educazione tecnica

Il prof di disegno tecnico di seconda media (supplente) era un despota. Era un pazzo isterico che ci chiedeva cose assurde con la matita e le squadrette. Credo fosse un architetto fallito che per tirare a campare si facesse qualche supplenza e che sfogasse ogni sua frustrazione su noi studentelli. Una volta ci chiese un compito relativamente facile: disegnare la piantina della casa dei nostri sogni. Io credo che feci uno sgorbio tutto tondeggiante, dove avrei poi trovato i mobili adatti alle pareti curve, credo di non essermelo mai posto come problema, o forse speravo di essere tanto ricca da potermi fare fare tutti i mobili su misura. Che sognatrice!

Oggi che sto cercando una casetta, non dico quella dei miei sogni, ma una casetta dove poter vivere mi rendo conto quanto la realtá si discosti dai sogni di bambina.

Cercare casa a Berlino, non é cosí facile come molti si immaginano. Gli appartamenti si cercano nei classici portali come Immobilienscout, Immonet e immowelt. Bisogna essere bravi a leggere tra le righe: per gli amanti dei mezzi di trasporto significa che l’appartamento é proprio sui binari dell’sbahn; ben collegato, potrebbe significare che é proprio sull’autostrada, se poi sei fortunato é sia sull’autostrada che sui binari dell’sbahn; appartamento i cerca di amanti del fai da te, significa che sta cadendo a pezzi; bagno retro anni 6o-70, significa che i sanitari sono con ogni probabilitá rosa o gialli, e le piastrelle posso variare dal marrone, al verde scuro, nero etc…; non adatto a WG (case in condivisione) significa che le stanze sono TUTTE di passaggio. Quando poi la zona é buona, e il prezzo é stranamente conveniente, significa che il tetto potrebbe crollarti in testa e che con i funghi ci potresti fare un ottimo risotto, con la muffa ci si potrebbe provare a fare del formaggio o che l’appartamento si trova al 4 o 5 piano SENZA ASCENSORE. Due cose sono un optional e un lusso qui: La presenza del’ascensore e la finestra in bagno. Se peró la descrizione dell’appartamento e le foto annesse (non fatevi ingannare dalle buone descrizioni prive di foto, se le foto non ci sono ci sará pure un perché) sono convincenti allora si puó prendere in considerazione l’idea di andarlo a vedere di persona. Andare a vedere un appartamento non é cosa cosí semplice. Gli appartamenti sono spesso offerti dalle amministrazioni condominiali stesse, dal proprietario direttamente e in questi due casi NON si paga la provvigione, oppure da un’agenzia immobiliare e in questo caso si paga la provvigione. In tutti e tre i casi non “si prende” un appuntamento, ma vi é un solo unico appuntamento dove si presenteranno 100 crucchi e tu piccola e nera unica italiana, vabbé facciamo due piccoli e neri italiani. Non possiamo nemmeno fingerci crucchi, entrambi scuri, nella migliore delle ipotesi ci prendono per turchi. La prima selezione funziona “a simpatia” vedi l’appartamento, capisci che non fa poi tanto schifo e che potresti viverci e presenti la richiesta scritta. A volte completa di fotocopie dei documenti, schufa (documento che certifica che non hai debiti) ultime tre buste paga e letterina del tuo attuale proprietario che dice che sei buono, bravo e bello e hai sempre pagato gli affitti; a volte invece solamente redatta dei dati personali, e del salario al lordo. Nel secondo caso si tratta veramente SOLO di simpatia, perché non hanno dati sui quali valutare la tua richiesta. Io devo stare MOLTO antipatica. Nel primo caso, se viene scartato forse si tratta solo di sfiga. I miei documenti sono tutti in regola, ma in effetti la foto di Zito nel documento di identitá é proprio brutta, devo dire. Le agenzie immobiliare sono peró le migliori. Non fanno una mazza, non sanno nulla dell’appartamento, a volte nemmeno dove si trova, e giuro una volta ho fatto 20 volte 4 piani per scala perché il tipo non sapeva dove fosse l’appartamento, e poi vogliono essere pure pagati.

