Ich bin ein Berliner

Quando nel giugno del 1963 John Fitzgerald Kennedy venne in visita a Berlino Ovest, tenne un famoso discorso davanti al municipio di Schöneberg.

Per dimostrare la sua vicinanza al popolo di quella parte di Berlino, circondati da territori della DDR, pronunciò la frase in tedesco “ich bin ein Berliner”, cioè “sono un berlinese”.

Tale frase fu però, in parte della Germania, fonte di scherno e derisione.

Il Berliner, o un Berliner, è quello che noi chiameremmo Krapfen e che in alcune parti della Germania porta in effetti questo nome. A Berlino invece non si chiama né Krapfen o Berliner (mi immagino già scene di cannibalismo) ma, come vi dicevo qui, si chiama Pfannkuchen.

Insomma c’è chi, da qualche parte della Germania, si sarà immaginato il presidente degli Stati Uniti d’America ripieno di marmellata di prugne.

Il Pfannkuchen in altre parti della Germania è invece l’equivalente del Pancake, che qui invece si chiama Eierkuchen (letteralmente: dolce di uova).

Insomma ciò che a Berlino si chiama in un modo, non è detto che porti lo stesso nome nel resto della Germania. Non si tratta di dialetto vero e proprio, che quello proprio non lo capisco, ma di regionalismi, di differenze linguistiche nelle varie regioni. Il tedesco puro, quello che si ritiene modello della lingua tedesca, è quello parlato ad Hannover, e viene chiamato Hochdeutsch, privo di inflessioni dialettali.

La prima difficoltà che si incontra andando in un paese straniero, è sicuramente quella linguistica. Per chi come me, è invece partito conoscendo già la lingua del luogo, la prima difficoltà è porcalamiseriachecazzohostudiatoafaresenoncicapisconientecomunque.

Andando a vivere in Sachsen mi sono dovuta ricredere sulle mie conoscenze riguardo i saluti, i giorni della settimana e l’orario. Quello che per me era Guten Tag, a Lipsia era Moin, a volte Moin Moin. In Baviera ci si saluta con Gruß Gott e Servus, in Svizzera con Grüzi.

Per capire Sonnabend ho impiegato un poco di più. Scritto anche a Berlino negli orari dei Bus, è quello che io avevo imparato come Samstag. Ecco qui non si dice Samstag, si dice Sonnabend, un misto tra sole e sera, quando invece avrebbe più senso allora chiamarlo Sonntag (sole e giorno), come invece si chiama la domenica e chiamare la domenica Sonnabend, perchè e la fine del weekend, della settimana, che l’indomani è Montag, il giorno della luna, e ce l’abbiamo tutti un poco storta.

Gli orari poi sono una tragedia, in tutto l’est. Ci vediamo alle “quarto 3” (viertel drei), ma che significa? un quarto prima o dopo le tre? Significa alle due e un quarto, logico, no?

Quello che altrove è Nein, qui è Nee.

La polpetta di carne è in alcune parti Fleischkloß, Frikadelle e a Berlino Bulette.

La Kartoffel si chiama in alcune regioni Erdäpfel (del tutto simile al pomme de terre francese). Rimanendo sulle patate, il purè si può chiamare Püree, Kartoffelbrei, Kartoffelpüree, Erdäpfelpüree o ancora Stampfkartoffel.

Il pollo allo spiedo, Grillhänchen, si chiama qui Broiler, decidete voi se lo volete con Erdäpfel o Kartoffel o Pommes (queste ultime sono le patate fritte). E se col pollo ci volete pure il pane, state attenti: i Brötchen (panini) qui si chiamano Schrippe, al sud sono Semmel e in altre regioni Weggli.

L’arancia, in Hoschdeutsch Orange, ma che può diventare Apfelsine, se spremuta diventa Orangensaft nel resto della Germania, ma O-Saft qui.

Chi porta la posta è il Briefträger (mai sentito qui), ma a Berlino è Postbote.

E se il vostro incubo, come il mio, sono gli articoli determinativi per stabilire il genere e caso e ancora numero di un sostantivo, sappiate che del tedeschissimo Brezel esistono tutte le possibilità: der, die das. In alcuni posti si chiama Brezen o Breze e presente in tutti i generi. Più political correct di così non si può. Basta che non lo chiamate Pretzel che sta cosa se la sono inventata credo gli americani.

Nell’essere Berliner o meno l’importante è quindi il contesto da un parte (se a carnevale o se a Berlino) e il ripieno dall’altra. A me con la marmellata non piacciono.

 

Rimando gli appassionati di crucco a questo link http://www.atlas-alltagssprache.de/

 

 

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10 pensieri su “Ich bin ein Berliner

  1. Proprio a Berlino ho scoperto che il Berliner non è un krapfen e ci ho pure provato due volte, pensando che il primo forno avesse la versione con la marmellata per conservarli meglio… Ma sai che di Pfannkuchen neanche l’ombra?

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