Die Gedanken sind frei

Sulla Schlossstraße davanti CundA, si mette spesso un signore che canta canzoni popolari. Durante l’avvento cambia repertorio, ma altrimenti canta sempre le stesse canzoni.

Tra tutte la mia preferita è:

Die Gedanken sind frei

Wer kann sie erraten

Sie fliehen vorbei, wie nächtliche Schatten

Kein Mensch kann sie wissen, kein Jäger erschießen.

Es bleibt dabei: die Gedanken sind frei.

Questa canzone, che probabilmente risale al 13. secolo, era presente anche ne “il corno magico del fanciullo” di Brentano e von Arnim (questo per le mie colleghe di letteratura tedesca), ma la versione attuale fu revisionata e pubblicata nel 1842 da Hoffmann von Fallersleben nel “schlesische Volkslieder”. È una canzone sulla libertà di pensiero, contro ogni oppressione e censura.

L’anno precedente, nel 1841, lo stesso von Fallersleben aveva scritto il testo dell’inno tedesco su musica di Haydn, del quale la terza strofa divenne inno ufficiale nel 1991.

Dopo la guerra, nel settore americano, non era vietato l’inno, tuttavia non si poteva cantare pubblicamente. Negli altri settori non vi era alcun problema. Già Adenauer si adoperò per rendere i versi di von Fallersleben inno ufficiale, ma bisogna aspettare Kohl affinché ciò accada. Le prime due strofe non sono vietate, ma non vengono ben accolte dalla società. Durante il periodo nazista, infatti, alla prima a strofa seguiva l’inno del partito, chiamato Horst Wessel Lied.

Dopo la guerra lo stato tedesco prese una posizione netta verso il passato, affinché non accadesse più ciò che era stato. L’articolo 3 della Grundgesetz afferma che nessuno può essere discriminato o agevolato in base al sesso, credo religioso, visione politica e lingua. Nessuno può essere discriminato per una sua invalidità.

Niemand darf wegen seines Geschlechtes, seiner Abstammung, seiner Rasse, seine Sprache, seiner religiösen oder politischen Anschauungen benachteiligt oder bevorzugt werden. Niemand darf wegen seiner Behinderungen benachteiligt werden

Il Strafgesetzbuch (codice penale) indica quali saluti, simboli e altre cose che richiamano al periodo nazista, sono vietati per legge.

L’articolo 5 della costituzione, afferma che ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione

Jeder hat das Recht, seine Meinung in Wort, Schrift und Bild frei zu äußern und zu verbreiten

Ma questa libertà termina lì dove si istiga all’odio razziale.

Die Gedanken, i pensieri, rimangono liberi, come nella canzone e diversamente dal periodo nazista, sono oggi liberi. Ma la libertà di esprimere un pensiero termina lì dove la libertà altrui viene messa a rischio. È vietato, per esempio, durante manifestazioni, urlare motti come “Ausländer raus” (gli stranieri devono andare via).

È vietato quindi, e perseguibile dalla legge, usare simboli come svastiche, croce celtica etc…è vietato il saluto col braccio destro teso (Hitlergruß), Sieg Heil e Heil Hitler, come anche a termine delle lettere “mit deutschen Gruß” oggi divenuto “Mit freundlichen Grüßen”. La pena inflitta a chi compie questi gesti varia in base all’intento dell’autore, se per noia o per intento e convinzione politica.

In nessun edificio troverete mai una svastica, ogni simbolo è stato rimosso. E la scusa italiana che “il fascio littorio è un simbolo più antico rispetto al periodo fascista” non ha alcun fondamento perché la svastica lo è ancora di più, ma col tempo ha assunto un’altra valenza.

In passato ho sempre considerata esagerata questa posizione dei tedeschi, certi divieti, ma oggi, visto ciò che succede in Italia, dopo Macerata, ne riesco a capire meglio il significato.

All’indomani della guerra, i politici hanno voluto fare un taglio netto col passato, niente di quel periodo è da ritenersi buono e nulla di allora può essere accettato o tollerato. Non sentirete mai nessuno dire “e però Hitler costruì le autostrade”. Non esiste ma o però.

La differenza tra noi e i tedeschi è nella costituzione, nel processo di Norimberga e nel processo di Francoforte del 1963 dove venne fuori la verità sui campi di sterminio.

La differenza è che qui non si minimizza nemmeno un saluto fascista, non importa se commemorativo o no, l’intento cambia l’entità della pena ma non abolisce la pena stessa.

Su questo sito http://www.recht-gegen-rechts.de/startseite.html, purtroppo in tedesco, trovate alcune sentenze ed esempi di simboli vietati per legge.

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