Se io fossi Anna Tatangelo 

Che io poi non conosco nemmeno una canzone di Anna Tatangelo, non so nemmeno perché ci stia scrivendo un post, forse perché anche io, sono un poco Anna Tatangelo, perché tutti lo siamo. Cioè non mi risulta che Zito canti canzoni napoletane neomelodiche, però magari sotto la doccia…

Da qualche settimana non uso più Facebook e non perché sia snob e non lo ritenga uno strumento anche utile, se usato bene, ma semplicemente perché sono stanca. Sul mio profilo vengono caricate automaticamente le foto che condivido su Instagram, altrimenti non vi sono altri aggiornamenti.

Quando 12 anni fa sono arrivata in Germania, non c’era Facebook. Non c’era nemmeno WhatsApp e comunque io non avevo lo smartphone. Avevo un piccolissimo Alcatel, con un minischermo in bianco e nero, che aveva le sole funzioni di inviare e ricevere telefonate e SMS. Nel mio monoloculo a Lipsia non avevo la connessione internet, inizialmente non avevo nemmeno un PC e mi collegavo sporadicamente da un internet point per leggere le email, il mio unico punto di contatto con i vecchi amici. Una sera di turno al call center ho deciso di aprire questo blog e da 11 anni scrivo ciò che avrei scritto in quelle email agli amici che non ci sono più.

Poi sono arrivati gli smartphone e i social network. Se prima si usava il citofono per avvisare che si era sottocasa e che amunì scendi,  poi si è passati al semplice squillo del telefonino, poi alla notifica su WhatsApp e ora al selfie del portone sotto casa tua.  Facebook ha accorciato così tanto le distanze che nemmeno si urla più da una stanza all’altra “a tavola!” ma si posta direttamente in bacheca la foto degli anelletti cu capuliatu. Non ci parliamo più. Postiamo.

La cosa però positiva è che in effetti facilita la comunicazione li dove le distanze vanno un poco oltre la stanza da pranzo e la camera da letto.

Le distanze però sono a volte non solamente relative allo spazio, ma anche temporali. Per questo si va alla ricerca del profilo di “quello stronzo del banco più avanti, che chissà che fine ha fatto” o di quella amica persa chissà quando è chissà perché.

È anche piacevole il veloce scambio di opinioni su argomenti di varia natura. Potersi confrontare con punti di vista tanto differenti in tempo reale.

Facebook ha accorciato anche le distanze formali tra il Lei e il tu, e qui purtroppo il passaggio da “egregio” a “stronzo” è veramente breve. Siamo diventati aggressivi e maleducati sui social, ciò che non diremmo mai di presenza, lo postiamo nero su bianco su fb. È facile nascondersi dietro una tastiera, invece di esporre il proprio volto mentre si pronunciano parole che possono ferire. Ma le parole sul monitor restano. Le leggi e rileggi fin quando come una lama ti si conficcano e penetrano nella pelle. Non entrano da un orecchio per uscire dall’altro, rimangono li. Immobili.

Prima si discuteva al bar di Tizio e di Caio, si commentava attorno ad un caffè una notizia, si faceva dal parrucchiere un poco di curtigghiu. Oggi si fa sotto gli occhi di tutti su Facebook. Bisogna avere uno stomaco molto forte per leggere tutti i commenti che fanno di te, persone che ti conoscono e non. Ci vuole sicuramente molto coraggio essere Anna Tatangelo e venire derisa da tutti il giorno dopo essere apparsa in tv. Chi ne ha fatto vignette, accostamenti, chi intere e infinite discussioni sul cosa si sia rifatta e perché. Tutti abbiamo riso e pensato che prima fosse più bella, ma nessuno si è soffermato a pensare come potesse sentirsi lei nell’essere presa in giro. Perché un conto è sentirsi dire “ma come cazzo ti sei fatta i capelli” un altro è sentirsi smontare pezzo per pezzo da tutto il web. È vero che un personaggio pubblico deve essere quasi avvezzo agli attacchi e alle critiche, ma qui non si è giudicato o criticato il personaggio, quanto la persona, la donna che ha scelto di diventare così come è.

Un tempo, al di fuori del web, la conversazione sotto il casco della messa impiega sfogliando Gente, sarebbe stata:

“Ma u viristi comu addivintò?”

“Ma bedda a virità. Era accussi bedda”.

Oggi invece la Lucarelli che tanto combatte per la chiusura di pagine e gruppi che incitano all’odio o al bullismo, crea un post che fomenta critiche su critiche, cattiverie su insulti etc.

Se io fossi Anna Tatangelo non so se riuscirei ad essere tanto forte da sopportare tutta questa cattiveria. Spero che lei abbia semplicemente chiuso la finestra di internet e si sia vista allo specchio, trovandosi ancora una volta bella.

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3 pensieri su “Se io fossi Anna Tatangelo 

  1. Mi trovi completamente d’accordo con quello che hai scritto. Sono mesi che ho chiuso il mio account Facebook per i motivi di cui hai scritto e altri e devo dire che non ne sento la mancanza. Anzi, i momenti che passavo a controllare la timeline li sto usando per fare qualcosa di piu’ piacevole o costruttivo.

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  2. Ora capisco perchè non mi arrivano più tue notizie. Non ti seguivo da molto tempo, però mi piacevano i tuoi interventi. C’è bisogno di persone intelligenti anche su fb per limitare i cretini. Comunque, capisco la tua decisione e mi accontenterò di seguire il blog. Per ciò che riguarda il tema, sono d’accordo con te solo in parte. Fermo restando che gli insulti personali sono ignobili e che detesto i “leoni da tastiera”
    ,la signora in questione posta in continuazione selfie di se stessa seminuda e non a tutte le ore del giorno e della notte, scrive ogni pensiero che le venga in mette a scopo pubblicitario…alla fine lei per prima dovrebbe conoscere i rischi di questa sovraesposizione che finisce per mischiare persona e personaggio.

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