siciliano, lingua nazionale

Per carità, lo sapevo, già quando ero dietro i banchi di scuola e quella capra cercava di insegnarci la letteratura, mentre noi giocavamo a carte, già allora lo sapevo. Ma ogni volta che ci penso, che mi soffermo un attimo a rifletterci mi viene una rabbia!

La mia lettura attuale è un manuale di linguistica italiana, e non per studio, ma per diletto. Arrivata alla nascita e diffusione del volgare, ho provato inizialmente una sensazione di orgoglio e di..incazzatura subito dopo.

“Palermo: in Sicilia all’inizio del XIII secolo nasce la prima vera scuola poetica in volgare, la raffinata Scuola poetica siciliana (…)

Firenze: La produzione della scuola poetica siciliana è ripresa e imitata in Toscana (…) i componimenti dei poeti siciliani sono copiati da copisti fiorentini, che danno una patina di fiorentinità al testo (…)”

Il resto è noto. Dante diffuse in tutto il territorio, il fiorentino, grazie alla Commedia.

Pensare che oggi tutti gli italiani potrebbero “biviri ‘azzusa” anzicchè bere la “hoha hola con la hannuccia” .

Che rabbia…

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31 pensieri su “siciliano, lingua nazionale

  1. beh, dai, i dialetti – di qualunque parte d’Italia siano – sono per loro stessa natura volgarucci; ciò non toglie che saper parlare bene un dialetto è pari a conoscere un’altra lingua. inoltre, alcuni sono piacevoli o perchè musicali o buffi o armoniosi.

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  2. il mio professore di fisica ci spiegava la sua materia in agrigentino! già ch io non capivo molto di fisica….se mi parli del moto delle cose “‘ca firrianu” poi….cmq il dialetto va rivalutato (fisica a parte)

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  3. Cristina, non sono d’accordo sulla volgarità dei dialetti. Credo piuttosto che, dato che sono le persone meno colte a parlarlo, associamo il dialetto a volgarità. Ma dipende da come lo parli. A casa mia si parla in dialetto e non mi dispiace affatto, matrovo ridicolo che molti miei coetanei non ne conoscano neanche una parola, e mi criticano se ogni tanto dico qualche frase in quella che è la nostra lingua originaria. Del resto era anche lingua letteraria colta…

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  4. ecco un esempio di Meli, di siciliano come lingua poetica:
    Dimmi, dimmi, apuzza nica,
    unni vai cussì matinu?
    Nun c’è cima, chi arrussica,
    di lu munti a nui vicinu;

    trema ancora, ancora luci
    la ruggiada ‘ntra li prati;
    dun’accura nun ti arruci
    l’ali d’oru delicati.

    Li ciuriddi, durmigghiusi
    ‘ntra li virdi soi buttuni,
    stannu ancora stritti e chiusi
    cu li testi a pinnuluni.

    Ma l’aluzza s’affatica!
    Ma tu voli e fai caminu.
    Dimmi, dimmi, apuzza nica,
    unni vai cussì matinu?

    Cerchi meli? e s’iddu è chissu,
    chiudi l’ali e ‘un ti straccari;
    ti lu ‘nzignu un locu fissu,
    unni ài sempri chi sucari:

    lu canusci lu miu amuri,
    Nici mia di l’occhi beddi?
    ‘Ntra ddi labbri c’è un sapuri
    na ducizza chi mai speddi;

    ‘ntra lu labbru culuritu
    di lu caru amatu beni
    c’è lu meli chiù squisitu:
    suca, sucalu, ca veni.

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  5. non sono d’accordo con cristina. volgare è il modo di parlare non la lingua o il dialetto cui cui si parla. i dialetti in genere sono piu coloriti ma non per forza volgari,. sono espressioni si colorite ma che era e sono diventate di uso comune distaccandosi a volte dal loro significato letterale

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  6. ragazzi, il mio volgaruccio, riferito ai dialetti è nel senso di “burinotto”, “paesanotto”, non in quello di sguaiato nè di indecente. ho anche detto che conoscere un dialetto è una marcia in più, e Voi Vi impermalosite?!?
    ascoltar parlare qualcuno in dialetto mi affascina & diverte, ma non lo trovo elegante.

