Cosa vi siete persi  (se non avete visto mai Gazebo su rai3)

Non sono una grande appassionata di tv. Vedo ancora le repliche di Friends, guai a chi mi tocca HIMYM (ultima stagione esclusa, che veramente, va…) e poche altre cose, ma potrei stare giorni interi senza vedere la tv.

Da quando abitiamo a Steglitz vediamo pure i primi 3 canali Rai, paghiamo nell’abbonamento alla TV via cavo un paio di euro in più e abbiamo accesso a questo servizio. Abitando in un Altbau  (un edificio costruito prima delle guerre) non ci è consentito mettere parabola, quindi ci accontentiamo così. Ogni tanto vediamo qualche tg italiano, quest’anno qualche fiction su Rai1 che non sono state affatto male e nulla di più. Ma Gazebo da 4 anni è un appuntamento fisso. Non si perdono mai puntate di Gazebo, tranne quando lavoravo la sera alla luftmerda che porcalamiseria nemmeno dal PC potevo seguire la trasmissione che la RAI non trasmette in streaming all’estero (che poi non capisco l’utilità dello streaming in Italia quando basta accendere la tv, mentre invece a noi emigrati, niente).

Gazebo mi ha permesso in questi anni di rimanere in contatto col mio paese di origine di avere una visione più o meno realistica della situazione politica e non solo. Perché una cosa che noi emigrati (oggi va molto di moda dire expat, ma io emigrata sono) ci sentiamo spesso dire è che non possiamo esprimere un’opinione sulla situazione italiana attuale, che ne sappiamo noi che “ce ne siamo andati”.

Se nelle prime e stagioni trasmissione era quasi interamente dedicata alla politica e io, devo ammetterlo mi addormentavo talvolta quando la telecamera entrava in parlamento, nelle ultime stagioni la telecamera era rivolta più alle persone: alle persone colpite dai terremoti, alle persone che provano a scappare dal loro paese mettendo a rischio la propria vita, alle persone che salvano ogni giorno vite umane, alle persone che ospitano.

Tramite la telecamera di Zoro abbiamo conosciuto Naji e Ola, un medico e una dentista siriani scappati dalla guerra. Diego Bianchi, detto Zoro, ha seguito le loro vicende fino ad Amburgo, dove oggi vivono insieme alla loro piccola Eva appena nata. Zoro ci ha fatto entrare nella Jungle di Calais dove abbiamo conosciuto Osama che oggi vive in uk ospitato da una famiglia inglese. Abbiamo conosciuto Mattia di Norcia, che ci ha raccontato del terremoto e della sua città, incontrato il sindaco di Amatrice e tanti altre persone colpite dal terremoto. Siamo stati al bar Hobbit di Ventimiglia, a Lampedusa a conoscere don Carmelo che ci ha svelato che la maggior parte degli emigrati è cattolica, abbiamo sentito i racconti di Eugenio Venturo, della Croce Rossa, che continua ad allungare un braccio verso il mare per salvare vite. Grazie a Gazebo abbiamo conosciuto storie e realtà che i tg non ci raccontano che a sentirle ti viene da chiederti come fanno ad esistere persone come Salvini. Gazebo ha dato volti, nomi e voce a quelli che nei tg sono solamente numeri, numeri di profughi, di terremotati, di disoccupati etc… e lo ha fatto con molta umiltà e umanità.

Francesca Schianchi e Marco Damilano col loro Spiegone ci illustravano i fatti più rilevanti del giorno. Marco D’Ambrosio detto Makkox o Makoxx o Mazzok etc. è stato assolutamente geniale con i suoi tutorial e capolavori, ha trasformato in disegni le sensazioni, i racconti e le parole dei protagonisti della trasmissione. La social top ten è stato quasi un pretesto per tenerci aggiornati sulle tematiche e tendenze attuali. È stato tutto perfetto. Non cambierei nulla.  Se c’è chi si è sentito offeso dalla trasmissione e adesso vuole presentare denuncia, non ha capito bellamente una  beneamata minchia, perché questa trasmissione gli ha dato visibilità, che altrimenti non se lo sarebbe filato proprio nessuno.

Venerdi è stata l’ultima puntata. E non è sembrato un arrivederci alla prossima stagione, era un saluto che sapeva di addio. È stata una stagione segnata da cambiamenti di fascia oraria, cambio di studio, minuti tolti per dare spazio al marziano di Pif e l’ultima puntata annunciata senza preavviso.

Io spero Diego Bianchi torni, torni ancora nelle zone terremotate, torni a Lampedusa, a Ventimiglia e ovunque ci sia qualcuno da conoscere e di cui raccontare. E spero continui a farlo per la RAI che altrimenti che li pago a fare sti pochi euro di abbonamento in più? Così non fosse sarebbe un’enorme perdita e io tornerei a non poter avere un’opinione perché sono emigrata e lontana.

Chi ci racconterà dei vari Osama, dei Naji e Ola e di come crescerà Eva? Chi ascolterà ancora le storie di chi salva e accoglie ed è salvato e accolto o non accolto?

E se non l’avete mai visto, se non vi siete mai fermati assieme a Zoro a conoscere e parlare con le persone, non sapete cosa vi siete persi.

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2 pensieri su “Cosa vi siete persi  (se non avete visto mai Gazebo su rai3)

  1. Grazie per la dritta. Adesso provo a guardarlo, visto che anche noi – emigrati in Canada – stiamo nella stessa situazione: non vivi qui, non puoi parlare. Che alla fine il punto e’ che non puoi avere voce in capitolo su nulla: in Canada perche che vuoi che ne sappiamo, siamo qui solo da cinque anni, e in Italia perche che vuoi che ne sappiamo, sono cinque anni che ce ne siamo andati!
    Pero’ devo dire che si diventa degli ottimi osservatori.

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