Fondo per la pensione

La settimana scorsa Dissapore ha pubblicato sulla bacheca Facebook un vecchio post ma sempre attuale, su quanto scassano la minchia i bambini al ristorante. È  un problema sul quale si discute da qualche tempo, da quando un locale mise in divieto esplicito rivolto all’ingresso dei bambini, o meglio delle famiglie: perché quando i cani non possono entrare, li leghi fuori, gli metti una ciotola e aspettano li, ma con tuo figlio che fai? Mica lo puoi legare fuori, che poi vallo a spiegare si servizi sociali. 

E partono le solite  infinite discussioni sul “io quando esco non voglio rotta la minchia dai bambini che al ristorante urlano” , “i camerieri non possono fare ogni volta un percorso ad ostacoli che manco a giochi senza frontiere”, “i bambini sono maleducati”, “anche le famiglie hanno diritto ad uscire” e bla blabla.

Forse nell’immaginario collettivo i bimbi strillano e sono pestiferi fino ai 5 anni, perché spesso i divieti sono rivolti a bambini fino ai 5 anni, poi non strillano più. Io spero sia così che in questo caso mi manca solo un anno ancora.  Ad ogni modo il divieto dovrebbe essere ristretto ai bambini dal 1 anno un su, che fin quando sono solamente gnegnè non rompono tanto.

L’articolo descrive scene apocalittiche di urla, pianti, passeggini in ogni dove, e genitori che impassibili continuano a mangiare. Che io non lo so dove andate a mangiare, ma sicuramente il servizio è molto lento e siete seduti a tavola da almeno tre ore (altrimenti non me lo spiego), e giustamente non potete pretendere che un bambino stia seduto composto per così tanto tempo. Vi ricordo che a 5 anni non si va ancora a scuola, come invece sosteneva qualcuno tra i commenti, e che quindi i bambini non sono abituati e proprio non possono stare seduti per tanto tempo.

L’articolo in questione pone come esempio da seguire la Germania, affermando che ci siano parecchi locali dove i Kinder sono verboten e dove esiste addirittura un sito di viaggi Urlaub ohne Kinder che indica strutture dove le famiglie non sono ammesse.  Capite bene che appena sento parlare di Germania mi si rizzano le orecchie, allargo le narici pronta a fiutare la prossima cazzata. Mi è capitato in passato di litigare con italiani che danno informazioni sulla Germania errate, esprimendo di conseguenza pareri fondati su errori, e sentirmi dire che loro ne possono parlare perché hanno un amico o un patente che abita in qualche paesino sperduto della Baviera. Una volta ho litigato con un tizio che sosteneva che un suo amico che abita in un paesino sperduto irgendwo in Bayern gli disse che in Germania non esistono gli autovelox. Esistono, vi giuro che esistono, non li troverete probabilmente nella provinciale sulle Alpi bavaresi, ma per il resto state attenti e rispettate i limiti di velocità. E non lo dico perché io difendo i crucchi a spada tratta, che pure io, quando mio figlio mi chiede la pasta bianca, senza niente, manco un filo d’olio, lo guardo con disprezzo e gli dico che è crucco. Ciò che volevo dire è che abitando da 12 anni in Germania, credo di saperne un pochino di più di un italiano che legge qualche informazione su google. Non è vero che qui vi è una diffusione di locali dove l’ingresso ai bambini è vietato (a meno che non sia un locale per fumatori, dove si servono superalcolici o il locale in questione non sia il Kitkat o il Tresor). Tutti i locali sono dotati di seggiolone e spesso (purtroppo sempre più frequentemente nel bagno delle donne) è disponibile un fasciatoio.  I ristoranti offrono un menù creato apposta per i bambini  (in genere Schnitzel, spaghetti bolognese e pommes) e spesso offrono fogli e matite per colorare.

Sono inoltre molto diffusi, almeno a Berlino, i Kindercafe. Sono locali creati apposta a misura di bambino, hanno un ampio spazio dedicato ai giochi e si entra a piedi scalzi, per rispetto verso chi gattona ancora. Offrono menù più o meno vasti, e il Brunch al fine settimana. Chi non vuole rotti i cabbasisi dai bimbi, qui non ci deve entrare.

Per quanto riguarda invece il sito di viaggi indicato da Dissapore, nella Homepage stessa è spiegato che non esistono hotel con indicato espressamente il divieto se famiglie, perché non è politicamente corretto, mentre è sempre ben visto un albergo con l’aggettivo Kinderfreundlich. Gli alberghi indicati sono stati tutti testati da chi gestisce il sito e li suggerisce a chi vuole fare una vacanza senza bambini perché qui li troverà difficilmente. Non garantisce non vi siano assolutamente bambini, ma generalmente sono luoghi “tranquilli”. In Italia indica in totale 20 strutture, in Germania qualcuna di più.

Se quindi volete prendere ad esempio la  Germania o aprite più Tresor oppure create locali per le famiglie.

Alla fine dell’articolo vengono dati due suggerimenti: lasciate i figli ai nonni, zii etc o alla baby sitter. Io, come sicuramente tante altre mamme, lascerei volentieri i miei figli ai nonni, ma veniamo incontro ad un altro problema: quanto scassano le palle sti bambini che sull’aereo soffrono di mal d’orecchie e che non possono stare seduti almeno 3 ore (tanto distano i nostri nonni) in braccio (se hanno meno di 3 anni) o al loro posto? Creiamo una classe a parte per le famiglie? Business, economy e scassaminchia? Stesso discorso vale per i treni etc.. insomma, non tutti hanno i nonni a disposizione. Per quanto concerne invece il baby sitter si tratta di un problema economico e di tempo. Quanto mi deve venire a costare sta pizza, se devo pure pagare baby sitter? Inoltre nessuno lascerebbe i figli alla prima baby sitter che passa, bisogna prima provare se i bambini si sentono a loro agio, e tra ricerca e tentativi ci vogliono tempo e denaro dei quali purtroppo non tutti dispongono. Come scritto nell’articolo i bambini non sono un pacco da trascinarsi appresso, ma sapete cosa? Fa anche piacere farlo.

“I bambini possono andare al ristorante solamente quando imparano a stare seduti e comportarsi a dovere”. E dove dovrebbero “esercitarsi” se non in un ristorante?

Il problema non sono i bambini, ma le famiglie. Una famiglia di buon senso va a mangiare fuori in una fascia oraria più adatta ai bimbi, quando il locale è ancora semivuoto e si toglie dai coglioni prima che i figli possano scassare gli altri avventori. Un genitore con buon senso, non va a cenare fuori alle 21 e non pretende che il figlio di 4 anni stia composto fino alle 23. Non è giusto in primo luogo verso il bambino, verso chi lavora e verso  le altre persone che giustamente vogliono godersi la serata. Ma come fate a distinguere una famiglia educata da una che non lo è? È giusto negare a priori l’accesso a tutte le famiglie? Io trovo pericolosa la distinzione in categorie perché comporta sempre dei pregiudizi: le famiglie no a priori perché fanno casino; quelli di colore no perché puzzano; i comunisti no perché mangiano i bambini  (anche se risolverebbero così il problema dei bambini molesti); i cattolici no che mi da fastidio debbano fare il segno della croce e dire la preghiera a voce alta prima di mangiare…Niente di ciò è vero, no?

Non vietare quindi, ma offrire un’alternativa alle famiglie, è la soluzione.

Anche perché io vi ricordo che i bambini di oggi pagheranno le vostre pensioni di domani, trattiamoli bene.

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