Reparto bebè (alla Standa)

Da piccoli si crede che i bimbi vengano portati da una cicogna, alcuni credono si trovino sotto i cavoli, io invece ho sempre creduto si trovassero in qualche reparto di un supermercato.

A casa mia si è sempre parlato un pó siciliano e un pó italiano, anche se credo che io e mio fratello parlassimo eclusivamente in italiano, i miei genitori stavano attenti a non mischiare i due idiomi. Certo anche da noi l’immondizia si scendeva e l’acqua si usciva dal frigorifero, peró per quanto riguarda i sostantivi siculi, non venivano tradotti letteralmente in italiano. Quindi un bambino o “S’accatava” o si partoriva. Ricordo la prima volta che invece sentí dire “tizia ha comprato una femminuccia”. Ero a casa di una compagnetta di scuola e la mamma, dedita a stirare ogni pomeriggio davanti le telenovele, disse questa frase. La cosa mi turbó. Iniziai a immaginare in quale supermercato mamma mi avesse comprato e in base a cosa mi avesse scelto, e ogni volta che andavamo alla Standa io ero terrorizzata all’idea di uscirne con un altro fratellino, e la stanza che mi dividevo con Vale era già troppo piccola per entrambi. Poi la Standa chiuse e io non ci pensai piú.

Quando 4 anni fa mi trasferii a Lipsia mi ritornó in mente che i bambini “si comprano”. Ero davanti la Karstadt a Goerdellering, oggi chiusa, e proprio sulla facciata dell’orripilante edificio era scritto “hier wurde Richard Wagner  am 22. Mai 1813 geboren”. E tutto quadrava. Allora era vero! Chissa in quale reparto, a quale piano nacque Wagner e chissà in quale io. E mi spiegavo cosí il motivo per cui gli uomini di solito non vogliono entrare nei grandi magazzini, figuriamoci nei centri commerciali. Temono che le proprie compagne possano non tanto fare spese folli, quanto essere ancor piú folli e comprare un pupo. Meglio non entrare.

La settimana scorsa peró un’amica toscana ( e se non lo sa lei, chi?) mi ha detto che i bimbi non si comprano, ma nascono e si partoriscono e che non “si esce” incinta. L’ho riferito a Zito e da allora andiamo insieme nei centri commerciali.

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il salto di qualitá

Le prime quattro parole che un italiano deve imparare se vuole venire in vacanza in Germania sono: Glas, Verpackung, Papier, Restmüll. Gli salteranno subito agli occhi ancora in aeroporto, al nastro per ritirare il bagaglio. E se per caso avrà l’esigenza di gettare qualcosa nei rifiuti, entrerà in panico. Di cosa da buttare ne ha una in mano, ma di cestini ce ne sono 4, ognuno con la loro bella scrittina in tedesco. Il turista dubbioso, ma che non vuole fare cattiva figura, lascia il bicchiere di plastica a terra, al lato dei quattro cestini, sperando che qualche bravo inserviente metta il rifiuto nell’apposito contenitore.

Il tedesco, alla raccolta differenziata, ci tiene molto, tanto da adeguare il mobilio della propria cucina alla gestione dei rifiuti: in uno stipetto andranno insieme la plastica e il vetro, a loro volta divisi in une gruppi, in un altro la carta, in un terzo i rifiuti biodegradabili etc.. Non è raro vedere i tedeschi con forbici in mano pronti a separare, nelle confezioni, la plastica dalla carta. Diversamente da noi, non devono poi caricare l’auto di rifiuti e andare alla ricerca dei contenitori di plastica, vetro o carta, perhcè li avrà tutti sotto casa. Ma non sotto casa in senso lato, ma proprio nel proprio condominio.

Ogni condominio è infatti dotato, all’esterno, nel cortile o in cantina, ovunque vi sia spazio, di cassonetti, suddivisi secondo le varia tipologie di rifiuti. Persino i vestiti e le scarpe vecchie e usate trovano il loro posto presso dei cassonetti della croce rossa, che li dividerà poi ai bisognosi.

Ovviamente i netturbini non passano ogni giorno, ma vi sono dei giorni stabiliti in cui ritirano il vetro (attenzione, anche questo diviso per colore: grün, weiss, braun), altri per la carta, un altro per plastica etc. Il risultato è che non si vede mai immondizia per strada, attorno o vicino ai cassonetti, ma solo dentro di essi!

