Arrivo

Gli arrivi sono sempre curiosi. Curiosi di vedere emergere la terra dal mare; curiosi di vedere se anche stavolta atterriamo sulla pista e non andiamo a finire né sul mare né sulla montagna; curiosi di sentire gli odori dalla scaletta dell’aereo, chissá se riesco ancora a distinguerli tutti: mare, sale, sticchiole, sasizza arrustuta, abbronzante etc..; curiosa di sapere cosa succede se stavolta la valigia non arriva; se anche la mamma é lí fuori ad aspettarmi con papá.

Aperte le porta dell’aeroporto che rimarrá sempre Punta Raisi e che nessuno chiama con l’altro nome, la curiositá aumenta. Chissá cosa c’è di nuovo in cittá, quali cambiamenti. Un centro commerciale nuovo, fonte di nuovi ingorghi; locali chiusi che fanno largo a nuove o vecchie catene; nuovi cumuli di munnizza per strada e nuovi cartelloni pubblicitari. Li leggo tutti, come una bambina che ha appena imparato a leggere e legge qualsiasi cosa contenga consonanti e vocali. Curiosa di novitá.

Lungo il tragitto la curiositá e l’emozione vanno scemando, di novitá ce ne sono ben poche, tutto é uguale a sei mesi fa, a cinque anni fa. Anche l’interruttore della luce é sempre stato lí, dentro il bagno. Eppure io lo cerco sempre fuori, sul corridoio, come se per me esistesse ormai solo una realtá accettabile e giusta: quella berlinese. Allora per favore, lo spostate quell’interruttore delle luce?

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