Mi basta un saluto, da lontano

Quando facciamo la valigia per andare via, in un posto lontano, non ci rendiamo conto che insieme ai vestiti e alla vita intera passata che proviamo a infilare con forza in un trolley, portiamo dentro anche un carico di solitudine. È un po’ come i santini di Padre Pio che mia mamma mi metteva sotto il materasso, me ne accorgevo solo quando lo sollevavo per cambiare le lenzuola. Ecco della solitudine ce ne accorgiamo solo quando apriamo la valigia a casa nuova, a migliaia di chilometri di distanza dai nostri cari.

È una cosa, la solitudine, che mi fa compagnia da quando sono qui, ogni tanto va a farsi un giro, va a sgranchirsi le gambe, poi peró ritorna sempre.

Chi é rimasto non riesce a capire cosa sia la solitudine per chi é andato via, ti dicono “ma conosci un sacco di gente”, come se conoscere della gente fosse sufficiente. Io non ho mai detto di essere sola, non é la presenza o l’assenza di persone a farmi sentire isolata, é la consapevolezza del non essere indispensabile, desiderata  o utile a nessuno che ti fa capire quanto in effetti si é soli.

Non é facile costruirsi dei legami di amicizia a 30 anni. Le nostre amicizie, quelle che in teoria rimangono per sempre, sono quelle nate da adolescenti, dietro i banchi di scuola, o all’universitá. Non sono nate per essere amicizie, si sono sviluppate col tempo, conoscendosi meglio e scoprendo sempre piú affinitá. A 30 anni non é facile. Chi mi conosce oggi non sa molto di me, non sa da dove vengo, cosa ho vissuto e come sono arrivata ad essere quella che sono. È ancora piú difficile se tutto ció avviene in un paese che non é il tuo, in una lingua che non é la tua.

Si conosce gente del proprio paese, ma non ci si puó costringersi, solo per via delle origini comuni, a trovarsi simpatici e mettersi in gioco per creare un forte legame. Si possono avere delle simpatie, pensare, ok qualche volte ci vediamo, ma cosí en passant, senza grosse pretese.

Gli amici, quelli conosciuti dietro i banchi di scuola o all’universitá, di contro conoscono solo un Io che non c’è piú, non sanno come vivo, cosa faccio e quindi anche loro sono lentamente (a volte nemmeno troppo lentamente) andati via.

Poi magari incontri qualcuno che potrebbe esserti potenzialmente amico, peró Berlino é cosí, é tutto lontano, tutto da organizzare con date e ore, incastrare gli appuntamenti affinché si possa prendere un caffé al volo insieme e io manco lo bevo il caffé, e quindi niente, mi passa la voglia.

Un anno dopo il mio arrivo a Lipsia ho aperto questo Blog per allontanare la solitudine, per raccontare ció che vivevo, provavo, perché se forse non lo avessi mai raccontato a nessuno, allora non sarebbe mai esistito realmente, perché non avevo nessuno con cui condivedere le mie esperienze se non attraverso la rete. Ho conosciuto cosí un sacco di gente, non solo virtualmente. Primo tra tutti (per importanza ma anche cronologicamente) é stato Zito.

All’inizio col blog era proprio divertente, ce ne erano di meno e La Repubblica li pubblicizzava sulla Homepage, ogni blogger riceveva una miriade di commenti, che mi facevano veramente sentire meno sola e ci si scambiava visite tra un blog e l’altro. Una volta, giuro, a Palermo ho incontrato un ragazzo che mi ha riconosciuta come “quella che ha il blog sulla Germania” e mi ha fatto un sacco di complimenti. Mi sono gongolata per 5 minuti.

Il fatto é che io oggi scrivo, e nessuno mi risponde. Capisco che a volte non c’è proprio nulla da dire sulle cazzate che scrivo, ma un “ciao sono passato/a di qui e volevo salutarti” non sarebbe mica male. Non diventeremo amici, ma almeno so di aver condiviso questo con qualcuno.

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18 pensieri su “Mi basta un saluto, da lontano

  1. Ehehe! Ho scoperto poco fa il tuo blog grazie ad Amiche di fuso…e come non lasciarti un messaggio qui?! Capisco molto quello che dici, sia sui vecchi amici di cui si perdono le tracce, sia sulla difficoltà di fare nuove conoscenze…eppure io mi sono trasferita semplicemente a Roma! Ho letto solo qualche post, ma mi ritrovo in molte cose che scrivi!

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  2. Sono una di quelle persone che colpevolmente legge tanto su internet ma commenta poco. Adesso poi sto girando il mondo dei blog degli italiani in Germania, e, complice anche la mia ignoranza sul mondo tedesco, scrivo ancora meno che altrove. Ma almeno due righe te le dovevo lasciare, dopo questo tuo post. Ti ho scoperto solo oggi quindi ho letto giusto una ventina di post, ma lasciatelo dire, il tuo blog è davvero bello, scritto bene e pieno di curiosità interessanti, spero che continuerai a scrivere regolarmente!

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  3. Mi ritrovo tantissimo in quanto hai scritto.
    Poi da “conterrone”, insomma da palermitano…
    Quello che posso dirti è che forse i miei 6 anni di terra teutonica mi hanno fatto forse dimenticare come si fa a fare amicizia, a 30 anni, come dici tu, non è facile, non lo è per niente.
    E quindi fai amicizia più con la solitudine che con la gente… soltanto che sarebbe meglio avere persone come amiche piuttosto che la solitudine!
    Io ho imparato a vivere aspettando di scendere a Palermo per rivedere tutte le persone care, vivo quasi di ricordi, sono un malinconico nato!
    Ma prima o poi qualche teteschen con animo italiano lo troverò!

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