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  7. ciascuna lingua ha la sua dignità ed è l’espressione più immediata della cultura di un popolo.E’ arbitrario distinguere fra lingua e dialetto. Ogni lingua viene arricchita se parlata, e usata dalle classi colte. Se pensiamo che il dialetto è “volgare” allora esso è destinato a morire, ovvero viene uccisa la cultura del popolo che lo parla. Giulia parla del suo professore di fisica; io che sono professore di matematica, ho sempre parlato in siciliano in classe. Io parlo sempre in siciliano.La poesia che citi è bellissima; a Giovanni Meli è fra l’altro intitolato un liceo classico do Palermo.

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  8. Che rabbia!!! è vero ma la mia rabbia è diversa. E’ da Siciliano, ma anche da Italiano, un italiano che sente di perdere la propria identità. L’identità non è la Lega e nemmeno il Campanile (oggi si dovrebbe dire il condominio). L’identità è essere quello che si è e non quello che si deve apparire. NON DISPERDIAMO IL NOSTRO PATRIMONIO!!!!!

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  9. vero è! “Putissimo viviri gazzusa”!
    un semo d’accordu mancu niatri.
    A proposito sollecito un tema di dibattito molto attuale nella ricerca linguistica. Esiste il tempo futuro nel Siciliano?

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  10. Ebbene sì!!! Stuadiando le origini del Dolce Stilnovo, a scuola, si fa riferimento alla Scuola poetica siciliana…dalla quale prende le basi quella fiorentina, ma per la quale non se ne fa un dovuto approfondimento.
    Pensa un pò…invece di dire “bere la hoha hoha hon la hannuccia horta horta” avrebbero potuto dire i non isolani “viviri à azzusa frisca frisca avanzi u mari” tutta un’altra poetica!

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  11. il futuro non esiste nel siciliano..forse deriva dall’arabo, dove tutto è nelle mani di Dio (Allah) e quindi solo lui può decidere il nostro futuro.
    Usiamo pertanto il presenta, ma s eparliamo del futuro diciamo “se Dio vuole”…

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  12. Badate che il siciliano letterario della Scuola Siciliana non è il vernacolo siciliano, bensì una lingua ripresa sul modello del fiorentino. Comunque la chiamiamo, sempre italiano è! A sciogliere ogni dubbio, nelle antologie poetiche federiciane troverete anche composizioni nella lingua del popolo siciliano, cioé l’attuale dialetto.

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  13. Ciao,

    sto studiando questi argomenti proprio in questo periodo (faccio lettere all’università).

    Il primato del toscano trecentesco non è casuale. E’ vero tutto quello che hai detto ma devi anche calcolare che Firenze dal 300 comincia ad essere una città dal mercato fiorente, dai commerci sviluppati e dalla classe mercantile potentissima. Alla fine è stato questo il vero motore di diffusione del volgare fiorentino (dal quale proviene l’italiano)… come sempre è l’economia a muovere tutto! sigh!

    Devi inoltre considerare le caratteristiche di “medietà” del fiorentino e del toscano rispetto agli altri dialetti (e infatti i dialetti toscani formano un gruppo a sè), e la loro maggiore vicinanza al latino.

    Saluti!

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  14. non furono solo i motivi economici ne tanto meno l’assonanza col latino, o non solo quelli. La scuola siciliana fu una scuola poetica, ma non formata da accademici. Fu però ripreso da Dante, il quale ne fece il modello del volgare illustre toscano da lui sviluppato e trattato nel De vulgari eloquentia. Meno forte dunque nei contenuti, la poesia lirica dei Siciliani (come li chiamava Dante) presenta dunque un linguaggio sovraregionale, qualitativamente e quantitativamente ricco rispetto ai dialetti locali, data anche la sua capacità di coniare parole nuove e assimilare vari apporti dialettali, dai dialetti italiani e francesi. nel 1266, con la morte di Manfredi, la scuola siciliana cessa di esistere. per la fama che aveva già ricevuto in tutta Italia e all’interesse dei poeti toscani, tale tradizione venne ripresa, ma con risultati minori, da Guittone d’Arezzo e i suoi discepoli, con cui fondò la cosiddetta scuola neo-siciliana. ma ormai, i poeti toscani lavoravano già su manoscritti toscani o in toscano e non più in siciliano; i copisti locali consegnarono alla tradizione il corpus della Scuola Siciliana, ma per rendere i testi più “leggibili” apportarono modifiche destinate a pesare sulla tradizione successiva e quindi sul modo in cui venne percepita la tradizione “isolana”. Non solo vennero toscanizzate certe parole più aderenti al latino nel testo originale , ma per esigenze fonetiche il vocalismo siciliano fu adattato a quello del volgare toscano

