Volevo studiare ingegneria. Ma forse no.

Dovessi avere una seconda possibilità su questa terra,  dovessi rinascere,  o dovessero inventare una macchina del tempo,  io mi iscriverei ad ingegneria.
Se io oggi avessi un laurea in ingegneria o in economia aziendale,  non mi cagherei sotto al pensiero del 5 ottobre.
Il 5 ottobre sarà il mio ultimo giorno di lavoro presso Luftwaffe.  Non ho ancora la certezza al 100%, non mi è ancora stato comunicato ufficialmente,  ma di fatto il mio contratto di lavoro scade e il futuro del reparto dove lavoro è molto incerto. Sono già circondata da sedie vuote al lavoro e da persone che già sanno dovranno andare via.
La cosa non mi dispiace più di tanto,  il lavoro è di quelli che il cervello lo puoi lasciare a casa,  non ci sono stimoli o motivazioni,  i colleghi sono molto carini ma i capi e meglio lasciarli perdere. Insomma di perdere questo lavoro non mi dispiace affatto.  Però il 27 è giorno di paga,  e per quanto possa essere inadeguata questa paga,  è comunque una certezza a fine mese.
E invece da ottobre si ricomincia con l’Arbeitsamt,  con il sussidio e le proposte di lavoro poco allettanti.
L’Arbeitsamt è l’ufficio del lavoro,  quando il lavoro non l’hai. Ti pagano il sussidio di disoccupazione per un determinato periodo in base a quanti mesi/anni hai lavorato e si occupano di trovarti un altro lavoro secondo le tue esigenze e aspettative. Avendo lavorato un anno,  mi spetta il sussidio per 6 mesi,  questo corrisponde a circa il 70% dello stipendio al netto (poco meno).  Contributi e assicurazione sanitaria sono pagati dall’Arbeitsamt.
Terminati i 6 mesi si passa al Jobcenter e al sussidio sociale,  che onestamente è una rottura di palle paurosa che è meglio non averne bisogno.
Mi sembra di essere alla ricerca di un lavoro da più di un anno. L’estate scorsa,  dopo la maternità,  ho fatto diversi colloquio e sono finita alla Luftwaffe. Delusa del lavoro da praticamente subito,  ho iniziato a cercare altro,  solo lo scorso mese ho presentato domanda per 3 posti di lavoro,  tutte sono state rifiutate. Non credevo a Berlino ci fossero così tante aziende,  mi sto facendo una cultura a forza di colloqui.
È ovviamente snervante essere sempre e costantemente sotto esame,  dover piacere a tutti i costi,  quando invece dal canto suo il possibile datore di lavoro non fa nulla per farsi piacere,  come se il bisogno fosse solo mio,  di chi cerca un impiego e non anche dell’azienda che cerca un impiegato. Sembra quasi facciano beneficenza forzata.
Sono stanca di questi colloqui di queste farse e sono stanca di cercare un lavoro che tanto non mi piace  e non mi piacerà ma che dovrò farmi piacere.
Ma io,  con una laurea in lingue e un Master in didattica dell’italiano a stranieri,  che prospettive ho?
Il problema è che non so nemmeno cosa cercare,  perché non ho una qualifica.  Non mi incamminerò più verso la strada dell’insegnamento,  perché ho già dovuto fare marcia indietro trovandola senza via di uscita. E allora cosa? Lavorerò fino alla pensione in un call Center,  su turni,  con uno stipendio al limite del minimo salariale e senza possibilità di crescita?  è questo che mi spetta per i prossimi 30 anni ca.?
Quando mi sono iscritta all’Università avevo altre prospettive,  quando mi iscrissi al master avevo altre speranze. Ho forse sbagliato tutto?
Guardo gli annunci di lavoro e penso che se avessi studiato ingegneria o economia aziendale,  oggi potrei sperare in un lavoro migliore e uno stipendio adeguato. Penso che potrei fare un lavoro più stimolante,  avrei più possibilità e non avrei paura del cosa ci sarà dopo il 5 ottobre.
Ci sono giorni che credo di aver sbagliato a fare la fila in Viale delle Scienze,  che avrei dovuto mettermi in coda dietro “economia e commercio”  e non allo sportello di “lettere e filosofia”. Ci sono giorni che vorrei i numeri non fossero geroglifici,  sapere, senza pensarci su, quanto è l’angolo tra le lancette alle 15e45, e provare interesse per i grafici.
Ci sono giorni,  più meno tutto l’anno,  che invece penso che non avrei mai potuto studiare altro che lingue, che se non avessi studiato tedesco oggi non sarei qui,  non ci sarebbero Zito e Ciccio,  e non ricorderei gli anni dell’Università come i più belli e si, rifarei tutto,  studierei le stesse materie,  tornerei in Germania,  lavorerei ancora in pizzeria e al call Center e vivrei ancora in un loculo all’interno di un Plattenbau.
Però il 5 ottobre si avvicina e mi dispiace molto non avere una laurea in ingegneria o economia aziendale.

