L’uomo della sabbia

“Signora, sua figlia ha la sabbia in bocca”, mi dice una vecchia signora grassa, adagiata sul suo trespolo che osserva e tiene sotto controllo l’intera spiaggia di Cefalù. Al bagnino tocca osservare il mare, lei si occupa invece della spiaggia. Guarda tutto e tutti, pronta ad intervenire quando non richiesto.

Continua a leggere

Gli alberi di Berlino

Prima di venire ad abitare in Germania,  non avevo mai fatto caso ai colori delle stagioni.  A Palermo non ci sono molti alberi,  fatta eccezione di Viale della Libertà,  qualche villa e le palme,  che però sono uguali a natale come a ferragosto.
Vivendo in Germania invece mi sono accorta che gli alberi ragionano al contrario rispetto a noi,  si spogliano in inverno e si rivestono in primavera,  in autunno poi indossano colori caldi.
A Berlino,  parchi a parte,  ci sono veramente tanti alberi per strada,  tanto da dare il nome alle strade stesse: la famosa Unter den Linden (sotto i tigli)  prende il nome appunto dagli alberi che vi furono piantati,  stesso dicasi per la strada che conduce all’Orto botanico,  Unter den Eichen,  dove sono state piantate delle querce.
Di base le specie più numerose a Berlino sono tigli,  querce, aceri,  platani e castagni, non che io distingua un albero dall’altro,  l’ho letto.
Si calcola che per ogni km ci siano 82 alberi,  escludendo i parchi,  parco giochi, cimitero etc.. parliamo di alberi che si trovano lungo le strade. Attualmente a Berlino ci sono ca. 438.000 alberi,  tutti etichettati e catalogati.  Prima della guerra erano presenti ca. 411.000 alberi,  nel 1946 ne erano rimasti solamente 161.000.
Il senato della città di Berlino ha stabilito che entro il 2017 debbano venire piantati ulteriori 10.000 alberi e ha indetto una campagna dal nome “Stadtbäume für Berlin”

image

Si è calcolato che per ogni albero sono necessari 1.200€ per poterlo piantare e curarlo per i primi anni.  Ogni cittadino o comunità può donare per ogni albero 500€,  l’importo restante ce lo mette la città.  Il donatore può decidere a quale Bezirk (uno dei dodici quartieri)  è destinato l’albero e ha diritto a farne applicare un targa col nome. Per alcuni Bezirk,  come quello di Mitte, le donazioni si sono già concluse e sono stati piantati tutti gli alberi destinati al quartiere.  Per altri Bezirk invece la donazione è ancora aperta. 
Da circa 30 anni,  ogni cinque anni,  viene controllato lo stato di salute degli alberi,  e ogni tanto,  può capitare,  qualche albero deve essere abbattuto.
E che cosa resta di questi tronchi mozzati?
A Steglitz c’è chi si è dato da fare e ha creato di questi tronchi,  facce divertenti. Herr Kortmann ha dato a circa 500 alberi del suo quartiere naso e occhi,  investendo in questo progetto circa 3000€. Il motivo è semplice,  rendere bella una cosa triste.

image

Proprio sulla mia strada si trova uno di questi alberi,  ai quali Kortmann ha ridato in qualche modo vita. 
Di certo avrei preferito fosse stato l’albero che ci fa ombra in soggiorno.  Adesso avrei un soggiorno luminoso e invece ahimè dovrò accontentarmi di vedere quei rami di platano,  o quercia o castagno. Non so distinguere un’albero dall’altro.

image

L’autunno che non delude mai

Diversamente dalla primavera e dall’estate, l’autunno non si smentisce mai, è esattamente come te lo saresti aspettato.

In un susseguirsi di stagioni incerte, questa è l’unica stagione che da certezze. Le prime foglie giallo pallido che volteggiano prima di posarsi a terra , le pioggerelline sottili sottili, i Gummistiefel colorati dei bimbi che saltellano dentro le pozzanghere, il cappotto arancio che ormai non mi entra più, ma che mi ostino ad indossare, e poi l’esplosione delle varie tonalità di arancio, rosso e giallo. Ogni  anno é sempre lo stesso, solo la data di inizio di questo spettacolo è un poco incerta, a volte a metà ottobre, a volte molto prima, ma tutto si ripete uguale. Solo il mio cappotto diventa di anno in anno più stretto, e io ormai rinuncio a tirarmi in dentro l’ombelico nel tentativo di abbottonarmi.

Questo è il tempo delle prime cioccolate calde, dei primi vestiti pesanti, delle coperte calde. È il periodo in cui il freddo è piacevole e non è ancora venuto a noia, avremo parecchi mesi davanti per poi detestarlo.

Questa è la stagione che non conoscevo, che non avevo mai vissuto in Sicilia, la stagione che mi mancava.

Per me e il mio cappotto é il nono autunno. Per Ciccio é il primo

linus_autunno

Il primo anno

Il primo anno é ingannatore, traditore e bugiardo.

