Germania Est sono tutti morti di fame… Ovviamente io sono masochista e godo nel vivere in un luogo così tetro, freddo e inospitale.

Inoltre perché andare lì quando qui avrei potuto iscrivermi alla SISSIS e ottenere l’abilitazione per insegnare? Avrei avuto la possibilità di avere un buon posto come insegnante qui.

Ma chi ha detto che io volevo questo? Perché tutti danno sempre buoni consigli senza chiederti, cosa vuoi fare?

Venire qui ogni volta da un piacere si trasforma in una tortura. E mi vien voglia di tornare lì, dove nessuno mi chiede come si fa a vivere, o a sopravvivere in una città nota per la mafia, in un Sud Italia colpito da disoccupazione, in un isola dove alcuni paesi ricevono l’acqua a giorni alterni.

Quanto mi manca la mia fredda Germania!

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Il bello di essere “femmine”

Tempo fa scrissi un post sul “bello di essere uomini”, in questi giorni mi sono però resa conto che essere donne, in fin dei conti, non è poi tanto male!

Innanzitutto se sei un uomo (che già è una gran sfiga) e hai l’aggravante di essere bruttino, non puoi far molto per apparire meglio. Una donna può sfruttare molte cose a suo favore, dai gioielli, ai trucchi, alle scollature e anche l’atteggiamento, se una donna è un po’ “profumiera”, anche se non bella, sarà sempre circondata da uomini.

Nel mio caso non ho bisogno di molti sotterfugi per apparire apprezzabile…modestia a parte…

Due giorni fa ero a Taormina. Con una mia amica cercavamo di posteggiare a porta Catania, ma il parcheggio era pieno. La strada che portava fin lì era colma da una fila di pazienti automobilisti che aspettavano che qualche posto si liberasse. Ma aihmè per loro, erano tutti uomini o coppie. Non appena la guardia ci ha viste, ci ha fatto passare in cima alla fila e ci ha fatto trovare miracolosamente un posto. Inoltre al nostro ritorno non abbiamo pagato un centesimo di posteggio così come l’euro che bisognerebbe pagare per l’ingresso in città.

Oggi in farmacia il farmacista mi ha fatto saltare la fila ed è stato eccessivamente gentile, chiedendo anzi di tornare per fargli sapere se il medicamento vendutomi aveva avuto l’effetto desiderato.

Per noi non è indispensabile imparare a cambiare le ruote della macchina, tanto qualcuno che lo fa per noi lo troviamo.

Queste sono cose che in Germania non noto. Nessuno per strada si gira per fare un apprezzamento ad una ragazza; del resto in un paese dove si pratica normalmente il nudismo, non si scompongono mica per una pezzo di pelle scoperto!

Io non ci sono più abituata e quando mi capita qui ci rido su.

Queste piccole cose ti fanno sopportare più facilmente le sofferenze dell’essere donna. Dovrei ricordarmene quando avrò il mio prossimo ciclo!

Buona “manciata” a tutti

Non molto lontano dalla mia città natale, in un posto sperduto in mezzo alla campagna, si trova un ristorante di alta cucina. Un ristorante pluripremiato, uno di quelli dove il cameriere ti riempe il bicchiere ogni volta che si svuota, dove le porzioni sono microscopiche ma presentate con maestria, dove rimane comunque con lo stomaco vuoto, così come il tuo portafogli. Una volta sola mi è capitato di mangiare in questo posto e mi meraviglia il fatto che sia ancora aperto e funzionante nonostante si trovi in Sicilia.

Mi spiego: al siciliano importa si mangiare bene, ma ciò che più importa è la quantità, la sostanza e non certo come un piatto venga presentato.

Se al siciliano porti un piatto nel quale si trova un pezzettino di marzapane, uno di ricotta e di pan di Spagna e gli dici che quella è una cassata, non so fino a che punto possa prenderla bene!

Il pasto del siciliano (si intende quello per le feste comandate o nelle domeniche) deve essere costituito da antipasti (e non antipasto, devono essere vari: caponatina, pomodori secchi, formaggi, involtini di melanzana,etc…), primi (almeno due) e secondo, accompagnato dal contorno, ovviamente e alla fine dolce e frutta, bagnati da un amaro e caffè. Il pranzo di un siciliano si sa quando inizia, ma non si sa quando finisce. Difficilmente rimane qualcosa sulla tavola, non un pezzo di pane intonso, non una costoletta di maiale, non una forchettata di pasta, e si sa, ciò che rimane finisce nei Tupperware nascosti dalle signore nelle loro borse da Mary Poppins…nel caso che al bambino venga fame…E così ciò che era stato cucinato per un pranzo perdura almeno un altro giorno in frigorifero.