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28 pensieri su “Volevo studiare ingegneria. Ma forse no.

  1. non so. io ho studiato lettere e archeologia e faccio la pubblicitaria (non la copy o la creativa, faccio piani economici e uso software di media planning, un lavoro supertecnico che ormai da 15 anni non fa per me). anche io una mattina si e una no avrei voluto fare ingegneria. e anche se non rinnego i miei anni di università, le mie amiche che sono ancora mie amiche, i nostri viaggi e la nostra passione per vecchi cocci polverosi nelle cantine dei musei, tutto questo non mi avrebbe fatto vivere, e anche io ho casa e figli solo perchè accetto tutti i giorni di lavorare in un ufficio dove non mi piace praticamente nulla. Coraggio e in bocca al lupo!

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  2. Io dico sempre che,tornando indietro,mi iscriverei in ingegneria e anche io,in Viale delle Scienze,non farei la fila a lettere e filosofia (che tra l’ altro aveva sempre una coda infinita),ma altrove.
    E ti dirò… la mia azienda chiude quindi andremo a breve tutti a casa,quindi hai la mia totale comprensione.

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      • In quale città della Germania c’è richiesta di persone con compenteze di questo tipo? L’intezione mia e della mia ragazza è di trasferirci una volta completati gli studi della magistrale rispettivamente in Ingegneria Informatica ed Economia aziendale, da ciò nasce la mia curiosità. Grazie a chiunque sappia darmi infomrmazini

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      • Allora, premesso che devi avere buone conoscenze del tedesco o ottime dell’inglese, non saprei darti indicazioni specifiche perché dipende da questo che offre il mercato al momento. La cosa più logica da fare, dopo un corso di lingua, è partire e cercare lavoro direttamente da qui e magari farsi prima un’idea del mercato, guardando magari siti come stepstone o Monster per vedere dove c’è maggiore richiesta.
        Inutile cercare lavoro dall’Italia, inutile pretendere di fare un colloquio in lingua straniera se non si è in grado di farlo. Ripeto, non necessariamente in tedesco, ma almeno ottimo inglese

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  3. Ah, ah lo penso anch’io! L’unica botta di **** che ho avuto è stata trovarmi un ingegnere come compagno ma se mai dovesse correre dietro alla prima bionda che incontra, avrei le stesse prospettive di mia nonna con la terza elementare… Riguardo all’insegnamento, posso chiederti se hai rinunciato per via dello stipendio o della difficoltà a trovare lavoro lì a Berlino? Qui facendo affidamento su VHS e scuole private, fossi sola, non ci camperei di certo, l’unica è farlo come Nebenjob…
    😦

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    • Trovi solo impieghi da libero professionista, poche ore per scuola. Facevo i salti mortali per poi dover pagare kk e contributi da sola. Non ne vale la pena.
      Si, è stato per i soldi

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  4. Ti capisco tantissimo. Anche io sono laureata in lingue ma, eccetto che per episodi sporadici, non sono mai riuscita a usare la mia qualifica 😦 Ho lavorato anche io in call centre della minchia con clienti scassa marroni, hai tutta la mia comprensione!
    Ti auguro di trovare presto un lavoro migliore. In bocca al lupo.

