La notte crucca e assassina

A me il “politicamente corretto”, ve lo dico senza troppi giri di parole, fa cacare, perché ipocrita. Ogni tanto qualche moralista mi fa notare che il termine ” crucco” che solamente in contesti ironici sostituisco a “tedesco” è razzista.

Alzi la mano, vi prego, chi di voi ritiene che dietro la collina la notte sia BUIA e assassina, e non crucca. Nella canzone “un giudice” De André parla senza mezzi termini dei pregiudizi che la gente ha verso un “nano” (che è una carogna di sicuro, perché ha il cuore troppo vicino al buco del culo). Fausto Leali con “Angeli Negri” scrive un testo antirazzista, usando la parola “negro” e non “persona di colore”. Il fatto è che queste canzoni sono state scritte in tempi in cui non era entrato in voga il ” politicamente corretto”, che gli angeli fossero negri, neri o di colore, non faceva alcuna differenza, il senso del testo non cambiava. Dagli anni 80 in poi non si è più handicappati e nemmeno invalidi, ma diversamente abili.

Cambiando termine non sono però venute meno le barriere architettoniche. Non si è più ciechi, ma non vedenti; non più sordi ma non udenti. Il discorso non vale stranamente per i muti, che non vengono definiti “non parlanti”. A voi piacerebbe essere definiti attraverso una negazione, una privazione? Io cosa sono, un “non uomo”? Pensateci. A me l’idea fa schifo.

Il fatto che molti non usino più la parola “negro” ma continuano a rivolgersi alle “persone di colore” dando del tu o a ritenere che puzzino, per dire, non le rende persone migliori o meno razziste.

“Nano” non è politicamente corretto, “persona di bassa statura” lo è. Però tutti pronti a chiamare “nani” i propri figli. “Biancaneve e i 7 uomini di bassa statura”. Ma per favore.

Quando viene raccontato un fatto di cronaca nera da alcuni giornalisti, si pone spesso l’accento sulla provenienza del carnefice se di origine straniera o meridionale: “il delitto è avvenuto a Milano, l’assassino è di origini meridionali” e io lo so che dietro quel “meridionale” si cela per molti un “terrone di merda”. Però terrone non si può dire.

E io invece lo dico. Io sono terrona, la mia famiglia è terrona e ho un sacco di amici terroni. E sono pure contenta di essere terrona, così come sono contenta che i miei figli siano crucchi. Perché, gente, non è una parola ad essere razzista, ma il modo in cui la si usa, a farla diventare tale. “Tedesco” non è un sostantivo neutro se ci aggiungi “di merda”. E questo non è certamente un lessico che io dedico ad una persona. Mai. Tranne per i fascisti, of course.

Non è vietando un termine che si risolve il razzismo, ma ridendoci su, facendo ironia, ridicolizzando il fenomeno stesso.

La guerra è finita da un pezzo. I tedeschi non sono più nemici, ma dei tenerissimi crucchi. Il più delle volte, almeno.

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