träume

È strano come la parola Trauma ricordi molto il crucco Träume (sogni), che in genere rievoca qualcosa di bello, piacevole, forse un desiderio, mentre la parola italiana rievoca tutto il contrario: non un sogno, ma la triste e crudele realtá. E cosí ragionandoci su, oggi mi sono venuti in mente tutti i miei primordiali traumi, le piccole amare veritá che ho scoperto da bambina.

Uno dei primi credo sia stata la privazione del mio vasino rosso con l’albero con le mele. Credo di averlo contemplato ogni volta che avessi finito di usarlo, giusto per capire che rapporto ci fosse tra ció che che avevo inserito nel mio corpicino e quella cosa informe espulsa dallo stesso. Un giorno mamma decise che avrei dovuto usare il gabinetto come i grandi, e allora non c’era il sedile per il culetto dei piccoli che si adattasse su quello dei grandi, e quindi venivamo tutti irrimediabilmente risucchiati dal vortice che si apriva sotto il nostro sederino. Secondo trauma legato a questo evento fu lo scoprire che il “HO FINITO” non avrebbe piú fatto accorrere la mamma a pulirmi. Ogni tanto riprovo a usare le due paroline magiche “HO FINITOOOO” ma non rimane che l’eco nel lungo corridoio, nessuna mamma, nessuna risposta.

Proprio alla mamma é legato uno dei traumi piú profondi: lo scoprire che non solo non si chiamasse mamma, né tantomeno Netta, come tutti in famiglia la chiamavano, ma scoprire che avesse un cognome diverso dal mio. Come un’estranea, una persona che chissá per quale motivo viveva insieme a 3 Camarda.

Altri piccoli traumi si ripetevano poi quotidianamente a scuola, come altrove. Poiché mia mamma non volle che ai piccoli lobi di sua figlia vi fossero appesi dei pendenti sproporzionati per forma e dimensione, non avevo il buco alle orecchie, le quali rimanevano sempre ben in vista causa capelli cortissimi. Insomma venivo scambiata spesso per un maschietto. A 6 anni decisi di far crescere i capelli, da allora tagliati corti solo una volta, e di fare il buco alle orecchie. Fu dolorosissimo, ma ingoiai stoicamente tutto il dolore e tornai a casa con due piccoli fori.

L’ultimo trauma della mia infanzia segna anche l’inizio della pubertá, quando accade ció che non avresti mai voluto accadesse e invece eccolo qui: il ciclo mestruale. Iniziano le prime macchioline, non sei nemmeno uscita dal bagno che giá tutte le zie, nonne e commari, ti fanno gli auguri per essere diventata una “donna”. Da lí poi nascono altri traumi come il seno che si espande a dismisura.

Tutti questi traumi sono peró inevitabili, a me sono serviti per fortificarmi per prepararmi al subire il colpo, a permettere che, nonostante tutti questi e altri traumi, possa comunque continuare a träumen

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Un pensiero su “träume

  1. non faccio l’elenco dei traumi di cui mi ricordo, sono troppi!
    pero’ ce n’e’ uno che non ricordo ma di cui mi parla spesso mia madre.
    e’ stato quando mi ha tolto il ciuccio. mi ha detto che se l’era portato via un uccellino. da allora, per non so quanto tempo, mi svegliavo nel mezzo della notte e cominciavo a cantare a voce alta. che cercassi di richiamare l’uccellino per riportarmi il ciuccio???

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