ora u sfuinavu, chi ciavuru!

Con o senza cimino, di farina bianca o di rimacinato, croccante o semprefresco per i „mischini“ che non hanno piú i denti buoni, ad ognuno il suo pane, l´importante é che non manchi sulla tavola.

Si compra due volte al giorno, per il pranzo e per la cena, in modo che giunga nelle nostre case sempre quello dell´ultima sfornata e ci accompagna durante tutto l´arco della giornata: a colazione, nella zuppa di latte; a pranzo per farci la scarpetta nel sugo; a merenda con la nutella; schitto, tanto per spizzuliare e ancora a cena. Vietato astenersi dal consumarlo, il resto dei commensali vi additerebbero. E anche se non nella sua originaria forma, il pane é presente come ingrediente di piatti tipici, come le polpette, il brociolone o anche la patriottica pasta con le sarde. Avete mai provato a spiegare ad un milanese come si fa quest´ultima, dicendo “alla fine metti la mollica atturrata” e notare una certa diffidenza del nordico interlocutore?

Inoltre milza, panelle e crocché non esisterebbero senza il pane. Immagino le insegne con scritto solo “Meusa”, ben poco invitante rispetto a “Pani ca´meusa”.

Un solo giorno all´anno il mattiniero e stacanovista fornaio tiene la saracinesca abbassata, per s. Lucia, dove il bravo e religioso palermitano fa voto di astenersi da pane e pasta. In questo giorno anche il piú incallito mangiatore di pasta con annessa scarpetta si astiene da questi pregiati alimenti, consumando chili di riso e gató. Ovviamente il riso sbattuto sul piatto non é piacevole come la forma rotondeggiante di un´arancina, la quale, prima di tuffarsi nell´olio si rotola su una montagna di “mollica”, elemento presente anche sulla superficie del tortino di patate.

É inutile non c´é santo che tenga.

Femmina palermitana

Se sei una  „femmina“ palermitana, di quelle uscite fuori da coro, una delle rarità, ad essere sia madre, che donna in carriera, ti puó capitare di portare il tuo pargolo alla scuola materna e di trovare chiuso per mancanza di supplenti, o meglio di soldi per pagare questi, e purtroppo non é stata ancora inventato qualcosa che supplisca il vil denaro…allora prendi il tuo bimbo e lo posteggi dalla nonna, ma se non hai né la mamma, né la perfida suocera a disposizione, non ti resta che prenderti un giorno di ferie e rimanere a casa, fino a data da destinarsi.Perché per quanto possiamo vivere in una società emancipata, alla fine in situazioni del genere, a rimanere a casa é la mamma, non il papá.Penso allora ad alcune vecchie conoscenze, vecchie in tutti i sensi, che non capivano perché frequentassi l´universitá, in quanto “femmina” una volta maritata sarei dovuta rimanere a casa, e se poi fossi stata tra quelle aspiranti supplenti, ci sarei rimasta comunque. Che fossero veggenti?

Chinatown

Isola di dominazioni, la nostra: fenici, greci, romani, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini, aragonesi, spagnoli. Questi ultimi aprirono, con il loro piano urbanistico, la divisione della cittá in 4 mandamenti, la strada (via Maqueda) alla futura e piú recente dominazione: i cinesi.

Presi dall´euforia di trovarsi ai 4 canti, o cantoni, si sentirono un pó a casa propria e iniziarono ad innalzare le loro lanternine rosse i segno di dominio.Se gli spagnoli lasciarono a noi piazze, palazzi e da bravi cattolici tante chiese, loro ci lasceranno (se mai se ne andranno) i loro centri di scambio, luoghi dove svolgono le floride attività commerciali.Palermo vanta di avere le uniche testimonianze di architettura arabo-normanna, ma da oggi avrá anche la spagnolo-cinese. La cittá riesce a unire nord e sud, est e ovest.

Cosí come le grandi cittá quali San Francisco e Londra, anche noi abbiamo la nostra Chinatown, dove i palermitani possono comprare a basso costo  occidentalissimi abiti alla formaldeide (non fanno un piega!) , scarpe ma all´occorenza anche abiti d´occasione. Ma i cinesi si sa, sono in tanti e non potendoli contenere la sola via Maqueda, si sono espansi fino alla via Oreto e via Lincoln.

Noi siciliani siamo sempre stati un popolo molto accogliente, ci siamo sempre piegati al nostro dominatore. Tuttavia dubito fortemente della bellezza delle botteghe dei nuovi colonizzatori e mi chiedo perché non esistano delle leggi che salvaguardino il nostro bel centro storico, delle norme che tendano a valorizzarlo e preservarlo, norme che ovviamente dovrebbero valere per tutti noi.Ció che vedo, ogni volta che torno e cammino (ovviamente esclusivamente in macchina) per queste strade, noto un progressivo degrado.

Ma io forse ormai sono troppo abituata a vivere e vedere cittá dove il centro storico é sempre chiuso al traffico e ben curato, e mi illudo che possa essere cosí anche a Palermo.

post made in China.