Strappati

Non fu solo il muro a dividere alcune famiglie. Anche all’interno del territorio della DDR,  alcune famiglie vennero divise,  alcuni figli strappati dalle braccia dei propri genitori.
Non è facile dire con esattezza quanti casi ci furono,  non è facile dimostrare se e quando si è trattato di adozione forzata o di atto volontario, ma è successo sicuramente e nemmeno troppo raramente.
Ai genitori nemici della repubblica,  che avevano tentato la fuga o che avevano fatto richiesta di lasciare il proprio paese e avere la libertà di viaggiare all’ovest, venivano tolti i figli e loro stessi chiusi in carcere. A chi finiva in carcere ancora incinta, veniva poi detto che al momento del parto il bimbo era morto. Senza farle vedere il figlio,  veniva chiesto alla madre di donare il piccolo corpicino per scopi scientifici,  per la ricerca, e fatto firmare un foglio di consenso. Alcune donne ignorano di avere un figlio cresciuto da altre persone fedeli allo stato.

Katrin Behr aveva 4 anni quando lo stato le tolse la madre. Era una mattina di febbraio del 1972,  la mamma,  lei e il fratello maggiore erano ancora a letto,  quando la polizia li svegliò e portò via la madre con la forza. La donna ebbe il tempo di dire ai figli di non preoccuparsi, che sarebbe tornata entro quella sera. Passarono 19 anni da quel giorno prima di potersi rivedere. La piccola Katrin fu adottata da una segretaria di partito, il fratello invece passò la sua infanzia e adolescenza in un orfanotrofio. Per 19 anni Katrin pensò di essere stata abbandonata dalla sua vera madre.
La madre di Katrin era sola,  doveva crescere due figli e andare a lavorare.  Capitava potesse assentarsi dal lavoro quando i figli erano malati e per questo veniva rimproverata,  quando poi una volta affermò che all’ovest avrebbero avuto una vita migliore,  fu considerata nemica dello stato,  privata dei figli e chiusa in carcere.
Non era consentito di dare i figli in affidamento ad altri membri della famiglia,  perché considerato un ambiente insano,  dovevano invece crescere all’interno di famiglie fedelissime alla Repubblica. Ai genitori non veniva data alcuna informazione riguardo ai figli,  e anche questi ultimi non avevano idea del perché fosse avvenuta tale separazione,  ad alcuni veniva detto che i genitori erano morti in un incidente,  ad altri invece veniva rinfacciato di essere figli di traditori.
Janine H. era la terza figlia di una ragazza madre,  la quale era costretta a lavorare per mantenere i bambini. Janine,  si è scoperto molti anni dopo,  soffriva di un disturbo allo stomaco per cui mangiava pochissimo. La madre,  stressata e nervosa dalla situazione difficile e dal fatto che la figlia non volesse mangiare,  una volta la sculacciò. Piuttosto che venirle in aiuto,  lo stato la accusò di maltrattamenti e di non nutrire bene la figlia,  e la posero davanti ad una scelta,  dare in adozione Janine o rinunciare a tutti e tre i figli. E così Janine crebbe senza la sua madre naturale.
Le donne che si rifiutavano di firmare il foglio di consenso all’adozione venivano minacciate,  a volte le facevano firmare con l’inganno,  a volte firmavano perché esasperate.
Quante adozioni sono state però forzate,  non è possibile stabilirlo.
Le famiglie separate, dal muro si sono potute ricongiungere dopo l’89, famiglie come quella di Janine o di Katrin invece no. Ancora oggi i genitori non hanno alcun diritto di chiedere informazioni sui propri figli che gli furono tolti, gli atti sono ancora segreti,  perché ritenuti al pari di normali adozioni volontarie. Queste adozioni forzate,  non vengono riconosciute dallo stato e questi genitori,  con i loro figli,  non vengono riconosciuti come perseguitati politici.
Katrin Behr ha creato una fondazione “Hilfe für Opfer von DDR-Zwangsadoptionen e. V.”  che si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema,  offre aiuto psicologico alle vittime,  lotta per il riconoscimento di queste persone come perseguitati politici e ovviamente cerca di ricongiungere i figli ai propri genitori. La sua storia è raccontata nel libro “Entrissen.  Der Tag als die DDR mir meine Mutter nahm”  (Strappate. Il giorno in cui la DDR mi portò via mia madre).
Se avete visto “Goodbye Lenin”  (e se non lo avete fatto,  fatelo subito)  capirete ora perché la madre di Alex non seguì il marito all’ovest e divenne fedele al partito: aveva paura le portassero via i figli.

Tra tutte le torture credo che quella di privare una madre dei propri figli,  sia una delle peggiori e questo tema,  quello delle Zwangsadoptionen,  rimane uno dei lati più bui della DDR.

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