L’anno zero

Questo mese sono dieci anni che vivo in Germania.
Non ricordo in quale giorno esattamente presi l’aereo per Monaco,  non so se fosse metà o fine agosto. Molte cose,  molti particolari li ho rimossi. Ho una memoria interna piccola io,  non riesco a salvare tutti i dati.  Vorrei certi momenti,  emozioni mi rimanessero bene dentro,  ma fuggono via molto più velocemente di quanto speri,  e mi rimangono solo pochi ricordi ai quali aggrapparmi.
Non ricordo cosa provai scendendo dall’aereo a Monaco,  ricordo però quando acquistai la mia prima scheda telefonica alla O2 a Marienplatz e le 12 ore di treno regionale tra Freiburg e Lipsia.
Ricordo bene il mio arrivo a Lipsia,  di sera tardi,  io con le mie valigie dove avevo stipato dentro tutta la mia vita o almeno quello che ritenevo più importante.  Ricordo che distrutta mi sedetti a terra in attesa di un segno,  qualcosa che mi risollevasse il morale e tutto il resto,  ed arrivò Cri ad aiutarmi. Senza Cri,  non sarei qui.
Sono tanti 10 anni?  Non se hai deciso in un certo punto della tua vita di passarci tutto il tempo che hai a disposizione. Non ho mai pensato di tornare o di andare via.  10 anni sono solo un inizio.
Di questi 10 anni,  l’anno più importante è l’anno zero,  quello che mi ha portato a prendere la decisione di comprare un biglietto di sola andata.
L’anno zero è il 2004.
Nel 2004 decisi di scrivere la tesi sui fratelli Grimm.  Nel 2004 capì che non avrei scritto la tesi su di loro,  misi da parte il materiale già accumulato e ricominciai da zero con Uwe Johnson.
Non ricordo se nel 2004 avessi ancora esami da sostenere o se invece fu un anno interamente dedicato alla tesi,  nei miei ricordi spesi l’intero anno con Uwe e  col professore migliore che avessi mai potuto avere e tra i viaggi.
Il primo viaggio fu a Frankfurt am Main,  dove  cercai materiale per la tesi presso l’archivio di Uwe Johnson. Il secondo viaggio fu nella mia amata Londra con il mio ragazzo di allora, i miei genitori e mio fratello. Il terzo viaggio fu una vacanza premio da parte dell’Università: 3 settimane di corso di tedesco presso le Alpi bavaresi,  nell’Allgäu,  dove il tedesco poi non lo parlano mica. Stare 3 settimane sulle Alpi mi ha fatto capire ciò che avevo sempre saputo,  che sarei tornata in Germania per rimanere.  Per farlo però avrei dovuto separarmi dalla mia vecchia vita e spezzare alcuni legami.  Il primo passo da fare fu il più doloroso: dopo tanti anni lasciai il mio ragazzo,  al quale volevo bene,  ma sapevo questo sentimento non fosse più abbastanza.
Feci un ultimo sforzo e terminai la tesi su Johnson. Dopo le numerose correzioni di note,  bibliografia e incontri col mio adorato professore,  finalmente il 16 dicembre presi la laurea. Allora credevo che un pezzo di carta con su scritto il voto più alto potesse aprirmi ogni porta,  fosse la chiave del mio futuro,  impiegai poco tempo per capire che non è così.  Non so se i miei sforzi,  il mio impegno costante negli studi siano serviti a qualcosa,  forse dopo anni di insoddisfazioni dietro i banchi di scuola,  sono serviti solo a me per dimostrare a me stessa che sapevo fare qualcosa di buono,  che non ero mediocre.
Arrivai alla laurea stanca,  impaurita perché non sapevo cosa sarebbe avvenuto dopo,  e magra,  magrissima,  se non avessi le foto a dimostrare la mia magrezza,  non ci crederci nemmeno io.
I mesi successivi li passai aspettando di avere il coraggio di andare via. E il coraggio poi arrivò.
Ho la memoria breve io,  non ricordo se sull’aereo avessi paura o meno di arrivare in Germania.  Ricordo però che piansi tanto dopo,  appena arrivata e ancora dopo,  perché non sapevo cosa sarebbe stato di me. La sera andavo a letto prestissimo sperando che il giorno arrivasse presto portandomi novità che mi cambiassero la vita.
Dopo 10 anni vorrei stringere quella Giulia magra e impaurita e spiegarle che non importa se non realizzerà i sogni per i quali è venuta fin qui,  ce ne saranno altri di sogni che non sa ancora possano esistere e che realizzerà insieme a qualcun altro.  Vorrei poterle dire che tutta questa solitudine finirà,  che troverà presto una casa e nuove città da imparare ad amare.
Il cammino dall’anno zero a qui è stato lungo e difficile per molti aspetti,  ma impiegherei volentieri altri dieci anni per rifare tutto sperando di ricordare di più.
Ma ho la memoria piccola io.

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22 pensieri su “L’anno zero

  1. Leggo ma non commento mai, ma questo post è così pieno di verit àe memorie a cui mi posso relazionare che non mi sono potuta trattenere. Brava Giulia, perchè anche da sola ce l’hai fatta e ce la stai ancora facendo.

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  2. Con il tuo post che ho letto solo ora hai risvegliato in me molte emozioni, anche per me il 2004 è stato l’anno zero, anno dopo il quale sono cambiate molte cose,un intervento, anzi due,la chemioterapia, ma poi ho iniziato a guardare le cose della vita con altri occhi, non appena stretti meglio iniziai a viaggiare e berlino fu una delle prime mete, poi iniziai a studiare tedesco, e anche se non mi serve affatto perché ora sono una nonna felice coltivo ancora molti sogni, ai primi posti c’è sempre quello di tornare a berlino magari col mio nipotino. Un abbraccio Graziella

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  3. Ciao, e’ la prima volta che ti leggo e questo post ha rievocato le emozioni della mia partenza per il Regno Unito. Io, al contrario tuo, ci ho messo due anni dopo la laurea a prendere questa decisione e soprattutto il coraggio. Buona permanenza in Germania 🙂

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  4. Pingback: Top Post dal mondo expat #agosto, prima parte | Mamma in Oriente

  5. Mi sono ritrovata molto nelle tue parole, molto belle e toccanti. Solo che io sono ancora al mio anno zero con tutto il bagaglio di paure e quelle lacrime pronte a esondare. Sto spezzando legami, costruendo nuove strade, preparandomi a un grande viaggio. Ho paura anch’io della solitudine, del non sapere cosa sarà di me. Ma cerco di farmi coraggio e voglio fartene anche a te, che ne hai avuto già molto e che dalla tua esperienza hai imparato moltissimo, soprattutto a non abbatterti e darti per vinta. Sai cosa mi è piaciuto molto di ciò che hai scritto?
    “Sono tanti 10 anni? Non se hai deciso in un certo punto della tua vita di passarci tutto il tempo che hai a disposizione. Non ho mai pensato di tornare o di andare via. 10 anni sono solo un inizio.” Sei ancora all’inizio, coraggio!
    Un abbraccio
    Giulia

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