L’ultima visita alla quale sono stata fu proprio bella. L’appartamento era in ottima posizione, proprio dove lo cerchiamo, certo 3 piano senza ascensore, e bagno anni 60, ma vabbé ci accontentiamo. Le persone salivano i 3 piani e li scendevano alla velocitá della luce, alcuni nemmeno entravano a visitare tutte le stanze. E io lo avevo detto: non c’erano le foto nell’annuncio! Peró sicuramente ne sarebbe venuto fuori un ottimo risotto funghi e gorgonzola.

Quello che oggi direi al vecchio prof di ed. tecnica é che non lo so proprio come deve essere la planimetria di casa mia, ma so che deve avere il parquett, o le doghe in legno o nella peggiore delle ipotesi il laminat; che deve avere 3 stanze, preferibilmente con cucina abitabile; che non deve andare oltre il 3 piano senza ascensore, che vorrei tanto un bagno con vasca e finestra, che sia luminoso con i tetti alti e le finestre grandi, e per favore che sia a Fridenau.

Aggiungerei inoltre che a casa i miei genitori avevano un tavolo di vetro in soggiorno, e che tutti i disegni tecnici li ricalcavo da quelli dei miei compagni, usando proprio l’ausilio del vetro trasparente.

non ditelo a mia zia

Mia zia sostiene che i Crucchi siano ngrasciati (sporchi) perché non hanno il bidet.

Cioé l’assenza del bidet nelle loro case e nella loro cultura, denota una mancanza di igiene. Ho provato a farle capire che se dovessi basarmi su questo unico criterio allora arriverei alla soluzione che la quasi totalitá della popolazione mondiale sia sporca. La presenza del bidet é secondo mia zia, condizione neccessaria per avere pulizia; non é peró una condizione sufficiente, e infatti sebbene noi italiani facciamo largo uso del bidet, ció non fa di noi delle persone pulite. Basta percorrere una qualsiasi strada cittadina, centrale e non per accorgersene. Io giungo alla conclusione che l’italiano é “pulito dentro”, nella sua persona (non necessariamente nell’animo) ma sporco fuori. Per i crucchi vale esattamente il contrario.

Per me l’assenza del bidet non é una tragedia. Quello che alla mia zietta non entra in testa é che io non ho bisogno di fare il bidet ogni volta che faccio la cacca, tanto per quanto mi riguarda é un evento cosí raro che posso benissimo farne a meno di questo uso del bidet. Qui si risolve in altri modi, con lesalviette umidificate, facendosi la doccia, o come faccio io non cagando e basta. Quello che a mia zia invece tacerei, ma giusto per non darle ragione, é che in effetti pulitissimi, i crucchi non sono.

Me ne accorgo in palestra. La palestra, e gli spogliatoi i particolare,  si rivelano per me fonte quotidiana di punti di riflessione. Una cosa che noto in particolar modo nel comportamento delle Frauen é che le piú anziane, o donne di mezza etá, non hanno il senso del pudore, cosa che invece, forse per via della fine del regime comunista, hanno imparato ad avere le fanciulle. Insomma se  le signore piú grandi, che passata una certa etá in Germania si deformano e diventano ciccione e senza collo, finito di allenarsi si fanno la doccia nude, le ragazze invece, che non hanno raggiunto ancora l’eta della deformazione e sono spesso gran gnocche, non si fanno la doccia insieme alle altre donne perché, secondo me, se ne vergognano. La cosa a mio avviso piú schifosa, non é che escono dalla palestra sudate con le loro tute addosso, ma che si cambiano prima di uscire. In pratica, facendo ben attenzione che non si veda una natica né un seno, si spogliano, si spruzzano chilate di deodorante addosso, si rivestono con i vestiti puliti, si cambiano persino le mutande, si truccano e vanno via. Io non so se poi a casa vadano a farsi la doccia o meno, ma non vedo allora il motivo di cambiarsi persino la biancheria intima. Le mie preferite, ma purtroppo ce ne sono poche, sono invece le ragazza che capiscono di puzzare, e capiscono l’esigenza di una doccia, che in effetti fanno ma con addosso gli slip. Ora, tesorino mio magra come un grissino, con le tette della misura giusta, quello che vorrei dirti é che quella cosina li io ce l’ho uguale uguale, forse la tua é piú simile alle mia quando avevo 7 anni, dato che qui avete la moda di estirparvi ogni pelo, che bisogno hai di nascondertela? e soprattutto: ma dovrai pur levarteli quelli slip, mica te li lasci bagnati sotto i vestiti?? E inoltre: un costume non sarebbe stato piú pratico?

