Come mattoncini di Lego

“La terribile lingua tedesca”, la definiva Mark Twain, “life is too short to learn german” diceva ancora il filologo Richard Porson, ma se non fosse per questa lingua, io oggi non sarei qui. Trovo tra l’altro da ignoranti e saccenti definire una lingua brutta o inutile, secondo me vale sempre la pena apprendere una lingua perché attraverso questa puoi capire un intero popolo e la sua cultura. Certo gli inglesi dimostrano difficilmente interesse per una lingua che non sia la propria perché hanno la fortuna essere una lingua franca.

Se non avessi studiato tedesco io oggi non vivrei in Germania e la mia vita sarebbe stata completamente diversa. Comprendo che per molti il tedesco possa apparire come una lingua difficile, o forse poco gradevole, ma non è così, è invece un gioco kinderleicht, come i mattoncini lego. Vorrei in primo luogo sfatare un mito: il tedesco non è in assoluto una lingua difficile, la difficoltà o facilità nell’apprenderla dipende solo dalla lingua di partenza. È chiaro che per i madrelingua italiani possa essere più facile imparare lo spagnolo perché entrambe le lingue sono romanze, allo stesso modo per un olandese è una passeggiata imparare il tedesco. Il vantaggio del tedesco però, rispetto per esempio al nostro vicino francese, col quale ho avuto grosse difficoltà a livello ortografico, è che si scrive per come si pronuncia, tranne alcune regole semplici, è al livello ortografico molto più semplice di altre lingue.

Proprio per quanto concerne il livello ortografico, nel 1996 ha avuto luogo una riforma che ha preso in considerazione la corrispondenza tra suoni e lettere. Vi faccio un esempio: se prima della riforma la parola strada si scriveva Strasse con due esse, dopo la riforma diventa Straße con questo simbolino ß che si chiama Eszet e si pronuncia come una s e non ha nulla a che vedere con la beta. La differenza sta che la vocale che precede la ß è foneticamente lunga, la vocale che precede invece le due esse è breve. Ora, io ho difficoltà a capire se una vocale è aperta o chiusa in italiano, figuriamoci questo, però i tedeschi pronunciano Straße con la a lunga, quindi deve seguire la Eszet.  A Livello fonetico non è mutato nulla, a livello grafico vi è una corrispondenza più corretta. Questo discorso non vale per la Svizzera, dove la Eszet non esiste proprio.

Altri compiti della riforma ortografica erano poi stabilire le regole della punteggiatura (molto più rigide che in italiano, per esempio la virgola precede SEMPRE una frase subordinata) e la divisione sillabica a fine riga, cosa che onestamente non ho mai imparato.

Ma perché il tedesco è kinderleicht (noi diremmo un gioco da ragazzi), perchè proprio come la parola stessa kinderleicht (composta da kinder, bambini e leicht, facile) è una lingua molto creativa, si possono combinare più parole insieme per crearne di nuove, come se fossero lego. Il filologo Roland Kaehlbrandt sostiene proprio ciò ad una intervista rilasciata in occasione dell’ultima giornata della lingua tedesca, che ha luogo ogni anno nel secondo sabato di settembre:

“Man kann ja ganz leicht Wörter zusammenbauen. Wir sind so eine Lego-Sprache”

Lo stesso filologo sostiene che il tedesco è inoltre una lingua ricca di sfumature e molto precisa nel descrivere qualcosa. Se prendiamo come esempio i verbi di movimento, in un unico verbo abbiamo la possibilità di capire di che tipo di movimento stiamo parlando, in che direzione avviene questo movimento: Entgegengehen, aufgehen, abgehen, untergehen, hinaufgehen…Io stessa a volte, se parlo con italiani che vivono qui, preferisco ricorrere ad una parola in tedesco piuttosto che in italiano perché ritengo che in quel determinato contesto il tedesco sia più preciso ed efficace. Una carenza che invece il tedesco ha rispetto alle lingue romanze è nell’espressione del tempo. Di base non esistono molte differenze tra Präteritum e Perfekt, mentre invece in italiano abbiamo molti più tempi per esprimere un’azione avvenuta nel passato.

Il tedesco è inoltre una lingua molto duttile e maneggevole. Prendiamo per esempio la costruzione della frase. La cosa fondamentale è che nelle frasi affermative, il verbo deve nelle principali occupare sempre la seconda posizione, il resto degli elementi vengono ordinati in base all’importanza che si vole dare ad essi. Per esempio ich habe ihm das Buch gegeben puó diventare ihm habe ich das Buch gegeben o ancora das Buch habe ich ihm gegeben, in base se vogliamo dare rilevanza al soggetto ich, a Buch o alla persona alla quale ho dato il libro.

