Geograficamente parlando 

Oggi una foto su Instagram ritraeva le pecorelle di pasqua e sotto veniva riportato #marzapane.

La foto e l’hashtag erano un ossimoro. Non andavano d’accordo fra di loro, facevano a cazzotti, la pecorella si incazzava in siciliano e l’hashtag rispondeva in tedesco.

Il marzapane è per me il materiale col quale è fatta la casa della strega di Hänsel und Gretel, che se si fossero invece chiamati Salvatore e Carmela avrebbero mangiato una casa di pasta reale, ma chi ha messo per iscritto questa favola furono i fratelli Grimm e scelsero il Marzapane. 

Il dolci di Marzapane sono tipici di Lubecca. A Natale si può mangiare una versione dello Stollen col Marzapane che è anche ingrediente base dei Dominosteine.

Per i morti la frutta in Sicilia è invece fatta di pasta reale che a pasqua invece prende forma di pecorelle e agnellini. La frutta martorana non può essere fatta di Marzapane. I siciliani non la conoscono nemmeno questa parola, che quando ho letto per la prima volta di Hänsel und Gretel io mica l’ho capito che cosa stessero mangiando.

Che poi è come quando i settentrionali parlano del nostro gelato con la “brioche” e invece si chiama brioscia e la differenza sta nel tuppo. E nel gelato, che non viene venduto a palline. 

La domanda del gelataio non è “quante palline” ma “con o senza panna?”. 

Con panna. Molta panna.

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Dal letame nascono fiori

Il giorno di San Nicola è un giorno allegro e lieto per tutti: siamo in pieno avvento già brilli di Glühwein e la mattina abbiamo trovato dolci e regali che il santo ci ha lasciato nelle scarpe.  Continua a leggere

Aghi di pino

E silenzio e funghi
Buoni da mangiare, buoni da seccare
Da farci il sugo quando viene natale
Quando i bambini piangono e a dormire non ci vogliono andare

Gennaio è il mese più triste dell’anno. Le case e la città si svestono delle luci e addobbi natalizi e improvvisamente la sera è più buio. A gennaio non è festa il 6, non qui. Sembra che la gente aspetti il primo del mese, dell’anno, per mettere l’albero di natale letteralmente alla porta. Continua a leggere

Un inverno anomalo

È un inverno anomalo questo,  fatto di temperature ben sopra lo zero,  di piogge e di Felix. Quest’ultimo si diverte a mettere oggetti sui binari dell’abate al solo scopo di farmi ritardare e di scoperchiato il finto palazzo di Potsdamer Platz  che forse prima di allora  la gente pensava fosse realmente un palazzo e magari lo indicava dicendo “guarda li,  deve essere stato progettato  da Renzo Piano”. È  un inverno in cui stranamente  i tedeschi non riescono a disfarsi degli addobbi  natalizi.  In genere già il 2 gennaio  non resta alcuna traccia  delle feste,  e invece quest’anno le luci alle finestre sono ancora  lì,  forse come unico segno che siamo  in inverno,  che se non ci fossero  loro a ricordarcelo   fasi intermittenti,  ce ne scorderemo. Gli alberi giacciono già da tempo lungo i marciapiedi,  ci se ne disfa sempre  molto velocemente  temendo possano rimanere altrimenti  ancora un anno in casa,  ritrovando poi il natale  successivo solo il cadavere del natale precedente. Rimarranno lungo le strade in attesa che li vengano a raccogliere,  ancora per poco. È  un inverno  in cui non sai se indossare  guanti  e cappello, che nel dubbio  li porti con te per dimenticarli chissà dove. C’erano  ancora  a Schöneberg,  ad Adlershof non li ho visti più.  Spero abbiano proseguito  verso  l’aeroporto  e si siano imbarcati  per qualche capitale  del nord,  alla ricerca di temperature più adatte a loro. Spero  li abbia  trovati  un senzatetto,  di quelli che si addormentano lungo  i sedili stringendo dentro  un cappotto  ormai logorato da tanto tempo da  qualcun altro.  Spero gli siano utili dovesse mai arrivare  veramente  freddo. Doveste  mai incontrare  un senzatetto  a Berlino,  con in testa  un cappello nero con un pom pom in cima e dei guanti rosa alle mani,  sappiate  che sono stati un mio dono involontario. È  un inverno  triste e piovoso.  Il rumore delle auto in corsa non è ovattato  dalla  neve soffice e per strada  non si sentono le urla dei  bimbi che giocano con la neve o che vengono trainati sullo slittino dai genitori. È  un inverno più  grigio  dei soliti inverni,  perché  non ha il candore della neve. È  un inverno noioso  perché  non sorprende  la mattina con una spruzzata di neve fresca.  Solo tanta pioggia sottile. Questo  qui non è  affatto  inverno.

La prima cartolina

Per me il mondo si riduce solo all’Europa. Oltre lo stretto di Gibilterra non esiste nulla, non riesco proprio a capire cosa cercasse o volesse di più l’Ulisse di Dante. Per me la terra é piatta e come fuso orario vi concedo solo quello ufficiale di Londra.