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  5. Ci sono anch’io! Praticamente passo tutto il giorno a fare statistiche e inserire numeri in tabelle excel. Non solo mi annoio, ma mi alieno pure! Arrivo a sera con il cervello atrofizzato! Ma non mi pento dei miei studi. Ricomincerei domani a studiare il giapponese! Anzi, forse dovrei ricominciare sul serio, visto che non usandolo quasi mai mi sto dimenticando tutto…

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    • Per principio non darei mai ragione a Feltri. E poi come dicevo non mi sono pentita delle mie scelte, mi dispiace però che in effetti non sono studi utili per un lavoro. Non credo di essere più stupida di un ingegnere, forse si. Ma di ingegneri stupidi ne conosco 🙂

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  6. Ciao Giulietta
    Senza dubbio anche io mi unisco a tutti quelli che ti capiscono, che ti esprimono solidarietà.
    Però voglio tentare di offrirti anche qualcosa di più: la fiducia, la speranza.
    Io ho ricominciato da zero e sono rinato,dimostrando a me e a chi vuole crederci che non c’è bisogno di tornare indietro, che di strade nella vita ne puoi percorrere più di una. Questo percorso sta continuando ancora.
    E ho chiamato il mio blog, dove lo racconto “la vita comincia a 40 anni”. Se vuoi passa a trovarmi.

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  7. Io ho timore che noi siamo quella generazione di mezzo a cui si parla di flessibilità ma che poi non la trova da parte del datore di lavoro o dal mercato in generale. Le facoltà umanistiche in generale danno (o dovrebbero dare) skill in scrittura, pensiero laterale, ecc. Ma questo non viene percepito / apprezzato… 😦

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  8. E, per compensare, io ho una laurea in ingegneria ma volevo studiare lingue. Ma forse no pure io, in realtà a 19 anni ero troppo stupido per capire in qualche modo cosa voler fare della mia vita… ingegneria elettronica era il compromesso “meno peggiore” tra le possibilità di trovare lavoro e i miei interessi (e notare bene che sono allergico ai computer!)… ora sto studiando tedesco, ma mi pento tantissimo di non aver cominciato prima, mi sembra di essere in ritardo di vent’anni su quello che avrei potuto fare.

    Ad ogni modo, non credo che sia la laurea a contare, posso dire che nulla di quello che ho studiato all’università mi sia servito nella vita, la laurea è importante per il primo impiego ma già ai successivi ciò che conta sono le competenze che puoi offrire. E vale l’eterna regola, se cerchi di piacere a tutti, non piacerai a nessuno, nel mondo del lavoro come in campo affettivo. A una domanda come quella delle 15e45, o sai rispondere, nel senso che almeno sai impostare un metodo per trovare una soluzione (che la risposta sia giusta o sbagliata è secondario) o tanto vale rispondere in modo chiaro che non è per quel tipo di problemi che un’azienda può avere interesse ad assumerti, ma per altre qualità che ti appartengono (e qui tocca a te inserire la lista delle qualità in questione, di cui devi essere ben consapevole). Ah, questo a seconda dell’esaminatore avrà effetti diversi, su qualcuno avrà un effetto positivo mentre per qualcun altro ti farà piombare in fondo alla lista dei potenziali nuovi assunti, ma ha davvero senso scendere dal decimo al ventesimo posto in una lista in cui ad essere assunto è solo il primo?

