Denk Mal! Pensa!

Il tedesco  mi piace (e questo lo avete  già  capito) perché  è  una lingua molto logica,  trasparente.  Questa trasparenza  e immediatezza  del significato  volte si perde nell’Italia,  specie se non si è  studiato latino o si giocava a scopone durante le ore in cui l’insegnante noi latino sarebbe dovuta stare in classe,  come è  successo a me.
Adoro la parola Denkmal,  monumento,  che divisa in due Denk mal è l’imperativo  pensa!
Una parola  non potrebbe  essere più  esplicativa  di questa per indicare  un oggetto  che dovrebbe  richiamare  qualcosa  alla memoria.  E in italiano?  È uguale,  solo che non ce ne accorgiamo.
Lutero  fu il primo ad usare la parola Denkmal come traduzione  del latino Monumentum ,  da monere,  ricordare.
Quindi anche l’italiano monumento ha lo stesso significato  di Denkmal.
Chi non conosce  la Germania  e i tedeschi e per ignoranza  e ottusità sostiene che il nazismo  e la seconda  guerra  mondiale  sia qui un tabù dovrebbe  venire a farsi  un giro a Berlino,  perché  è  vero  che i tedeschi  non ne parlano  volentieri  sorseggiando  una birra,  perché  si sentono  ancora  in colpa  e se ne vergognano,  ma non per questo  hanno  dimenticato e ad ogni angolo della città è  facile  scorgere un Denkmal che ti faccia  denken a cosa è successo.
I monumenti  più  numerosi  si dividono in tre gruppi: Stolpersteine,  Gedenktafeln  e Gedenkstätten.
Le Stolpersteine  sono un progetto  di un artista  berlinese,  Gunter Demnig e hanno la funzione  di ricordare le persone  che durante il nazionalsocialismo sono state perseguitate,  deportati,  uccise o istigate al suicidio.  Sono dei piccolo quadrati di 96×96 mm incastonate nei marciapiedi davanti  l’ingresso  di una casa dove abitava per l’ultima  volta la vittima  prima di essere  portata  via con la forza. L’intento dell’artista è quello di ridare un nome a quelle persone che diventarono solo un numero, di ridare loro dignità e riportarle li dove avevano vissuto: “man stolpert mit den Kopf und mit dem Herzen “, ci si inciampa con la testa e  con il cuore,  da qui il nome di “pietre di inciampo”.
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Nonostante il nobile scopo di queste pietre,  una parte della comunità  ebraica non è  d’accordo e rifiuta questo  progetto. Per alcuni è insopportabile il pensiero di leggere il nome degli ebrei  uccisi,  ancora una volta “calpestati”.  Alcune città appoggiano questo  pensiero  e si sono rifiutate di far porre le Stolpersteine,  per esempio Monaco.
Le Gedenktafeln tipiche di Berlino sono state progettate dal grafico Wieland Schütz per un bando di concorso indetto per festeggiare nel 1987 i 750 anni della  città. Lo scopo è quello di ricordare personalità e istituzioni che hanno avuto rilevante importanza non solo per la città,  ma anche oltre i confini  tedeschi.  Queste  tavole sono di porcellana bianca KPM e riportano una scritta in blu cobalto. Sono poste negli edifici dove ha abitato qualcuno di importante o dove si trovava precedentemente un’istituzione.  Non mancano ovviamente i riferimenti alla guerra.  Nella Gedenktafel a Dahlem,  dove viene ricordato Einstein che lavorò li nel 1914, è  scritto “dopo la presa di potere del nazionalsocialismo, 
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non tornò mai più in Germania da un viaggio negli Stati Uniti”.
Se camminate per strada guardate quindi per terra per vedere dove state inciampando col cuore,  ma guardate anche in alto per vedere se lì ha abitato qualcuno di importante.  Troverete le abitazioni dei fratelli Grimm,  di Robert Koch, Heinrich Mann,  Max Planck,  Kurt Weill e persino Mark Twain,  che tanto  detestava il tedesco.
Le Gedenkstätten sono pure tante,  io ve ne cito solo qualcuna.
“Das war ein Vorspiel nur,  dort wo man Bücher verbrennt,  verbrennt man am Ende auch Menschen”- lì dove si bruciano libri,  alla fine si brucieranno anche uomini. Sono le parole che Heinrich Heine mette in bocca ad Hassan nell’opera Almansor,  commentando il rogo del corano a Granada durante l’Inquisizione.  Queste parole sono incise a Bebelplatz dove ha avuto luogo il rogomdei libri il 10 maggio 1933.
Dove abitavo prima,  a Schöneweide,  si trova il Dokumentationszentrum NS-Zwangsarbeit, un centro di documentazione che ha come sede un vecchio campo di concentramento dove erano reclusi persone ai lavori forzati.  La particolarità è che la maggior parte dei prigionieri erano uomini e donne italiani. Le loro scritte sui muri sono ancora leggibili.
Vi ricordo ancora la Gedenkstätten a Bernauer Straße,  via tristemente famosa perché divisa in due dal muro.  La gente si buttava dalle finestre degli appartamenti per finire nel “lato migliore” della Germania.  Fin quando non iniziarono a murare le finestre partendo dai piani bassi,  e la gente era costretta a gettarsi da sempre più in alto.
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Berlino Ovest non era comunque del tutto libera,  era pur sempre circondata dalla DDR e quando per 13 mesi,  tra il 1948 e il 1949 i cittadini rimasero senza viveri,  furono i Rosinenbomber a gettare su quella metà di città pacchi con cibo. I Rosinenbomber decollavano dall’aeroporto di Tempelhof,  oggi ormai chiuso per scelta dei cittadini e sempre per loro scelta parco pubblico.  Li si trova il monumento al ponte aereo Luftbrückedenkmal che ricorda tutti i nomi dei piloti morti per sfamare Berlino ovest.
Potete trovare una lista delle varie Gedenkstätten sul sito http://www.visitberlin.de,  disponibile anche in italiano.  Oppure fate come me e girate la città in inciampando di continuo sulla storia,  con la testa e col cuore.

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2 pensieri su “Denk Mal! Pensa!

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