Un asilo (nido) per tutti

Da circa un mese ho una lezione privata a scuola, cioè solo per una persona. Lei si chiama Anne, ed è bravissima. Io devo fare ben poco, per lo più parliamo di temi di attualità per darle la possibilità di parlare il più possibile in italiano.

E’ disoccupata, nonostante sia laureata e abbia già molte esperienze lavorative presso varie case editrici. L’uffcio di collocamento paga a tutti i disoccupati dei corsi di lingua, per lo più di inglese, per migliorare le loro possibilità nel mondo lavorativo.

Lei è laureata in arte e ha pensato di migliorare il suo, già ottimo, italiano.

Oggi il tema da me scelto era appunto il mondo lavorativo in Italia e le differenze che ancora esistono tra uomini e donne. L’argomento era tratto da articoli di giornale. In questi si leggeva che tra i part-timer ci sono più donne che uomini e che i posti di maggior rilievo sono sempre occupati da uomini.

Ho chiesto ad Anne quale fosse il motivo di ciò e ovviamente lei pensa che siamo noi donne ad occuparci dei figli e della casa e quindi noi non possiamo dedicare molto tempo al lavoro.

Ho chiesto se secondo lei esiste una soluzione a ciò. Difficile da esprimere nella propria lingua, figuriamoci in una lingua straniera. A me invece la soluzione è sembrata semplice, semplicissima e da sempre mi sono chiesta :"possibile che non ci abbia mai pensato nessuno?" La soluzione sarebbe dotare ogni azienda, o ufficio di un asilo per i figli dei dipendenti. Sarebbe sicuramente costoso, ma non costa anche il riposo che spetta per la maternità? Non si migliorerebbe comunque la società?

Anne mi ha guardata e mi ha detto: "Era l’unica cosa buona della DDR, ogni azienda aveva un asilo, era un diritto di tutti".

E penso a quelle donne che rimangono in casa perchè madri o a coloro che lavorano solo per pagare il nido ai figli.

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9 pensieri su “Un asilo (nido) per tutti

  1. già, se vai in un centro commerciale l’asilo lo trovi, (quando vogliono che tu … spenda soldi);
    se non è all’interno di un’azienda potrebbe nascere dal consorzio di un gruppo di esse,
    la domanda che mi nasce spontanea è … ma siamo sicuri che anche questa non sia una scelta di mercato?

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  2. Sandro, mi sta anche bene ció che dici tu, cioé che per le piccole aziende potrebbe essere gravoso, ma per esempio negli uffici pubblici??? Neanche lo stato, il comune ti assicurano la paritá. E se non c´é paritá, non c´é democrazia.
    Senza contare i nuovi posti di lavoro che si creerebbero…

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  3. se i figli sono visti come elemento di crescita positiva per li Stato, ma elemento critico per l’organizzazione aziendale privata (nel pubblico sono più protette) , è ovvio che chi rimane stritolato in mezzo questa incoerenza sono le donne che fanno figli. Per le donne già una potenziale maternità è un handicap all’assunzione (indagano nei colloqui preassunzione se per caso vuoi averne, la 30enne sposata ancora senza figli è un pericolo per l’azienda), quando poi ne hanno uno devono impazzire a trovare nidi carissimi che chiudono alle 16, e versarvi mezzo stipendio, ma il peggio è che se il bambino si ammala, e si ammala ovviamente, è naturale, raffreddore, morbillo, varicella, all’asilo non lo tengono e non se non hai nonni devi rimanere a casa,e in azienda sei fuori. In compenso poi le stesse donne sono sbeffeggiate nelle inchieste giornalistiche dove sono descrittte come egoiste viziate colpevoli del calo delle nascite.

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  4. poi, parliamoci chiaro, finchè ai vertici politici e amministrativi ci sono prevalentemente uomini, l’ultima cosa a cui pensano è il problema dei bambini, nidi, ecc., da secoli ci pensa la moglie…quanto alla parità, lavoro in una grande organizzazione pubblica, fare carriera è difficile per tutti, i posti stanno diminuendo, per quale bontà d’animo o astratto principio di parità gli uomini dovrebbero cedere qualche posto alle donne, diminuendo quelli a loro disposizione? i diritti si conquistano, non sono concessi. Per questo sono favorevole alle quote rosa, metà dei posti alle donne. Qualcuna dice: no, perchè ce lo rinfacceranno per sempre. Io dico: e chissenefrega, intanto il posto lo ho preso, da li svilupperò relazioni e competenze.

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  5. Beh, le piccole aziende potrebbero “consorziarsi”. Il caso che in genere siano tutte nello stesso quartiere e a volte nello stesso stabile potrebbe essere sfruttato per dividere l’impegno economico. Che dire o sono un genio dell’economia del lavoro o viviamo in un paese di mer@a. Facciamo tutt’e due?

    La lima

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