Gli Altbauten di Berlino

In Germania gli edifici si distinguono in Neubau e Altbau. Gli Altbau sono gli edifici costruiti fino al 1949, tutti gli altri sono Neubau. Poi vabbe in ex Germania est ci sono i Plattenbau, che sono le costruzioni DDR costruite tipo mattoncini lego. Il mio primo appartamento era in un Plattenbau.
Gli Altbau sono la mia passione. Alcuni sono addirittura Denkmalschutz cioè ritenuti monumento perché costruiti da un particolare architetto o perché hanno un particolare significato.
Gli Altbauten hanno al massimo 4- 5 piani, difficilmente con ascensore, e se c’è è stato costruito in un secondo tempo. Per i crucchi evidentemente non è un problema farsi 5 piani a piedi ogni giorno, più volte al giorno. Portare su la spesa, dimenticare di aver comprato la carta igienica e scendere nuovamente.
Gli Altbauten hanno i pavimenti rigorosamente in legno, di Diele o Parkett. I tetti sono altississimi, le finestre enormi e luminose. L’impianto elettrico risale al periodo della guerra, quello idraulico spesso anche. I bagni sono tutti ricavati, prima erano ai piani, in comune. Molti appartamenti erano originariamente molto più grandi e suddivisi solamente in seguito per ricavarne di più.
Spesso esiste un Vorderhaus (edificio su strada) e un Hinterhaus o Gartenhaus (edificio sul retro). In genere gli appartamenti sul Vorderhaus sono più grandi e belli. Alcuni edifici hanno anche i Seitenflügel (edifici laterali). I postini si divertono un mondo a cercare i tipi che comprano su Amazon tra i vari angoli degli Altbauten e farsi poi 5 piani a piedi per portare il pacco fino a su. Infatti spesso se ne fottono e lo abbandonano al primo che capita. A volte senza lasciare l’avviso. Così impari ad ordinare l’enciclopedia treccani su Amazon.
Quando si fa buio, alle 4 di pomeriggio, mi piace guardare attraverso le enormi finestre prive di tende, per lo più. Qui non si dorme al buio. Si lascia entrare il più possibile la poca luce che c’è. Ammiro le enormi librerie, i colori delle pareti, la vita che c’è dentro le finestre.
Mi affascinano gli appartamenti all’ultimo piano, sotto i tetti spioventi. Alcuni con dei piccoli balconcini incastonati tra le tegole. Da li puoi vedere tutta Berlino. O quasi. A Spandau sicuramente non ci arrivi.
Vicino all’ufficio ci sono Altbauten molto belli. Con tetti meravigliosi. Vetrate enormi e terrazze all’ultimo piano. Deve essere bellissimo abitare li.
Poi penso ai 5 piani a piedi.
Manco morta.

Annunci

“sofort, unverzüglich”

Una mattina d’estate del 1961 i berlinesi si svegliarono divisi da un muro costruito la notte, nonostante nessuno ne avesse intenzione.

Quello stesso muro scomparve per errore la notte del 9 novembre 1989. 

Subito, immediatamente.

http://m.morgenpost.de/berlin/article208677721/Bewegendes-Video-Rueckblick-auf-den-Fall-der-Berliner-Mauer.html

Sind wir ein Volk? 26 anni dopo la riunificazione

Durante le manifestazioni che avevano avuto luogo a Lipsia nel 1989, come vi raccontavo qui, si urlava più volte la frase “Wir sind das volk”, noi siamo il popolo. Col tempo questa frase venne poi strumentalizzata e divenne “Wir sind ein Volk”, noi siamo un popolo.

Quando per sbaglio il 9 novembre 1989 cadde il muro, nessuno pensava alla riunificazione delle due Germanie, nessuno tranne il cancelliere di allora Helmut Kohl. Ciò che i cittadini della DDR chiedevano era libertà, per il cancelliere invece l’apertura delle frontiere significava riunificazione. Questo suo intento era abbastanza evidente altrimenti non avrebbe avuto senso regalare ad ogni cittadino DDR, dai bambini agli anziani, 100DM come Begrüßungsgeld. Oltre 16 milioni di cittadini DDR ricevettero questo importo. Un secondo evento rende palese l’intento di Kohl:  il primo luglio 1990 fu rimpiazzato il Marco della DDR con il DM (marco tedesco). La Germania non era ancora unita, è possibile imporre la propria moneta ad un altro stato?

Per il cancelliere era abbastanza chiaro che il 9 novembre segnava la riunificazione e non il 3 ottobre, come invece oggi si festeggia.  Continua a leggere

Come mattoncini di Lego

“La terribile lingua tedesca”, la definiva Mark Twain, “life is too short to learn german” diceva ancora il filologo Richard Porson, ma se non fosse per questa lingua, io oggi non sarei qui. Trovo tra l’altro da ignoranti e saccenti definire una lingua brutta o inutile, secondo me vale sempre la pena apprendere una lingua perché attraverso questa puoi capire un intero popolo e la sua cultura. Certo gli inglesi dimostrano difficilmente interesse per una lingua che non sia la propria perché hanno la fortuna essere una lingua franca.

Se non avessi studiato tedesco io oggi non vivrei in Germania e la mia vita sarebbe stata completamente diversa. Comprendo che per molti il tedesco possa apparire come una lingua difficile, o forse poco gradevole, ma non è così, è invece un gioco kinderleicht, come i mattoncini lego. Continua a leggere

Il palazzo delle lacrime

Si calcola che dal 1949 al 1961 (anno in cui fu costruito il muro) circa 2,8 milioni di cittadini lasciarono la DDR. Di questi circa 1.700.000 attraverso Berlino.

Per evitare questo crescente numero di fughe, tra la notte del 12 e del 13 agosto 1961 iniziarono i lavori per la costruzione del muro che divise la capitale fino al ’90.

All’inizio del 1961 l’architetto Horst Lüderitz fu incaricato di progettare la costruzione di una sala di accoglienza per i cittadini dell’ovest che si recavano in visita nella repubblica democratica tedesca. Questo padiglione doveva trovarsi presso la stazione di Friedrichstraße, nel quartiere centrale di Mitte, allora nella Berlino Est. Da qui partivano S-Bahn, U-Bahn e treni a lunga percorrenza che collegavano le due Germanie. In seguito però alla costruzione del muro, il progetto cambiò funzionalità e da luogo di accoglienza divenne luogo di separazione.

Continua a leggere