Insomma, forse mia zia proprio torto non ha, ma voi non diteglielo.

squat pubblico

Non sono un tipo atletico. Io abito al primo piano per scelta, non perché é “capitato”. Quando abitavo a Palermo, al secondo piano, spesso facevo uso dell’ascensore. A Lipsia all’ottavo piano, non c’è bisogno di scrivere come raggiungevo la porta di casa e se l’ascensore fosse stato rotto, ve ne erano altri due funzionanti, ho scelto con cura lo stabile, ben attenta a non rischiare di dover fare le scale a piedi. Certo per scenderle non é un problema…si sa che “o scinniri tutti i santi aiutano”. Piegata peró (in tutti i sensi) dal mio mal di schiena, ho dovuto cedere ad iscrivermi in palestra.

La palestra é giá un’esperienza terrificante per me, in crucco poi é ancora peggio. Non é solo un problema di coordinazione, non devo solo guardare e ripetere i movimenti, devo anche capire cosa l’istruttrice urla con tono minaccioso in crucco. Un esercizio che si ripete in quasi tutti i corsi e anche nel circuito é lo squat. A guardarlo mi é sembrato facile, devo piegare le ginocchia come se mi stessi sedendo, solo che sotto di me non c’é nessuna sedia e quindi devo stare attenta a non cadere. L’istruttrice ha provato piú volte a spiegarmi come si deve fare il movimento giusto, quale é la corretta posizione: le ginocchia devono essere morbide, non devo alzare i talloni, che invece devono essere piantati a terra e il peso del corpo grava proprio su questi, non devo piegare la schiena in avanti, devo spingere il sedere verso il basso.

Ci ho impiegato un pó per capire e controllare tutti i movimenti, e l’illuminazione mi é venuta al cesso, in un gabinetto pubblico. Divarico le gambe, mi abbasso verso la tazza, attenta peró a non sedermi a non toccare il sedile, e mentre cerco di centrare lo scarico mi illumino: da circa 30 anni io faccio squat! è una delle prime cose che ti insegna mamma: come impugnare le posate, come lavarsi i denti e come fare la pipí al bordo della strada o nei bagni pubblici. Il primo livello di squat, quello piú semplice é nei bagni alla turca. Lí basta accovacciarsi, non potrai mai toccare la tazza, é inoltre facilitato perché é ben indicata la posizione dei piedi. Nella fase per principianti la mamma ti regge e sta attenta agli schizzi. Nella versione livello avanzato sono i cessi pubblici italiani, con la tazza piú alta rispetto a quella crucca. Nella versione estrema ti ritrovi in un cesso italiano, a fare la cacca.

Credo sia l’esercizio migliore e il piú efficace per rafforzare glutei, quadricipite…. e intestino.

tra poco avró 40 anni

..tra poco, tra 8 anni, direbbe Sally ad Harry. A me ne manca in realtá poco di piú, ma il risultato non conta, tra poco avró 40 anni, e superati i 30 mi si sono manifestati tutti i sintomi propri dell’etá.  Fortuna vuole che il mio supplizio con la cassa malattia crucca sia terminato proprio compiuto il trentennale e che quindi posso usufruire di tutti i servizi medici senza problemi.