Posso dire che il mio primo anno in terra crucca fu bellissimo. Arrivai a fine agosto 2005, e ricordo che fino a tutto settembre il tempo fu gradevole. Il mio primo inverno fu accettabilmente freddo. Solo una giornata ricordo gelida, col sole splendente e il vento che faceva lacrimare gli occhi, ma guai a lacrimare, perché ci si sarebbe tagliata la faccia con le lastre di ghiaccio che colavano sulle gote. La prima “vera” estate, goduta in pieno fu meravigliosa. L’estate piú calda che ricordo in Germania, l’estate dei mondiali, dei tanti stranieri, dei tifosi davanti i maxi schermo. Persino il 3 ottobre c’era ancora caldo.

Il primo autunno fu giallo e arancio e mite. Proprio un bell’anno.

Ma fu proprio quell’anno ad ingannarmi. Mi dissi che il clima non era poi tanto male qui e quindi avrei potuto resistere una vita in questa terra nordica. Da allora peró gli inverni sono diventati ogni anno piú rigidi, la primavera fa comparse sempre piú brevi e l’estate si dimentica di passare da queste parti.

E non sono io che inizio a sentire la nostalgia delle remote assolate spiagge siciliane, perché con chiunque parli, con qualsiasi italiano mi lamento del tempo, tutti dicono la stessa cosa: il primo anno non fu cosí, l’inverno non fu troppo freddo e l’estate fu lunga a calda.

Ora, o siamo arrivati tutti qui nel 2005 o il tempo si prende gioco di noi, ingannandoci e illudendoci tutti durante il nostro  primo anno.

Oggi é 24 maggio, é festa e piove 😦

Il primo anno non fu cosí

Un’ultima speranza

Ti prego non cadere. Se tu cadi non ne sarà rimasta più nessuna. Se tu cadi allora l’estate sarà veramente finita, e i colori scompariranno per far posto al bianco della neve e al nero dell’oscurità. Se tu cadi dovrò mettera vià per almerno 9 mesi i miei vestitini frivoli e leggeri, le magliette e i sandali e tirar fuori le calze pesanti, gli stivali  e i pantaloni di lana. Se tu cadi i miei capelli verranno coperti da pesanti cappelli e il mio collo avvolto da lunghe sciarpe di lana. Se non rimani appesa al tuo ramo, dovrò ricominciare a mettere i guanti e a perdere il tatto, la sensazione delle cose. Ricomincierò a condurre un’ esistenza ovattata, potretta dalla lana, che comunque non mi proteggerà mai abbastanza.

Le tue sorelle, diventate prima rossastre e poi gialline, giacciono già a terra, ma non avere fretta di raggiungerle. Presto anche i loro corpi inermi saranno spazzati via dal vento o da mani e rastrelli operosi. Durante la loro breve permanenza sul suolo solo alcune, le più belle  verranno raccolte e conservate tra le pagine di qualche libro, di queste alcune verrano dimenticate lì per sempre, altre farano parte di qualche album o di qualche diario.

Se tu vorrai seguire le tue sorelle verso la morte, giungerà la neve, bella e soffice per pochi istanti,  fango per molti giorni.

Ti prego non cadere, non credo di riuscire a sopravvivere ad un altro lungo e gelido inverno. Se tu non cadi, se resisti almeno ancora solo un pochino, non sarà forse lungo come quello scorso.

Non cadere mia ultima speranza di un autunno mite e piacevole. Resisti ancora un pò.

Liberi tutti (almeno gli orsi?)

Ormai sono appassionata di Culicchia,  nei miei scaffali occupa un posto di rilievo.

Oggi leggevo in "Liberi tutti, quasi" quanto segue:

Si prende un orso e lo si chiude in una gabbia di ferro, così stretta che lui non può assolutamente muoversi. Gli si lascia libera soltanto una zampa, a cui si taglia l’ultima falange per evitare il rischio di unghiate, in modo che possa cibarsi. Poi gli si infilza un catetere e gli si preleva la bile (…) tutto perchè nella vostra ignoranza credete che abbia poteri curativi. E lui, sconvolto dal dolore, si fa saltare i denti uno dopo l’altro, mordendo le sbarre della sua gabbia. Sai perchè l’orso viene rinchiuso in una gabbi a così stretta, con solo una zampa libera? Per evitare che si suicidi. Ogni orso va tenuto in vita il più a lungo possibile, malgrado le sofferenze, in modo da ricavare più bile e fare più soldi.

Dato che a dire ciò era Anselm, un formichiere nato dalla fantasia dello scrittore, non pensavo fosse vero.

Poi ho curiosato su internet e ho scoperto la triste realtà. E’ una pratica in uso in Cina.

La bile degli Orsi viene venduta nelle loro farmacie.

Mi chiedo chi è più animale: noi umani o loro?