In Sicilia non attecchirà mai la moda del Brunch o dell’Happy Hour, il bancone sarebbe circondato da una ressa di persone e rimarrebbe vuoto nel giro di mezz’ora.

Orgogliosissima di essere sicula, mi difendo bene durante i miei Brunch Lispiani; doveste trovare tutto vuoto è perché ci sono passata io!

Buon appetito! (Burp!!!!)

la patente a punti

In Italia è subentrata da un po’ di anni la patente a punti, in Sicilia siamo più avanti, ed è in realtà sempre esistita,ma attenzione non come la intendente voi!

Qui non vengono tolti punti alla patente, nel caso di infrazioni, bensì si conquista a punti, proprio come la raccolta dei punti della Mulino Bianco o simili. Se sei palermitano e sei indisciplinato alla guida, ricevi la tua bella patente, ma devi sudartela.

Vedi uno stop? Ignoralo, non dare mai la precedenza, non indossare le cinture di sicurezza (a noi piace il rischio), puoi rispettare al massimo il semaforo rosso, ma attento se la luce è ancora gialla, non rallentare, ma vai a tavoletta! L’arte del posteggio poi è tutta nostra. Si posteggia sempre e comunque in seconda fila. Anche se il posto in realtà c’è, l’autista siciliano, sa che verrà bloccato a sua volta da una auto che verrà a posteggiarsi lì in seconda fila, proprio dietro la sua, bloccandolo e dando sfogo a imprecazioni e colpi di clacson, allora preventivamente si posteggia direttamente in seconda fila, evitando il rischio. Ma ci sono anche i professionisti della terza e quarta fila.

La corsia preferenziale lo è per chi “preferisce” fare più in fretta sorpassando le code di automobili, di continentali che non hanno ben chiaro il codice della strada siciliano.

I miei non sono pregiudizi né tanto meno una critica sulla guida in Sicilia, anzi. La nostra è veramente un’arte, l’arte del prevedere la prossima mossa dell’auto che ti sta davanti perché, si sa, le frecce le usano solo gli indiani, l’arte di inventarsi nuovi posteggi lì dove non esistono e l‘ars oratoria dell’imprecazione, e in questa io sono altamente specializzata.

Un mio amico tedesco dice che se riesci a sopravvivere alla guida dei palermitani, se riesci a guidare qui, puoi guidare ovunque, per questo, dopo aver compiuto il tuo buon numero di infrazioni, ricevi la patente europea, se sei sopravvissuto qui, non temerai più le strade dell’Europa e forse del mondo.

Addio Jess

Ho appurato solo oggi una notizia che mi ha reso infinitamente triste.

Da oggi nessuno più litigherà per uno stupido tavolino da caffè, nessuno più leggerà articoli come "il pesto è la nostra droga" o "i ristoranti negli anni ottanta sono quello che erano i teatri negli anni 70".

Jess è morto. Si è spento lunedì scorso, malato di leucemia.

Bruno Kirby per ma resterà sempre l’ amico di Harry, quello che ad un certo punto della sua vita aveva accettato l’ idea di essere solo, fin quando non incontra Marie.

Come minimo, in suo onore, guarderò ancora una volta "Harry ti presento Sally" e riderò ancora vedendolo fare la Ola allo stadio con Harry, dicendo "io sono uno scrittore, conosco il dialogo…" o quando espone le sue teorie sull’ essere attraenti, ma non belli.

Addio Jess

Pioggia di ferragosto

Chiovi chiovi

a pasta chi fasoli,

ninu si vagna

ca coppola i su nannu

u nannu muriu 

è chiddu ‘ca voli Ddiu!

Ma anche l’ultimo giorno deve piovere e fare freddo?????

Dai ultimo giorno di inverno, da domani estate e caldo africani!

Buon sole a tutti quelli che sono a mare a mangiare muluni ghiacciato, babbaluci & co. in questa giornata di ferragosto.