AAA Camilla cercasi

Ho frequentato le scuole elementari in un istituto statale, con tanto di crocifisso alla parete e preghierina annessa ogni mattina prima delle lezioni. Il grembiulino era rigorosamente blu e col colletto bianco, e se qualcuno di noi se ne dimenticava, dell’uno o dell’altro, passava l’intera giornata dietro la lavagna. No, non ho frequentato la scuola alla Gestapo, ma a PaleMMo, e forse in effetti un pò di disciplina da insegnare ai bambini ci vuole. La classe era divisa in gruppi, alla sinistra dell’insegnante il gruppo dei “bravi” alla sua destra quello degli scarsoni. I due gruppi non entravano mai a contatto tra di loro e anzi si davano le spalle l’uno con l’altro. La maestra poi ci teneva a sottolineare l’appartenenza di ognuno al proprio gruppo, tessendo le lodi degli uni e mortificando, tarpando le ali agli altri.

Io per mia fortuna facevo parte del gruppo dei “bravi”. Ai tempi ero contenta della mia condizione, oggi mi rendo conto di quanto fosse in realtà meschino tale comportamento.

Nonostante fossi tra i privilegiati della classe, come tutti gli altri dovevo subire spesso una particolare punizione, quella del sequestro, non di persona, ma di bambole e affini. Era infatti assolutamente proibito portare giochi di ogni specie a scuola. E io ho sempre seguito tale regola. Ricordo però di alcune gommine profumate di Snoopy e di una minuscola Camilla che entrava nel palmo della mano. Non ricordo il motivo, se in effetti ci stessi giocando o meno, ma la maestra mi tolse i miei preziosi promettendo che me li avrebbe restituiti non alla fine della lezione, ma alla fine dell’anno scolastico. Capite bene che se il sequestro fosse avvenuto a maggio, vabbè avrei dovuto aspettare solo un mesetto, ma se fosse avvenuto all’inizio dell’anno, bhè allora erano cazzi. E chi glielo andava a dire a mamma che non avevo più i giochi che mi aveva comprato?

Tutti gli oggetti sequestrati venivano custoditi sotto chiave all’interno di un armadio che si trovava nella nostra aula alle spalle della maestra. Solo a lei ne era permesso l’accesso. Ovviamente poi alla fine dell’anno, tra i regali che gli facevano le nostre mamme (non ne ho mai capito il motivo), ricordo perfino una collana di perle, e i fiori ricevuti si dimenticava di rendere liberi i nostri giocattoli. La teoria più fondata è che i nostri averi passassero automaticamente sotto la proprietà della figlia della maestra, e che si divertisse alle nostre spalle.

Ora la maestra (pace all’anima sua) non c’é  più. Spero che gli “scarsoni” l’abbiano presto dimenticata e che non si siano lasciati scoraggiare dalle sue chiacchiere e i suoi rimproveri. Io però non ho dimenticato e non riesco a dimenticare le mie gommine e la mia Camilla. E mi sorge il dubbio che in realtà non le abbia mai date alla figlia per giocarci, ma che le abbia realmente dimenticate nell’armadio. Se esistesse un aldilà, se lei mi potesse ascoltare le chiederei “‘ndo cazzo hai messo le chiavi che chiudevano la serratura dell’armadio?”

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4 pensieri su “AAA Camilla cercasi

  1. e io che pensavo succedesse solo dalle suore!
    anch’io sempre col grembiulino azzurro. ogni santo giorno lo indossavo.
    mi sono dimenticata una sola volta e mi sono beccata un rimprovero megagalattico piu’ nota sul registro!
    poi non ti dico tutta la serie di giochi sequestrati! soprattuto una delle suore ce l’aveva a morte con i puffi!!! neanche le figurine ci potevamo scambiare!!!
    la divisione pero’ da noi non era in classe tra bravi e meno bravi, bensi’ avveniva durante la ricreazione quando ai bambini veniva proibito di giocare con le bambine.
    sono veramente contenta di non essere piu’ alle elementari!

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  2. Pingback: Kataweb.it - Blog - Giulietta » Blog Archive » quando c’erano Stalingrado e Leningrado

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