…e partenza

Partire non é difficile. Basta fare entrare tutto in valigia e sperare che pesi meno di 20 chili, 15 se si parte con certe compagnie. Per prima cosa ripongo sul fondo della valigione rosa le cose che so on andranno sgualcita durante il tragitto: il mare, i suoni dell’estate, gli odori, i ricordi. Quelli non si rovineranno durante il viaggio. Di lato, per tappare bene tutti gli angoli ed evitare che tutto si muova, metto qualche viso, qualche risata, qualche sorriso della mia terra. Poi di sopra metto le cose che arriveranno a destinazione un pó rovinate, che dovró magari stirare per bene per dargli una foggia migliore. Metto tutta la mia rabbia e incomprensione, tutte le parole che non ho detto, le risposte che avrei voluto dare e non ho dato, tutti i falsi consigli a le critiche che mi sono state date e fatte 5 anni fa e che non sono mutate nel tempo.

Fare la valigia non é difficile. 5 anni fa é stato semplicissimo. L’ho riempita di ogni ottimismo e ho lasciato ogni incomprensione qui, sperando svanisse, ma non lo ha fatto, ad ogni arrivo mi aspettava qui nella mia stanza. Perché é cosí difficile non capire che si puó SCEGLIERE di andare, senza essere costretti, che si puó desiderare di vivere altrove, non perché questa terra mi abbia ferito, non perché sia stata infelice qui, perché volevo semplicemente vivere sulla terra ferma, salda sotto i miei piedi, e una volta andata via rendersi conto che altrove puó anche essere migliore di qui? Perché non si riesce a capire che si puó essere felici al di fuori di questo pezzo di terra incastonato in questo mare, che il sole e il mare non bastano a rendere un’intera esistenza lieta. Perché non provare ad aprirsi ad altri mondi, ad altre possibilitá? Perché non lasciare le persone andar via senza se e senza ma…

Preparare la valigia non é difficile, molte cose rimangono poi sul fondo, dimenticate per riemergere solo alla mia prossima venuta. Forse dovrei cambiare valigia e viaggiare piú leggera, per evitare penali da pagare.

Arrivo

Gli arrivi sono sempre curiosi. Curiosi di vedere emergere la terra dal mare; curiosi di vedere se anche stavolta atterriamo sulla pista e non andiamo a finire né sul mare né sulla montagna; curiosi di sentire gli odori dalla scaletta dell’aereo, chissá se riesco ancora a distinguerli tutti: mare, sale, sticchiole, sasizza arrustuta, abbronzante etc..; curiosa di sapere cosa succede se stavolta la valigia non arriva; se anche la mamma é lí fuori ad aspettarmi con papá.

Aperte le porta dell’aeroporto che rimarrá sempre Punta Raisi e che nessuno chiama con l’altro nome, la curiositá aumenta. Chissá cosa c’è di nuovo in cittá, quali cambiamenti. Un centro commerciale nuovo, fonte di nuovi ingorghi; locali chiusi che fanno largo a nuove o vecchie catene; nuovi cumuli di munnizza per strada e nuovi cartelloni pubblicitari. Li leggo tutti, come una bambina che ha appena imparato a leggere e legge qualsiasi cosa contenga consonanti e vocali. Curiosa di novitá.

Lungo il tragitto la curiositá e l’emozione vanno scemando, di novitá ce ne sono ben poche, tutto é uguale a sei mesi fa, a cinque anni fa. Anche l’interruttore della luce é sempre stato lí, dentro il bagno. Eppure io lo cerco sempre fuori, sul corridoio, come se per me esistesse ormai solo una realtá accettabile e giusta: quella berlinese. Allora per favore, lo spostate quell’interruttore delle luce?