Campagna di sensibilizzazione: salva un italiano expat

Voi italiani che abitate nelle vostre case italiane e mangiate i vostri prodotti italiani, non sapete cosa significa vivere all’estero e mangiare piatti spacciati per italiani. L’esempio classico è quello della pasta. Se siete invitati ad un picnic crucco, non mancherà di certo l’insalata di pasta. Che io dico: io non mi sognerei mai di portare uno Schweinshaxe se so che ci sono crucchi tra i commensali, che lo so verrebbe criticato. Ma loro no, osano, non temono critiche. Che io vabbe manco l’assaggio la pasta, che lo so che sarà scotta, però adocchio un’insalata di riso e penso che non puoi sbagliare molto nel cuocere il riso.

Solo che non è riso. Sono risoni, quelle che mio padre chiama “lingue di passero” che si usano per fare la minestra. I crucchi ci fanno l’insalata di pasta. Non solo sbagliano la cottura, ma non sanno nemmeno prendere il formato giusto. Che poi quella del formato giusto, per ogni tipo di condimento, non è una cosa facile. Come si fa a spiegare che coi tenerumi ci va lo spaghetto spezzato e che per col pesto non puoi metterci i ditali? per dire….insomma non è facile, è una percezione innata che abbiamo noi italiani, non tutti purtroppo. Io sudo di terrore quando sono invitata e mi propongono un piatto di pasta. Ma non sarebbe meglio un Wurst? Un tempo, per capire i tempi di cottura della pasta lunga, si usava lanciarne un filo, se attaccava alla piastrella della cucina, era cotto, altrimenti si doveva aspettare ancora e ritentare un nuovo lancio. Questa pratica non è per fortuna più in voga, anche perché non riusciva come pennette, per esempio. La settimana scorsa sono stata a casa di un compagno di Ciccio e la mamma ha avuto la splendida idea di fare un piatto di pasta. Ma perché? Sei mezza turca, fammi un Borek buttanalamiseria. “Bambini, che pasta preferite? Aeroplani o trenini?” Io stavo già male. I bambini vogliono entrambi (Ciccio verrà severamente punito dopo). Vabbe avranno gli stessi tempi di cottura, penso io. Ma non è dato di saperlo, perché i due tipi di pasta erano conservati in due buste di plastica trasparente, dove non erano indicati i tempi di cottura. La mamma attende l’acqua nella pentola inizia a bollire, e credetemi non tutti hanno questa accortezza. Una volta “calata” la pasta “l’arrimina” e rimane li a soffiare sulla pentola che bolle, per 20 minuti. Partendo dal presupposto che dubito fosse pasta di Gragnano che richiede lunghi tempi di cottura, perché soffiare????. Una volta scotta la pasta, la scola e la lascia nello scolapasta a scuocersi ancora per preparare la salsa. Prende una scatola di pelati e la versa nella pentola dove aveva appena scotto la pasta. E la rimette sul fuoco. Così. Senza soffritto. Niente. Aggiunge sue bustine Knorr dal contenuto a me ignoto, è un reparto che io salto nei supermercati. Non ho idea di cosa contengano queste buste. Fatto ciò versa la pasta scotta nella pentola, facendola diventare praticamente crema. Io ho finto un malore, Ciccio, il quale merita di perdere la cittadinanza italiana, ha mangiato.

Voi, italiani che state in Italia, accogliete un crucco, aprite le vostre porte e insegnate loro a cucinare un piatto di pasta.

Accogli un crucco. Salva un italiano espatriato in Germania

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4 pensieri su “Campagna di sensibilizzazione: salva un italiano expat

  1. In effetti non si spiega. Ma non sono solo i tedeschi a cucinare la pasta agli italiani. Mi e’ capitato anche con i giapponesi. Ma perche’? Che poi la pasta fredda dei tedeschi e’ spesso condita con gli ingredienti piu’ vari che nuotano nella maionese. Tendenzialmente la evito.

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    • Lo stesso potrebbero dire i giapponesi dei piatti che noi spacciamo per tipici della loro cucina, immagino. Io però ad un giapponese non preparo il sushi, per dire

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