L’estate a Palermo 

L’estate a Palermo non era segnata dal calendario, già il 25 aprile si andava a mare, eppure non era ancora estate. L’estate erano i vestiti sempre più leggeri, le gonne sempre più corte e i sandali. L’estate erano l’odore delle creme abbronzanti, lo zaino sempre più vuoto per fare spazio al telo per andare a mare e il costume sotto i vestiti. L’estate era la fine della scuola. 3 mesi di mare, risate, spensieratezza e “ci si vede a metà settembre, non mi mancherete nemmeno un poco”. Quando ho frequentato io il liceo non c’erano più gli esami a settembre, quindi era veramente vacanza pura. Forse qualche libro da leggere, ma io ho sempre amato leggere e non mi è mai pesato. 

La mattina mi lavavo appena la faccia e i denti, mettevo il costume e volavo a prendere il bus. Due bus. Uno mi portava fino al politeama e il secondo fino all’Addaura. Non avevo ancora la moto, che avrei invece avuto solamente a 18 anni.

All’Addaura si ci andava con le scarpe chiuse, che avremmo dovuto camminare un poco tra gli scogli saltando da una pietra e l’altra, prima di raggiungere un pezzetto di spiaggia dove stendere “la tovaglia” che forse non a caso si chiama così in siciliano, visti i pranzi che le famiglie si portano a mare per il weekend.

Solo con gli amici, niente compagni di scuola che non ci siamo mai capiti. Nessuno che ti urla di uscire dall’acqua che hai i polpastrelli “arrappati”, nessun cellulare ai tempi, niente musica assordante o ragazzi che giocano a palla, che tanto lo spazio nemmeno ci sarebbe, solamsolamente il mare, il sole, gli scogli e noi.

Quando il sole diventava troppo forte raccoglievamo i vestiti sgualciti e tornavamo a prendere il bus. Mamma non mi aspettava per pranzo, sapeva avrei fatto tardi e spesso mi lasciava sul tavolo il riso con la zucchina lunga che a me piace tanto voi pezzetti di formaggio diventati ormai molli. Dopo pranzo facevo una doccia veloce e poi mi buttavo esausta sul letto, con il naso arrossato e il sale ancora in testa. Erano giornate lente, oziose, perché il caldo non ci permetteva altro. Bisognava muoversi con lentezza, per non affaticarsi, per non sudare. Erano tre mesi lenti e lunghi eppure quando arrivava settembre sembrava fosse stato tutto troppo veloce.

Adesso l’estate è segnata dalle giornate più lunghe, il sole inizia a tramontare verso le 22 e si perde la dimensione del tempo. “Quando è buio si va a letto”, ho insegnato a mio figlio, ma questo non va bene da maggio in poi.

Non c’è il mare, non si sentono i motorini che corrono verso spiaggie accompagnati dalle risate dei loro passeggeri. Il cielo è di un azzurro diverso, il vento non porta l’odore del sale e soprattutto non esistono più le ferie di 3 mesi. È questo che non capiscono gli insegnanti. Non capiscono che privilegio hanno. Dicono che considerati gli esami, scrutini etc in realtà non sono 3 mesi. Non tutti gli insegnanti sono però impegnati con gli esami e di certo non devono litigare ogni anno coi colleghi per stabilire chi può prendersi due settimane nel mese di luglio.

L’estate a Palermo era la mia giovinezza e spensieratezza. Non avere nessun pensiero se non quale bikini indossare. E oggi nel bikini nemmeno ci vado più.

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4 pensieri su “L’estate a Palermo 

  1. Ho letto “All’Addaura SI CI andava…” e la nostalgia mi ha assalito. Quel SI CI siciliano, che mia nonna usava quando mi spiegava le ricette “..e poi si ci mette il pomidoro…”.
    E la “tovaglia”, e la pasta con la zucchina longa. Anche le mie estati sono state siciliane, e mi mancano da togliermi il fiato.

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