Io forse mi sono in questi anni abituata “male” per cui sono rimasta notevolmente colpita nel vedere una PaleMMo invasa da Munnizza vagante tra le acque piovane e non.

Queste immagini mi sono pervenute, aihmè, anche grazie ai telegiornali tedeschi, che le hanno divulgate a tutta la nazione.

Se da un lato ero dispiaciuta nel vedere tali immagini e me ne vergognavo, dall’altro ha avuto i suoi buoni frutti. Da allora, quando mi veniva chiesta la provenienza, alla mia risposta “da PaleMMo”, non mi si è replicato piú con “AH! MAFIA”, ma con un “AH! MUNNIZZA!”. Sarà poco, ma per me è già un salto di qualità, e ne sono contenta.

 

 

ForumPaleMMo

Domani apre ForumPaleMMo e tutti i paleMMitani sono “priati”. Si dice ci saranno circa 200 nuovi posti di lavoro, nuovi negozi e soprattutto per la gioia di molte adolescenti, H&M e vi prego non pronunciatelo “eic end em”, dandovi un tono solo erché conoscente la pronuncia di due lettere dell’alfabeto in inglese, perché tanto inglese non é, bensí svedese. Dite quindi piuttosto acca e emme, che é meglio.

Eppure io non riesco a condividere questo entusiasmo. Credo che i centri commerciali abbiano in senso e un loro motivo di esistere, nei paesi nordici, come punto di incontro e luogo ove fare compere senza dover morire dal freddo sotto lo zero. In cittá mediterannee dal clima mite è piú gradevole stare all’aperto, godersi la cittá sotto un cielo non troppo plumbeo e poter respirare, in teoria, aria fresca. Quando io ero adolescente il punto di ritrovo di noi ragazzi era il “centro” indicando con questo termine corso Ruggero Settimo, per fare poi la classica “passiata” lungo il solo tratto pedonale a PaleMMo, via principe di Belmonte, per vedere e farsi vedere.

Allora non c’erano Zara, Promod e Mango, ma solo negozi “autoctoni” che non fossero necessariamente filiali di catene. Comprare un capo d’abbigliamento a Londra, a Parigi o a PaleMMo ormai è la stessa cosa. Stesso articolo, stesso negozio, stesso prezzo. Non si ha piú l’esclusiva di avere un capo acquistato in una bottega, e di particolare manifattura. Ormai si va in giro in divisa. Gli italiani non si vestono diversamente dai tedeschi o dai francesi, magari sapendo abbinare meglio i colori. Ormai la biancheria è solo di Intimissimi, le calze solo di Calzedonia o GoldenPoint e i vestiti solo di Zara e da domani, di acca e emme. Forse prima non indossavamo biancheria intima o abitini? Si certo, e forse anche di qualitá migliore.

Ormai a PaleMMo la “passiata” si fa tra negozi che offrono qualitá pessima a prezzi stracciati (via Ruggero Settimo) e negozi innavicinabili per quanto cari (vedi Via della Libertá). Da domani peró si potrà fare anche un bella passiata al chiuso, in un nuovo megacentrocommerciale poco fuori PaleMMo. E allora tutti in autostrada, in coda per ore nella speranza di poter trovare ancora un buco dove posteggiare!

non siamo un ufficio informazioni

L’ambasciata non è un ufficio informazioni, mi sembra giusto. E infatti una informazione non te le rilasciano manco a pagare, sono coerenti. La scorsa estate avevo bisogno di una traduzione giurata dei miei titoli di studio. Non conosco nessuno qui, quindi a chi rivolgermi se non all’amba? sicuramente loro sapranno come aiutarmi. Allora telefono. Servizi consolari:nessuna risposta; ufficio scuole “non prestiamo questi servizi le passo un altro ufficio…”, l’altro ufficio mi dice pure picche etc..ok, l’ambasciata non effettua traduzioni ma non mi ha nemmeno dato un nominativo al quale rivolgermi, del resto sarebbe stata un’informazione…Santo internet pensaci tu, e trovo una lista sul sito dei COMITES con gli interpreti giurati. Alcuni di questi, madrelingua italiana, mi hanno consigliato di rivolgermi a madrelingua crucca, perchè è chiaro è piú facile tradurre verso la propria lingua. Problema risolto: crucco trovato, tradotto e pagato (senza ricevuta) e basta.