Ho iniziato l’anno andando dalla ginecologa.  Krebsvorsorge superata (Prevenzione al cancro, qui va fatta annualmente superata “una certa etá” che guarda caso é la mia). L’altra visita é stata dall’ortopedico. Che poi mio padre si lamenta che sono pigra, che non sono brava fimmina di casa, che non faccio nulla, e mica mi crede che sono delicata, che “mi sfilo” i reni a fare le faccende domestiche. E invece proprio nello sforzo di svuotare la lavastoviglie, mi sono beccata il colpo della strega (ed evitiamo battute, bitte). Rimango cosí bloccata a 90 gradi (ed evitiamo altre battute, ri-bitte). Ovviamente questo succede 3 giorni prima di partire in vacanza per Copenhagen, perché gli incidenti succedono SEMPRE quando devi andare in vacanza. E cosí pur di partire decido, anzi Zito mi manda, dall’ortopedico.  Per voi forse non é una tragedia, per me si. Io ODIO andare dal medico. Ok, a nessuno fa piacere, ma io sto proprio male.  É sintomatico: quando ho una visita medica a me viene la cacarella, e non in senso figurato, devo proprio andare piú volte in bagno, durante l’attesa. Che poi vado in bagno con la paura di essere chiamata per la visita, di non sentirlo e di aspettare lí tutto il giorno invano, tra la sedia e il cesso. È una cosa tragica, sul serio. Dall’ortopedico la tipa mi fa spogliare e la prima cosa che nota é che “chiaramente non vado in palestra”, ok, saró un pó flaccidina negli ultimi tempi, ma non é il caso di fissarmi a quel modo. Mi fa fare movimenti strani, mi sblocca un pó la schiena e quando mi rimetto in piedi ho assunto una postura non piú ad angolo retto, ma almeno ottuso. Alla fine della visita mi fa rivestire e mi offre un spritz. Che figata! Uno va dal medico ti “raddrizza” e ti offre pure l’aperitivo. E mi chiede che chiappa preferisco. Ok, avró capito male..Wie bitte? Su quale lato preferisco avere lo spritz? ma che intende forse su quale lato mettere la cannuccia?? e prende una siringa. porc, non ha detto Spritz, ma SPRITZE!!! Ecco se io odio i medici e mi viene la cacarella alle visite, immaginate cosa succede alla vista di una siringa. Ad ogni modo a Copenhagen sono poi andata.

L’altra visita medica dell’anno é stata dall’otorino, che in tedesco si chiama HNO (abbreviazione di Hals-Nase-Ohren). Il quale mi ha dovuto curare un’infezione all’orecchio. Ovviamente l’infezione atroce si é presentata PRIMA di ANDARE in VACANZA, a mare. Tra una visita e l’altra per curare l’infezione, sono stata anche dal dentista, perché non si sa mai…Se gli altri medici mi fanno stare male di stomaco, col dentista facciamo la visita direttamente seduti nel cesso.

La visita medica piú recente, e spero l’ultima dell’anno ma meglio fare scongiuri, é stata dal dermatologo, causa prurito agli arti. Diagnosi: poco sole, clima di merda, la pelle ne  risente. La prossima visita la faró dallo psicologo, per lo stesso motivo: poco sole, clima di merda. Peró magari aspetto il 2012.

Tutta colpa di Fabrizio

Che io ci ho provato a resistere, a non andarci, ma non posso vivere nella speranza che Fabrizio si trasferisca qui solo per me, né tanto meno posso aspettare 6 o 8 mesi prima di andare dal parrucchiere,  ma non un parrucchiere qualsiasi bensí “IL Parrucchiere”, con la maiuscola e tra le virgolette, perché Fabrizio é il migliore, e non discuto sull’argomento. Il vostro sará superbo, fantastico, ma non é Fabrizio e basta. Ora, é proprio tutta colpa di Fabrizio, se ho dovuto piegarmi ad andare da un parrucchiere in tedeschia. Ovviamente non sono cosí spericolata o irresponsabile da andare da un Friseur crucco, non sia mai. Qui ancora siamo fermi agli anni 80, quelli dei capelli colorati, con la cresta, o corti davanti, col ciuffo, e lunghi dietro; quelli con i capelli cotonati e il cerchietto, con davanti l’onda laccata. No il parrucchiere crucco no. Ho scelto con cura, ispezionando le teste altrui. Sono stata sempre invidiosa delle rosse, mi piacciono i capelli rossi, poi Elenaccia era un tormento continuo con la sua capigliatura rossastra.  Ma mi sfuggí di chiederle dove se li fosse fatta fare. Alla successiva italiana dalla bella capigliatura ho subito chiesto se e dove si fosse fatta tingere e tagliare i capelli. Ovviamente, non avendo striature di fuxia, né tanto meno ciuffo laccato, il parrucchiere non poteva essere berlinese, e infatti era olandese. Mi faccio dare il recapito della parrucchiera, indirizzo email, niente telefono, e scrivo una mail per chiedere un appuntamento per farmi tingere i capelli del mio amato rosso. Ma ecco la prima difficoltá: la parrucchiera olandese, non capisce il tedesco e mi chiede di scriverle in inglese. Cioé é come se io, italiana, non capissi il senso, nemmeno una parola di spagnolo. Non dico che sarei in grado di leggere un’intera pagina tratta da un romanzo, o un intero articolo di giornale, ma penso che un frase del tipo ” vorrei un appuntamento per tingere i capelli di rosso” la potrei capire anche in spagnolo. L’olandese peró non capisce il tedesco (credetemi capisco perfino io l’olandese, basandomi sulle mie conoscenze linguistiche  crucche). E vabbé rispolvero il mio inglese, i giorni della settimana (ma Tuesday é martedí o giovedi?, e come si dice “dunkel” in inglese????) e chiedo un appuntamento. E io lo dovevo capire che l’ostacolo linguistico era provvidenziale, mi sarei giá dovuta fermare, e invece sono stata testarda, e ne ho pagato il prezzo, abbastanza salato. Di rosso ho soltanto la cute. Giuro. Non un riflesso, non una sola ciocca: niente. Solo sulla fronte e sulla nuca sono visibili chiazze rosse che non vengono via.  La tipa, che non oso nemmeno chiamare parrucchiera per rispetto a tutti i parrucchieri, pure quelli crucchi, ha usato colori naturali, niente sostanze chimiche, quindi almeno non mi ha rovinato i capelli, Sto buonsenso lo ha avuto. Non contenta del NON colore, le chiedo pure di farmi la piega e di lisciarmi i capelli. Deficiente io che non l’ho fermata alla prima spazzolata. Mentre lei si sforzava di stirare i capelli (che sono sottilissimi quindi facili da pettinare)  mi maledicevo per non aver portato con me un cappello, o una pinza per tirare su i capelli, almeno per poter affrontare il lungo tragitto verso casa, dove avrei e ho rifatto lo shampoo. Insomma una tragedia, che mi é pure costata 40€.