Da qualche tempo peró ho scoperto che esiste gente che abita oltre i confini europei, tutta gente tra l’altro italiana, che io mi chiedo, ma che bisogno c’era di andare cosí lontano. Eppure sembrano condurre vite normali e pure interessanti, ne parlano nei loro Blog. E cosí mi é venuta la curiositá di visitare l’Arabia Saudita, il Kuwait, Montreal, Milwaukee, San Francisco, Sydney e altri posti che io nemmno so collocare geograficamente che sono troppo scarsa in geografia. So solo che sono posti lontani.

Grazie a queste Blogger ho potuto visitare con la fantasia questi luoghi per me cosí esotici, che probabilmente non visiteró mai realmente.

Circa un mese fa peró mi é venuta un’idea. Non mi basta sognare di questi posti, di queste splendide donne e della loro vita, voglio in qualche modo essere li. Cosí ho chiesto ad alcune di loro di mandarmi i loro indirizzi, in modo da poter mandar loro un biglietto di auguri per Natale. Ho pensato che dato che molte di loro non potranno tornare in Europa per le feste, magari avrebbe fatto piacere ricevere una cartolina vera, che non fosse una Email, un sms, ma un biglietto scritto con le mie mani. Questa settimana sono giá stata a Montreal da Alessia, da Alessandra che si trova in transito in Italia (peró in un posto dove non ero ancora stata) e da Drusilla (anche lei in transito in Italia, prossima a partire per l’arabia Saudita). È stato bello far loro visita, e spero che abbiano gradito la mia compagnia.

Mi sono presa del tempo per scrivere le cartoline, mi sono seduta e ho pensato con calma cosa scrivere ad ognina di loro, qualcosa che fosse personale, e non un semplice “auguri”, perché volevo sentissero realmente la mia presenza.

Quando peró mi é venuta questa idea non avevo pensato ad una conseguenza in realtá logica: che loro chiedessero il mio indirizzo per ricambiare. Giuro non ci avevo pensato, perché il mio desiderio era solo quello di viaggiare. Peró mi sono subito emozionata all’idea di trovare nella buca delle lettere non solo i consumi del gas e della luce, o le letterine d’amore del Finanzamt, o pubblicitá di ristoranti pseudoitaliani. Sarebbe stato bello ricevere delle lettere scritte nella mia lingua e solo per me.

CosÍ ieri é venuta a trovarmi Drusilla. Che io quando ho sentito per la prima volta questo nome ho pensato fosse bizzarro, tanto che ho dovuto cercare su google e ho scoperto essere un nome antico: La figlia di Caligola si chiamava cosí, ed anche la moglie di Augusto. In Jude l’oscuro di Hardy uno dei personaggi si chiama in questo modo e anche nell’Orlando Furioso,

Drusilla condivide con Mimma un blog, un progetto, un libro estremamente interessante: http://www.mammeneldeserto.com/

Grazie a loro ho scoperto un mondo a me del tutto estraneo e ad ogni post che scrivono imparo sempre qualcosa di nuovo.

Drusilla quest’anno rimane in Italia, in attesa di raggiugnere con i figli suo marito in Arabia Saudita. L’ammiro molto per ció che sta facendo. Io non oltrepasserei mai i confini dell’Europa (forse nemmeno quelli della Germania), figuriamoci andare in un posto cosí diverso, con una mentalitá che é tutto l’opposto che c’è qui. In questa sua scelta credo sia una donna molto forte, ma lo é forse ancora di piú nel restare un anno lontana dal marito. Nell’attesa di visti e pratiche burocratiche fa il pieno di coccole, odori e sapori tutti italiani.

Mi ha fatto piacere che sia passata a trovarmi, e la sua cartolina rimarrá tra i ricordi, da tenere nel cassetto.

Attendo ancora tante cartoline, anche dall’Europa in realtá, come per esempio da Londra, la cittá che piú amo al mondo (peccato non sia peró in Germania).

Ho ancora cartoline da scrivere, se mi date il vostro indirizzo, vi vengo a trovare volentieri 😉

Il Natale in giro per il mondo

Oggi sono ospite di Costanza, da Houston, Texas.

Ormai manca poco a Natale, e il tempo per cercare un Babbo natale disponibile per il 24 sera, sta terminando. Sì, perché qui i Babbo Natale si affittano. In alcuni posti si affitta il costume, qui invece si passa direttamente alla persona. Non di rado si vedono nei supermercati o nelle pagine con le inserzioni dei quotidiani locali, offerte di Babbo Natale, nel senso che Babbo Natale si da in affitto.

Io non mi ricordo se ho mai creduto a Babbo Natale. Chi portava i doni più belli era nonno Michele, e non aveva barba, né tanto meno si vestiva di rosso. Insomma Babbo Natale era lui, 365 giorni all’anno, ma ancora di più a Natale. Quando il nonno se ne è andato (che ero comunque già liceale), ho smesso di credere a Babbo Natale e al Natale. Adesso però è diverso, perché c’è Ciccio e il Natale è la sua festa. Il Natale in realtà inizia subito dopo il Totensonntag, che è l’ultima domenica prima della prima di avvento. I mercatini vengono aperti, si illuminano di lucette colorate e nell’aria si disperde un odore di cannella e chiodi di garofano misto a quello dei Wurst, che non possono mai mancare in Germania.

Per continuare a leggere di me e delle altre Mädels in giro per il mondo:

http://babyatthecity.org/2014/12/09/christmas-is-all-around/