fist of zen

Mi auguro che MTV Italia, sia tanto intelligente da non trasmettere un reality show prodotto da MTV UK e purtroppo trasmesso anche qui in tedeschia.Il gioco in questione si svolge all´interno di un luogo pubblico, una chiesa, biblioteca o museo, sotto gli sguardi dei passanti. Partecipanti sono 5 amici, che devono mostrare al “maestro Zen” di essere “veri uomini”. Per farlo devono superare 10 prove, 9 delle quali verranno svolte da un solo partecipante a sorteggio, mentre l´ultima coinvolgerà tutti quanti. Le prove sono di una crudeltà immane o alquanto schifose, come mangiare i resti di cibo rimasti sulla barba di un barbone o mettersi sotto una mensola colma di pesanti libri, fin quando non cadranno sulla testa.  La prova risulta essere superata se il concorrente non ha prodotto alcun rumore, alcun urlo di dolore, alcuna parola, ma rimanendo nel silenzio assoluto. Ovviamente in palio vi sono dei soldi (cosa non si fa oggi per il vil denaro?) 100 sterline per ogni prova superata.La cosa piú raccapricciante, oltre le prove stesse, é che i partecipanti sono chiaramente volontari, che il dolore viene ridotto ad un gioco, e che mentre il partecipante di turno sta soffrendo, gli altri compagni cercano di soffocare le risa (nemmeno loro possono produrre alcun suono).Per risparmiarmi questa tortura, mi basta cambiare canale, spero che voi non dobbiate fare nemmeno questo. ( per chi vuole, puó cmq guardare qualche prova su You Tube).

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l´estate sta finendo…e un anno se ne va

Non ricordo che anno fosse, credo metá anni ´80, non ricordo nemmeno se andavo giá a scuola, ma fu l´anno che i gemelli Righeira deciseró che l´estate volgeva giá a termine. Sono passati almeno 20 anni, 20 estati, e da allora, ogni anno di questi tempi, ripenso a quella canzone.

L’estate sta finendo e un anno se ne va
sto diventando grande lo sai che non mi va.

Si sentiva nelle case, per strada, ma non sulle spiagge, perché allora i nostri litorali non erano ancora invasi dagli squallidissimi Lidi che emettono musica Punzi Punzi a tutto volume.

In spiaggia di ombrelloni non ce ne sono più
è il solito rituale ma ora manchi tu.

Allora gli asciugamani servivano solo per asciugarsi, e non per buttarcisi sopra come lucertole. A separare il nostro fondoschiena dalla fastidiosa sabbia che arriva a raggiunger e le nostre parti piú intime era la ormai estinta stuoia. Noi avevamo quella classica, che veniva poi arrotolata su se stessa, alcuni avevano invece quella grande, con tasca, che si piegava come una cartina stradale, che poi non so perché, non si riesce mai a ripiegare come era in origine.

Languidi brividi come il ghiaccio bruciano quando sto con te.
Baciami siamo due satelliti in orbita sul mar.

Le bambine non indossavano ridicoli bikini vacanti nel pezzo superiore, ma solo le mutandine e le mamme si affrettavano a cambiarci il costumino bagnato dopo ogni bagnetto, preoccupate forse che ci buscassimo un raffreddore proprio lí nella cosina….

È tempo che i gabbiani arrivino in città
L’estate sta finendo lo sai che non mi va.

Ricordo gli 88 scalini che separavano la spiaggia dal campeggio, ma sicuramente la mia mamma ricorderà anche le mie lagne nel percorrerli per risalire. Ricordo la roulotte che “faceva la pipí” ogni volta che mamma scolava la pasta nel lavabo e l´ora del silenzio. Nessuno di noi bambini sapeva ancora leggere l´orologio, ma sapevamo benissimo quando ci veniva imposto di non urlare e giocare e quando potevamo poi riprendere a farlo.


Io sono ancora solo non è una novità
Tu hai già chi ti consola a me chi penserà.

Ricordo il gelato immancabile ogni pomeriggio, la pantera rosa, col naso chew-gum, il cono palla, il calippo, quello a forma di banana che non ricordo come si chiama…

L’estate sta finendo e un anno se ne va
sto diventando grande lo sai che non mi va.

Ricordo quella pedana di mattoni rossi dove papá mi insegnò e portare la bici (senza rotelle), e ricordo ogni caduta che feci. L’estate sta finendo e un anno se ne va
sto diventando grande anche se non mi va.

Ricordo il viaggio in macchina di ritorno dal campeggio, e allora sí che l´estate era veramente finita. Oggi il viaggio lo percorro a bordo di un aereo.E l´estate é gia finita.

3479

3479. Secondo il censimento del 2005 eravamo allora 3479. Solo nella mia regione, oltre 1800.

Magari nel frattempo c´é chi é andato via, ma c´é anche chi é arrivato, io per esempio risulto essere iscritta nel 2006. Piú o meno credo che tra le tre regioni siamo sempre circa 3000.

Il consolato generale di Lipsia, faceva capo a tre Länder (Sachsen, Sachsen-Ahnalt e Turingia).

 E´pur vero che era aperto solo 6 ore a settimana e che ho sempre detto che ci fosse stato o meno, non avrebbe fatto differenza. Ma oggi fa la differenza.

Oggi che é stato chiuso, mi rendo conto che noi 3479 italiani siamo rimasti soli, che in casi estremi dovremmo recarci nella capitale.

 Oggi, che forse avremmo piú di ieri, bisogno di promuovere la nostra cultura, la nostra immagine, ecco che rappresentanza del nostro paese qui chiude.