Dopo mesi viene indetto un bando per l’assunzione di un impiegato per i servizi consolari. I requisiti sono sempre gli stessi:

aver compiuto i 18 anni (fatto)

avere residenza in tedeschia (fatto)

avere un diploma (fatto)

Per la selezione bisogna superare alcune prove di cui la prima, quella scritta deciderá se passare alle successive o meno. La prova in questione consiste nella traduzione da svolgere in un’ora senza l’uso del vocabolario, dall’italiano al tedesco di un testo d’ufficio. Ovviamente l’amba non rilascia ulteriori informazioni. Chiaro.

A sostenere l’esame c’erano: laureati e non, italiani e non, tedeschi e non, persone molto piú grandi di me e non. Estratta la prova da tradurre viene fuori il seguente brano: http://www.emigrazione-notizie.org/news.asp?id=7521

Ho respirato a fondo, letto, mi sono alzata, messo il cappotto consegnato la busta con la mia prova e me ne sono andata.  L’unica. Il rumore dei miei tacchi (bassissimi come sempre) echeggiava per tutto l’edificio.

Nel mio immaginario in certi uffici dovrebbero lavorare persone esperte, che abbiano a che fare spesso con certe problematiche, che sappiano aiutare ed essere disponibili col prossimo e saper dare informazioni. E qui mi sono sbagliata. L’ambasciata non è un ufficio informazioni. Solo che io avevo capito che non è nemmeno un ufficio traduzioni..allora perchè questa prova? Ovviamente chi è madrelingua tedesco sarà stato oggi facilitato, per cui la prossima volta sarebbe meglio affinare i criteri di selezione, rivolgendosi solo a bilingue o traduttori.

come in patria

domani ore 10:00 all’ambasciata. Concorso per assunzione di un impiegato a contratto per i servizi consolari. Prova scritta: traduzione dall’italiano al tedesco da svolgere in un’ora di tempo, senza l’uso del vocabolario, di un testo d’ufficio.
Non ho idea di cosa possa essere un testo d’ufficio:una normativa? Una richiesta di informazione? La risposta ad una richiesta? Istruzioni per l’uso per l’utilizzo della caffettiera?

Male che vada potró approfittanre per farmi un Bidet.

Pedalando a Singapore

 

Ho iniziato a fare Spinning solo perchè l’istruttore mi ha tratta in inganno parlandomi in italiano (http://giulia80.blog.kataweb.it/giulietta/2009/11/12/spinning/). Lui è in realtà crucco, ma parla un italiano quasi perfetto, magari anche meglio di me che prima di andare in palestra mi scendo sempre l’immondizia da casa.

Ora, non so per quale assurdo motivo, si è fissato che io non parli una parola e non capisca nemmeno la sua lingua. E cosí ogni volta che descrive il percorso, le Berg da fare etc, scende dal sellino si avvicina a me e mi traduce tutto quanto aveva detto prima. Talvolta conta pure in italiano guardandomi, come se non capissi il suo Zwö.

Per educazione non gli ho mai detto, guarda che il tedesco lo parlo, perchè in effetti lui è stato sempre molto gentile e premuroso e non vorrei urtare le sua sensibilità.

L’altra volta peró mi sono incazzata. Zito esce dallo spogliatoio e tutto contento mi dice “ma lo sai che a me parla in tedesco?”. E in effetti poi ho fatto caso che mentre pedaliamo e buttiamo sudore e spero anche lardo, non traduce rivolgendosi a me e a zito, ma solo a me!

Non ci ho visto piú. E cosí dopo la loro ennesima chiaccherata in tedesco ho deciso di mandare a qual paese la lezione di spinning e di rimprendermi tutto il mio lardo: dopo la palestra si va al ristorante Singaporese sotto casa. Mi sono vendicata con Zito, che poverino viene sempre trattato con sufficenza dai camerieri indiani del ristorante. Una volta che Zito voleva ordinare da mangiare, il cameriere gli ha sorriso mostrando tutti i denti dicendogli senza scrupoli “Ihre Frau spricht besser deutsch” (la sua signora parla meglio il tedesco). Da allora non c’è stato verso, l’indiano non ha  piú chiesto a Zito cosa volesse mangiare, ma chiedeva a me cosa volesse mangiare il mio compagno. E per qualsiasi domanda, se fossimo soddisfatti o meno della cena, si rivolge sempre è solo a me. Devo ammettere che forse è un bel po’ cafone nei confronti di Zitino, poverino, ma io dopo l’istruttore di Spinning avevo proprio bisogno di acquisire fiducia in me stessa.

Giovedí di nuovo Spinning, e vediamo se anche questa volta dobbiamo cenare al Singaporese!