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  15. Il siciliano lingua nazionale? Bello! Potremmo “addumannari gazzusa” e non hoca hola! Certo! Ma ancor più bello perchè era una lingua moderna raffinata, una lingua colta. Ma la storia (e qualche papa) decisero diversamente. E come era nata la raffinatissima lingua d’oc in Provenza, figlia di un popolo e di una cultura splendidi, ma furono entrambi sconfitti e massacrati da una “crociata”, quella contro gli albigesi, alla stessa identica maniera qualcuno (il papa) brigò affinchè quanto era stato costruito da Federico II andasse perduto per sempre (e i cristianissimi angioini fecero decapitare sulla pubblica piazza come un volgare malfattore il giovinetto Corradino, l’ultimo rampollo ed erede del grande re di Palermo).

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  16. La storia prosegue per ‘azzi suoi, e non secondo i nostri abbrivi, se il siciliano fosse stato forte quanto il toscano saremmo tutti siciliani, e invece siamo tutti più o meno bastardamente italiani.
    daihel

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  17. A volte ho pensato che se fosse nato un Dante in Sicilia…!
    Complimenti per questo post ca mi sta piacennu assà e pi la puisia di Meli. Il libro che stai leggendo è di Ruffino? Credo che il dialetto vada tramandato, preservato e rivalutato, io ad esempio ho iniziato la mia attività da poeta pubblicando il mio primo libro di poesie KORI (in dialetto siciliano) è stata una cosa un pò rischiosa perchè era un genere di nicchia nella nicchia ma alla fine sono riuscito nel mio intento: buone vendite e premio Buttitta (altro grande poeta siciliano dialettale , tradotto in tutto il mondo e che vinse il Premio Viareggio). Sulla questione della volgarità, purtoppo il tempo , il trascorrere dei secoli ha fatto la sua parte ed oggi molti parlanti dialettali sono di bassa cultura, ma loro stessi sono da preservare come parlanti poichè c’è una contaminazione di dialetto “italianizzato” o italiano “dialettizzato” che per il siciliano ad esempio non racchiude nei parlanti vere e proprie parole dialettali.
    Ad esempio si dovrebbe dire burcetta (dialetto), non furchetta (dialetto italiazizzato).
    Ultima cosa importantissima: anche allo stato attuale il Siciliano rimane una lingua vera e propria poichè possiamo considerare come suoi dialetti le varie parlate che cambiano da provincia a provincia e addirittura da comune a comune.
    Gero
    P.S Ho sognato Rimbaud, un sogno forse profetico? Venite a dare un vostro parere sul mio blog!

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  18. «De i crivellati (per modo di dire) vulgari d’Italia, facendo comparatione tra quelli, che nel crivello sono rimasi, rievemente scegliamo il più honorevole di essi. E primamente examiniamo lo ingegno circa il Siciliano, perciò, che pare, che il volgare Siciliano habbia assunto la fama sopra li altri; conciò sia, che tutti i poemi che fanno li Italiani, si chiamino in Siciliano; e conciò sia, che troviamo molti dottori di costà haver gravemente cantato; come in quelle canzoni, Anchor che l’aigua per lo foco lassi, et, Amor, che lungamente m’hai menato.»
    (Dante, De vulgari eloquentia, Cap XII)

    L’unesco considera da tempo il siciliano una lingua e non un dialetto.
    perche ricco di dialetti dentro il dialetto e perche ha una forma scritta precisa

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