L’uomo della sabbia

“Signora, sua figlia ha la sabbia in bocca”, mi dice una vecchia signora grassa, adagiata sul suo trespolo che osserva e tiene sotto controllo l’intera spiaggia di Cefalù. Al bagnino tocca osservare il mare, lei si occupa invece della spiaggia. Guarda tutto e tutti, pronta ad intervenire quando non richiesto.

Ci metto un poco per capire che la “signora” alla quale sta parlando sia io.

Me lo mima e scandisce meglio. Si mette una mano alla bocca, ad indicare la sabbia e il posto dove non si dovrebbe trovare.

“Signora, la bambina, sabbia…”

E nei secondi lenti, lentissimi su questa spiaggia assolata, che basta che atterri a Punta Raisi che mi sembra il tempo si dilati, un minuto dura più di 60 secondi, tutto è più lento, non ha fretta, in quei pochi secondi che precedono la mia risposta penso:

– la bambina si chiama Riccardo.

– signora mia, lei non lo sa la sabbia che abbiamo a casa a Berlino. La trovo ovunque. Credo che a Berlino ci sia più sabbia che in tutto il litorale della provincia di Palermo. Che da noi, signora, in tutti gli Spielplätze c’è la sabbia, e di Spielplätze ce ne sono un sacco. Non come qui a Cefalù che ne avete uno solo proprio sotto un ripetitore enorme. Di cosa è fatto il pavimento? Cemento? Non ricordo. Siamo entrati mezza volta per Ciccio e tutto schifato è voluto uscire dicendo che era molto traurig (triste) e non so se si riferisse al parcogiochi o a se stesso. Perché, signora, se un bimbo dà una craniata sulla sabbia, si fa meno male che su un’altra superficie, a meno che non si tratti di un materasso. Ma non credo che nel parcogiochi ci fossero materassi. A Palermo probabilmente si, abbandonati per strada, ma i bambini non ci giocano, che in realtà è munnizza.

Signora, i bambini con la sabbia ci giocano. Si portano il secchiello, le formine e giocano. Tornano a casa con le formine di qualche altro bambino, te ne accorgi perché qualcuno ci ha scritto su le iniziali, e j.k. non sono le iniziali dei miei figli. Che la prima volta che sono entrata in un negozio di giocattoli e ho visto tutti questi rastrelli, secchielli, formine e palette ho pensato che però i tedeschi devono andare spesso all’Ostsee coi bimbi. Invece no, ci giocano negli Spielplätze. Che per me vale sabbia=mare. E invece no.

Signora, lei non ha invece idea della sabbia che il grande mi porta a casa. Che se la metto tutta insieme possiamo farci una nostra Sandkasten. Noi glielo diciamo sempre di togliersi le scarpe prima di entrare, ma sta sabbia continua a uscirgli da non so dove. Mio figlio è magrolino, sa? Tutto pelle, ossa e sabbia. Pure nel letto la trovo. Quando si lava, la vasca si riempie di sabbia. Ma da dove gli esce?

Sa signora, quando faccio il bucato, il filtro dell’ascigatrice, che noi mica abbiamo il sole, si riempie di sabbia. Quando piego i calzini, questi mi sputano sabbia in faccia. Ne giro uno arrivvitticatu e giù tanta sabbia.

La sabbia non uccide sa? Mio figlio ha 8 mesi, cosa dovrebbe fare secondo lei su una spiaggia? Sta scoprendo cose nuove. È normale.

Finiti i secondi lenti prima della mia risposta, le rispondo con lo sguardo “Che scassamento di coglioni”. Poi verso “la bambina” con la bocca sporca della incriminata sabbia: “Riccardo bevi un poco, manda giù la sabbia, vah”.

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