    Poi è chiaro, serve avere qualcosa da offrire e su cui puntare in fase di colloquio. Non mi legherei troppo al singolo titolo di studio, ma non puoi pensare a te stessa come la persona che emerge da questo post, con frasi come “Il problema è che non so nemmeno cosa cercare, perché non ho una qualifica.”. Scegli tra i tuoi interessi quelli più potenzialmente validi dal punto di vista lavorativo, approfondisci la cosa a livello professionale, e se non hai questo tipo di interessi prova a capire se davvero non possono esserci, e forse semplicemente non li hai mai incontrati: ingegneria e le materie tecniche in generale sono un universo (ben lontano da quelle lancette alle 15e45), trova qualcosa, non fermarti mai nell’autoformazione, dimostra ai colloqui che il pezzo di carta è appunto solo un pezzo di carta. Potrei farti tanti esempi di laureati in materie umanistiche che ora sono esperti e stimati “ingegneri”, ingegneri ad honorem, diciamo, dopo magari un liceo classico o psico-pedagogico e una laurea in storia o filosofia. E la figura che vedo più cercata al momento è quella di commerciali e personale dell’ufficio acquisti che abbiamo una competenza almeno minima dei prodotti che vendono o acquistano (e visto che lavoro anche con Trumpf, sede a Ditzingen e 11mila dipendenti, posso dire con certezza che questo non è un problema solo italiano). Creati un minimo di competenze nella vendita o nell’acquisto dei prodotti, vedi tu per cosa ti senti più portata, e poi creati un minimo di competenze su qualcosa di tecnico che ti interessi. E inserisci in tutto questo le competenze che già hai. L’insegnamento ti avrà predisposto in un certo modo a trattare con le persone a cui devi spiegare qualcosa, è una qualità di importanza ABISSALE in un’azienda, in cui uno dei problemi principali è la totale incapacità dei vari reparti di spiegarsi in modo chiaro agli altri uffici. Non serve essere geni, nessuno pretenderà mai che con la tua laurea ti metta a correggere un ufficio tecnico, ma pensa quanto può valere in un’azienda tedesca una persona che, ad esempio, capisce cos’è il componente di un motore, individua un’azienda italiana che lo fornisce di qualità e a prezzo concorrenziale e strappa il miglior prezzo possibile. E’ solo un esempio, però spero che sia passato quello che voglio dire.

    Porta pazienza per il papiro, ich wünsche dir viel glück…

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    • Dankeschön. A parte ciò che io so fare e mi piaccia fare, bisogna tener conto che non vi è chissà quale offerta lavorativa. I miei Ziel li avevo, ma non avendoli raggiunti, con l’affitto da pagare, o dovuto rimediare su altro.
      Grazie tante per il tuo commento 🙂

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  9. Non dispiacertene affatto, non è a causa dei tuoi studi se sei costretta a stringere i denti ed accettare lavori che non ti appartengono. Hai fatto la tua strada. Giusta o sbagliata, nel momento in cui l’hai presa ti apparteneva, era ciò che volevi. Continua a cercare, non demordere. Ci sono passata più di una volta e sono una di quelle che ha mollato l’Università (facoltà di Filosofia, ho detto tutto!!) e ha scoperto tardi di voler fare l’archeologa ma ormai era incastrata in un ufficio sottopagata. Ma non è detta l’ultima parola!
    Le diverse volte che sono stata disoccupata mi sono sentita come te (mi ci sento anche ora che ho un lavoro, figurati). Farò questo tutta la vita? La mia prospettiva è caricare fatture e portare il caffè? La differenza è che io qui non ho avuto accesso neanche alla disoccupazione e mi sono bruciata i pochi soldi guadagnati e mi ritrovo a 33 anni senza un soldo bucato da parte…
    Ma il punto non è questo: è che alla fine, cercando, rinunciando a lavoracci indegni, perseverando, ho trovato un lavoro (diciamo) adatto. Che poi nel tempo si sia rivelato la solita fregatura…evvabbè. Ricomincerò a cercare o a fare nuovi progetti. Quindi non sottovalutarti, reinventati, ritagliati uno spazio vitale anche in un lavoro che non è esattamente tagliato per te. E non perdere di vista perché lo fai: per garantirti uno spazio in cui essere veramente chi vuoi.

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