Ho imparato, a mie spese, che se proprio devo andare da un parrucchiere, se proprio non deve essere crucco, deve essere almeno sud-europeo, che abbia idea di come trattare e pettinare una capigliatura folta e riccia.  Se poi Fabrizio, a buon cuore, vuole trasferirsi qui, io avrei giá una lista di potenziali clienti lunga da qui a Lipsia

Tinsemahl

Da mesi non scrivo piú, da mesi ho mollato. Per curiositá ho voluto vedere se questo blog esistesse ancora e che non fosse solo rimasto nei miei pensieri. In effetti c’é ancora, anche se insidiato da erbacce come in un giardino abbandonato a se stesso, non piú curato. Cancellando uno ad uno questi messaggi di spam, mi sono chiesta l’origine di questa parola. Anche al lavoro ce ne arrivano tanti. In genere si riconoscono perché la mail é inviata oltre che a noi  a “Undisclosed recipients” o perché lo scrivente si presenta con una prolissa biografia dicendo pure quali sono i suoi hobby, e tutti, indistintamente tutti, cercano a Berlino un appartamento per la luna di miele. Basta quindi scorrere la mail e leggere “honeymoon” e so subito che posso cestinarla, é certamente SPAM.

Spam, ho nel frattempo scoperto, é il nome di un marca di carne in scatola venuta fuori dopo la seconda guerra in UK.  La pubblicitá era cosí pressante, ripetitiva e irritante da non essere ancora oggi dimenticata, tanto da nominare questi messaggi di posta elettronica o commenti in blog o altra sorte di molestia digitale con lo stesso nome di questo prodotto alimentare. In Italia non ricordo di avere mai visto la carne SPAM, ai miei tempi c’era solo la Simmenthal, che peró diventava nella pubblicitá Tihnsemal, vai poi a sapere chi fu il pubblicitario da cambiare nome al prodotto… Poi negli anni 90 ritornó al suo vero nome e diventava una leccornia preparata dalla mamma. Ora, se mi madre avesse portato a tavole la Simmethal o Tihnsemal, non credo che noi ci saremmo rimasti proprio bene, e dubito che io o mio fratello avremmo mai detto grazie mamma, sai che sforzo aprire una scatoletta!

Ora io credo che se il linguaggio informatico fosse quello della lingua italiana, noi oggi riceveremmo messaggi di Simmenthal o di Tinsemahl, o di scocchi ri cammurria se invece si usasse la terminologia sicula.