E´una lingua in continuo movimento, i cambiamenti, come anche nelle altre lingue, sono  causati dai nuovi mezzi di comunicazione come chat e whatsapp, ma non solo. Una lingua veloce e ironica è quella adoperata dai ragazzi al di sotto dei trentanni, i quali hanno inventato e diffuso l’espressione “aber, Hallo!!” che viene molto usata oggi (significa qualcosa come “mi puoi credere sulla parola”). Altri cambiamenti sono dovuti anche al fenomeno di migrazione, specialmente per quanto riguarda il tedesco parlato dai turchi. Si parla di Kurzdeutsch, non usato solamente da turchi o nei Kiez, ma ampiamente diffuso, che è in pratica una semplificazione della lingua. In tedesco per dire “ci incontriamo alla stazione” diremmo wir treffen uns an dem Bahnhof o meglio wir treffen uns am Bahnhof, dove am corrisponde alle nostre preposizioni articolate. Nel Kurzdeutsch la stessa frase diventa wir treffen uns Bahnhof, dove la preposizione è del tutto scomparsa, ma il significato della frase è evidente.

Ma chi stabilisce cosa è giusto da cosa è sbagliato? La lingua è ciò che viene parlato, non ciò che dicono le istituzioni, le quali invece devono proprio adeguarsi a questi continui mutamenti. Ciò che si prende comunque come esempio di uso corretto della lingua è il Duden, che io stessa uso spesso per sapere se ho commesso errori ortografici o meno.

Il Duden, che prende il nome dall’omonimo fondatore è un vocabolario ortografico della lingua tedesca. Esiste dal 1880 e come ogni cosa in Germania, durante la divisione ha avuto due versioni: una per l’est e l’altra per l’ovest.

Inizialmente, almeno fino al 1965, il Duden ha cercato di mantenersi apolitico: voci come DDR, BDR e Bundesrepublik mancavano dal vocabolario. Al loro posto compariva solo Deutschland. Alla voce Berlin, la definizione “capitale della Germania”.

Alla fine degli anni ’60 però iniziano ad apparire le prime differenze tra le due edizioni.

Per molto tempo nell’edizione pubblicata all’est, mancò la parola Weltreise (viaggio intorno al mondo. Vedete? una parola in tedesco, 4 in italiano per esprimere lo stesso concetto), che tanto dove dovevano viaggiare sti compagni se non all’interno dei confini del blocco sovietico??? Questa parola compare per la prima volta nel 1985, nella 18.edizione del Duden.

Mancava la voce Chemnitz, ai tempi Karl Marx Stadt e la definizione di Berlin era “capitale della DDR”, che si differenziava da West-Berlin “unità politica autonoma”.

La 20.edizione del Duden è quella della riunificazione, chiamata quindi Einheitsduden. Mentre la successiva è quella della riforma ortografica di cui sopra.

Se siete arrivati a leggere fin qui siete stati bravissimi. Vi ho probabilmente ancora una volta tediato con i miei discorsi sulla lingua tedesca, solo per dimostrarvi ancora una volta che non è vero che è una lingua rigida, severa e brutta. È un gioco da ragazzi, come i lego, e a voi piacciono i lego, no?

 

Annunci

10 pensieri su “Come mattoncini di Lego

  1. bellissima introduzione alla lingua tedesca! Non la conosco, ma ogni volta che vengo a conoscerne aspetti caratterizzanti ne rimango stupito. Adoro, ad esempio, la differenza tra “ausgang” e “ausfahrt” e sono un fan scatenato della parola “schadenfreude” … grazie a te ho conosciuto altri aspetti importanti. Ottime anche le informazioni sulla toponomastica pre e post riunificazione. Insomma devo decidermi a fare un corso di tedesco (sperando sia vero quello che dici sulla reale difficoltà della lingua) e intanto continuo a seguirti sperando in altri post con lo stesso soggetto! Molte grazie!

    Liked by 1 persona

  2. Faccio parte di quelli a cui il ”suono duro” del tedesco non piace ed e` per questo (e per la lunghezza delle parole che mi fanno paura haha) che non mi ha mai sfiorata l’idea di impararlo. Tu pero` scrivine altri, che magari cambio idea 😉

    Non mi piace neppure ”il suono” del francese, per dire. Tuttavia, lo parlicchio e lo comprendo (meglio di come lo parlo hehe) poiche` per anni a scuola me lo sono dovuta sorbire. Amo follemente il portoghese e l’inglese americano, sempre parlando di SUONI.

    p.s. i tuoi post mi piacciono sempre un sacco, non direi affatto che sono noiosi.

    Liked by 1 persona

  3. Io sono un’appassionata del francese da sempre (e infatti vivo in Francia con un francese), ma il mio secondo amore va al tedesco che ho studiato 3 anni al liceo e non ho mai trovato particolarmente difficile, soprattutto rispetto all’odiato inglese.
    Uno dei miei più grossi “rimpianti” e’quello di non averlo più usato post liceo e perciò mi ricordo poco e niente. Pero adoro i Rammstein cosi mi aiutano a non dimenticarlo del tutto 😀

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...