E´vero che il nostro rapporto é sempre stato conflittuale, che, vista alcune mie difficoltà, mi hanno caldamente consigliato di tornare in Italia dicendomi che il mio lavoro qui (insegnare italiano agli stranieri) non é poi tutto questo granché, ma oggi preferirei sentire ancora le loro voci. oggi mi mancano.

E mi sento ancora piú sola.

Trenisicilia

Il risparmio c´é. Il biglietto di sola andata costa 4,60€. Se avessi ancora la patente andrei con la macchina, ma dovrei metterci la benzina e diventerei isterica nel vano tentativo di cercare un posteggio, chiedere gentilmente a qualche passante di posteggiarla (sono “femmina”) e pagare la tassa orario del posteggio, sempre nel caso in cui ci fosse un posticino per me.Se invece voglio arrivare “bella fresca e profumata” a mare, l´unica possibilità é andare col treno. Prendo quello delle 8.25. Acquisto il biglietto al distributore, inserisco 10 € e mi lascia due biglietti; uno é la ricevuta del resto che non ha, e che dovrei riscuotere alla biglietteria. Cioè, io faccio il biglietto alla macchinetta per evitarmi la coda, e poi devo farla comunque. Il tempo é poco, tra poco il treno parte, ritirerò il resto alla stazione di Cefalú…noterò poi con rabbia che a Cefalú la biglietteria non esiste.Arrivo ai binari e cerco il mio. Sul tabellone non compare il nome della mia destinazione. Voi direte, tutti i treni diretti a Messina fermano a Cefalú, ma io, che sono turista nella mia cittá, non lo so e nei tabelloni non compaiono i nomi delle cittá in cui il treno dovrebbe fermare. Chiedo, si é lui, e salgo. Trovare il posto é un´impresa. Il treno é letteralmente invaso da extra comunitari che vanno a vendere massaggi, tatuaggi e oggetti di ogni genere sulle spiagge cefaludesi. Mi rassegno a fare il viaggio in piedi. Ma anche il corridoio non basta. Un gruppo di ragazzi diretti a Milazzo invadono quello con le loro valige, se i portapacchi non fossero anch´essi occupati dalle voluminose borse degli extra comunitari, mi ci accamperei.Se potessi mi addormenterei in piedi, ma il treno non avverte della prossima fermata (solo in casi sporadici ció avviene nel Minuetto), e quindi devo stare vigile e leggere con attenzione i cartelli delle stazioni. Ok, io abito in un altro paese e mi sforzo di non fare paragoni, ma una vocina che mi dice qual´é la prossima fermata, non sarebbe un grande spreco per le ferrovie italiane. Arrivata finalmente, e con mia sorpresa puntuale, a Cefalú vengo spinta fuori dalla baraonda di gente che scende qui. Mi ritrovo sul marciapiede ma non vedo la stazione, solo un muro davanti. Quando i miei occhi si abituano alla luce capisco che non é un muro, ma il vagone di un altro treno, che mi sta proprio davanti. Ora, in tutte le stazioni é scritto “é severamente proibito attraversare i binari”, a Cefalú é invece un obbligo il contrario. Non esiste un sotto passaggio e devo aspettare che il treno proveniente da Roma e diretto a Palermo, lasci via libera per poter raggiungere l´altro marciapiede e finalmente la stazione.Ció che racconto non é frutto della mia immaginazione, né tantomeno un tantino esasperato e esagerato, ma é ció che ho vissuto quasi ogni giorno questa estate. Ció che i turisti, che affollano la meravigliosa cittadina, vivono durante le loro vacanze, il disagio di questi e le loro critiche. Noi forse ci siamo fin troppo abituati da non notarle piú certe cose, ma dovremmo, ogni tanto, estraniarci e guardarle da lontano.

Un consiglio: evitate i treni diretti a Milano, la situazione lí é peggiore.

discriminazioni in passerella

Mi unisco alla protesta di Naomi Campbell: le modelle di colore sono discriminate rispetto alle colleghe di carnagione chiara. Le modelle nere vengono emarginate dalle maggiori agenzie

…così come quelle alte meno di 1,75 m, che sono una 42 e hanno una terza di seno…

Il tempo di morire

In pochi hanno la (s)fortuna di vivere in una città che potrebbe (il potenziale poverina ce l’ ha, ma non si applica) essere meta turistica: mare, sole, cultura, monumenti, montagne, ottima cucina…io poi in realtà non ci vivo più, ma è ormai tappa quasi obbligata per le mie vacanze. Una vacanziera a casa. Una semi-turista che non va cmq a mare perchè qui il mare c’è ma non si vede e se si vede non è proprio limpido e se lo è, è lontano km da casa, già colonizzato da una baraonda di indigeni pronti a lasciare il loro segno, a marcare il territorio. Un’ emigrata che ucciderebbe per mangiare una vera pizza o un piatto di pasta con le vongole, dei quali viene ad ogni modo forzatamente privata per la chiusura dei locali, e se ve ne sono di aperti, lo si vede dalla coda di stomaci vuoti che invade il marciapiede del locale in questione. Ripiegherei volentieri su della verdura fresca, dato che lì ci sono cavoli di ogni forma e dimensione e nient’altro, ma anche il fedele “putiaro” ha il diritto di lascirci con lo stomaco vuoto. Non mi rimane che cercare nel frigo avanzi del crasto di ferragosto…

In pratica la città è morta. E agonizzanti sono i pochi turisti abbandonati a loro stessi, che vagano nelle deserte strade del centro,o in eterna attesa di un autobus che non passerà, forse si, ma non si sa quando, ripromettendosi di non tornare più, mai più in questo cimitero.

E pensare che il potenziale c’è…